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Commenti Danteschi[29-1-2000]Alla ripresa delle attività ringrazio tutti coloro che mi hanno mandato auguri personali. ES La casa editrice LEXIS annuncia: I COMMENTI DANTESCHI DEI SECOLI XIV, XV e XVI a cura di Paolo Procaccioli In ununica banca dati testuale tutti i commenti antichi alla Commedia, da Jacopo Alighieri a Castelvetro e Tasso, interrogabili sia per forme sia per luoghi. In aggiunta, lintero corpus delle opere latine e volgari di Dante. I trenta commenti raccolti recuperano tutte le esegesi sistematiche realizzate tra il XIV e il XVI secolo. Nei casi di Landino e Vellutello si tratta della prima edizione dopo il Cinquecento. Per la prima volta su un unico supporto, sono raccolti e resi disponibili alla lettura - e allinterrogazione comparata - testi che costituiscono un patrimonio di sapienza storica, dottrinaria e civile, oltreché critico letteraria. Il corpus che ne risulta contempla chiose private, letture pubbliche e voci saggistiche, che disegnano nella successione delle forme e dei registri levoluzione di un genere, quello del commento, di assoluta centralità nella civiltà letteraria del tardo Medioevo e del Rinascimento Prezzo licenza mono-utente: £ 1.200.000 + IVA. Prezzo licenza multi-utente scaricabile su HD: £ 1.800.000 + IVA Per informazioni: Internet: http://www.lexis.it mailto:lexis@mclink.it LAUTORE Paolo Procaccioli Ricercatore presso lUniversità degli Studi della Tuscia, ha studiato la tradizione esegetica dantesca (Filologia ed esegesi dantesca nel Quattrocento, Olschki, Firenze 1989) e momenti della letteratura rinascimentale, curando edizioni di Aretino, Dani, Lando. PRESENTAZIONE La centralità e l'esemplarità della Commedia nella tradizione italiana e occidentale è acquisizione ormai definitiva. Come pure è fuori discussione la consapevolezza che nel confronto coll'autore e colla sua opera ogni stagione, nessuna esclusa, ha messo a fuoco aspetti nevralgici delle proprie scelte di lingua, di stile, di poetica. Pure il rapporto che la nostra cultura ha intrattenuto nei secoli con Dante sembra essere stato segnato da un che di schizoide. Se è vero che ha acquisito precocemente le ragioni della sua grandezza, è non meno vero che risulta colpevolmente in ritardo nella messa a frutto del materiale esegetico che si è sedimentato sui codici e sulle stampe proprio di quel passato che ha dialogato a lungo e con passione con la Commedia. Del resto che Dante abbia stimolato più a un confronto diretto che a una storicizzazione della sua parola, è riprova lo sbilanciamento totale degli studi a tutto svantaggio della storia dell'esegesi. Tanto che ancora alla fine del secolo scorso Carducci doveva condannare la «novissima presunzione che Dante siasi divinamente rivelato a solo il secolo diciannovesimo» [Della varia fortuna di Dante, in Opere, X, 260]. Quei testi risultano così riproposti con una lentezza sconcertante, salvo una fiammata ottocentesca, peraltro in più di un caso viziata di campanilismo. Quasi che a dar conto degli esiti precedenti, e di quelli più antichi e autorevoli in particolare, si incorresse in una qualche distrazione dall'impresa primaria. Salvo poche lodevoli eccezioni, il grosso dei lettori, accademici compresi, è sembrato muoversi a suo agio senza quei sussidi; sentiti evidentemente più come intralci che come viatici. Per cui nel tempo l'urgenza del confronto ravvicinato ha indotto a privilegiare letture fortemente schiacciate sulla contemporaneità. Va dunque preso atto del fatto che la presenza relativamente scarsa di quelle opere ha indotto alla sottoutilizzazione di un patrimonio abbondante di sapienza storica e dottrinaria, oltreché linguistica e critico letteraria; un approdo spesso esemplare per profondità critica, in cui possono degnamente rispecchiarsi più d'una stagione culturale (quelle di Boccaccio e Benvenuto per esempio, o quella di Landino). Un patrimonio accumulato da parte di lettori appassionati e in molti casi acuti, che per di più godevano del privilegio della prossimità cronologica e ideale, quando non addirittura familiare, a Dante. Commenti che possono rappresentare a tutti gli effetti la patristica del culto dantesco. Ora questa tradizione a tutt'oggi è dispersa, quando, e per lacerti non secondari, ancora inedita o affidata a incunaboli e cinquecentine. Ancorché auspicata da sempre, di fatto manca ancora, per restare nella metafora, una Patrologia dantesca. Ma i tempi, gli ultimi tempi, sembrano ormai maturi per l'impresa. Gli sforzi critici di Francesco Mazzoni e della sua scuola prima, la ricostruzione storiografica di Aldo Vallone, le iniziative editoriali di Vincenzo Cioffari, Saverio Bellomo e Luca Carlo Rossi poi, coll'imponente data base in corso di allestimento all'interno del «Dartmouth Dante Project» diretto da Robert Hollander, hanno dato nuova vitalità a questa tradizione, che col «Censimento e edizione dei commenti danteschi» promossi dal Centro Pio Rajna si avvia finalmente alla sua naturale conclusione, l'edizione critica di tutti i commenti antichi e dei più rappresentativi dei moderni. Per la verità un Migne era stato vagheggiato. E quando meno era dato aspettarselo, nel Seicento. Accadde a Firenze, con Francesco Cionacci, che auspicava un'edizione della Commedia in cento tomi «in ciascheduno de' quali fosse posto interamente e da per sé il Canto suo ridotto alla vera lezzioneÊ; e susseguentemente il Comento intero, fatto sopra di esso da qualunque espositore, o sia per modo d'esplicazione, o per modo desposizione, o per modo di lettura, o per modo dannotazione e chiosa. E tali espositori starebbe molto ben fatto ordinargli secondo i tempi, che vissero o fecero il Comento» [Firenze, Bibl. Nazionale Centrale, ms. II IV 273 (già Magl. cl. VII, n. 919, c. 84r)]. Qui non si danno naturalmente i cento tomi, ma tutti i commenti antichi sì. Le trentatré letture proposte recuperano infatti (e nei casi di Landino e Vellutello lo fanno per la prima volta dal Cinquecento) tutte le occasioni esegetiche avviate con una qualche sistematicità tra il XIV e il XVI secolo. Con ciò (pro)ponendosi come antidoto contro l'amnesia e insieme contro la miopia, due pratiche non infrequenti nella lectura Dantis. Al tempo stesso, rendendo finalmente possibile la lettura progressiva di testi che presuppongono il dialogo costante, quantunque talora polemico e non sempre dichiarato, coi predecessori, e dando modo di cogliere sia il rifluire massiccio delle acquisizioni trecentesche, sia gli incrementi e le semplificazioni - esse pure non meno significative - delle età a venire. Il corpus che ne risulta contempla chiose private, occasioni di lettura pubblica - scolastica e civile -, voci saggistiche, disegnando nella successione degli assetti, dei registri, delle priorità (teologiche, storiche, retorico-linguistiche), l'evoluzione di un genere, quello appunto del commento, che fra l'altro è in se stesso una forma di assoluta centralità nella civiltà letteraria del tardo medioevo e del rinascimento. 1. I criteri di allestimento e di lettura Negli anni che vanno dal XIV al XVI secolo la pratica esegetica applicata ai testi volgari conosce uno sviluppo continuo e prestigioso, segnato dall'urgenza di coniugare con il presente i grandi momenti della tradizione. L'annotazione delle opere di riferimento degli studi teologico-scritturali, e, modellata su quelle, l'esegesi delle opere dottrinarie, scientifiche, letterarie, affina metodi e consolida prassi che saranno messi in discussione solo nel pieno Cinquecento, coll'avvento dei nuovi modelli testuali frutto di una diversa gerarchizzazione del sapere e delle rivoluzioni linguistica, didattica, tipografica. L'escursione delle realizzazioni è comunque ampia, compresa tra la puntualità e la sporadicità delle chiose marginali e l'onnicomprensività di discorsi che si svolgono parallelamente al canto stesso. Ora l'uniformità di base richiesta dalla consultazione elettronica di testi tanto eterogenei non sarebbe stata possibile senza operare interventi in grado di garantire la distribuzione del materiale secondo un impianto fisso, una griglia di riferimento ideale. Al tempo stesso non è sembrato corretto intervenire direttamente sui testi, che proprio nell'alternanza delle rispettive impostazioni offrono un ulteriore contributo alla loro storicizzazione. La soluzione più lineare è risultata la partizione dei testi nei blocchi minimali, per lo più rappresentati dalle terzine. Per cui richiamando un verso apparirà la sezione di commento che lo contiene. Tenendo comunque presente che la lettura della chiosa può risultare talora poco illuminante, o addirittura fuorviante, se non si domina il sistema esegetico del singolo interprete. Tale sistema risulta di per sé dalla lettura per esteso di ogni testo. Qui comunque, nella rapidissima scheda dedicata a ogni commento, se ne anticiperà un'illustrazione sintetica. Editore e curatore sono pienamente consapevoli che questa edizione elettronica non risolve i problemi filologici dei singoli testi; talora, come nel caso delle redazioni plurime inedite, neanche quello dell'offerta testuale. Il corpus rispecchia inevitabilmente la successione difforme delle soluzioni editoriali, e impone un'interrogazione non univoca, attenta anzi, oltreché all'alternanza latino-volgare, all'oscillazione delle grafie. Ciò non toglie che il suo obiettivo primario, e cioè il recupero unitario e la messa a disposizione degli studiosi di un patrimonio critico finora fruito - quando pure possibile - con grande dispendio di energie, si possa considerare raggiunto. Con in più l'illusione di poter contribuire a sollecitare l'attenzione per testi molti dei quali notoriamente meritevoli - oltreché bisognosi - di cure filologiche e approfondimenti critici. Per garantire luniformità dellinterrogazione, lintero corpus testuale è stato così normalizzato: - j in i - ç in z - tutte le vocali con accento acuto sono state rese con accento grave. Le parti di testo in greco sono visualizzabili secondo la grafia originale, ma non interrogabili. Tutte le immagini presenti nei testi di riferimento sono state acquisite nella banca dati testuale e sono visibili ad locum. Il corpus Iacopo Alighieri (Firenze a. 1300 - ivi 1348?): figlio di Dante. Dopo un sommario in terzine della Commedia (Divisione o Capitolo, dedicato a Guido da Polenta), intorno al 1322 inaugurò la pratica esegetica sul poema paterno con le Chiose volgari all'Inferno. L'annotazione, non sistematica, privilegia la lettura allegorica. La prima chiosa del canto ha spesso funzione di introduzione al canto stesso. [Chiose all'"Inferno", a c. di Saverio Bellomo, Padova, Antenore, 1990]. Graziolo de' Bambaglioli (Bologna 1291 - Napoli a. 1343): notaio, cancelliere del comune di Bologna, redasse (1324) un commento latino all'Inferno caratterizzato dall'attenzione ai valori della poesia e della dottrina. Evidente l'intento apologetico. [Commento all'"Inferno" di Dante, a c. di Luca Carlo Rossi, Pisa, Scuola Normale Superiore, 1998]. Iacopo della Lana (Bologna secc. XIII-XIV): letterato prossimo allo Studio, tra il 1324 e il 1328 si impegnò nel primo commento integrale alla Commedia. L'annotazione, in volgare, è condotta secondo l'habitus mentale e professionale del teologo, e procede allegando autorità filosofiche, scritturali, patristiche. La chiosa è bipartita, e presenta prima la trattazione di questioni generali, relative al canto e ai suoi temi, poi l'«esposizione del testo», cioè l'esplicazione letterale. Per la seconda è possibile dare un rinvio puntuale, mentre la prima va recuperata e percorsa nella sua interezza. [Comedia di Dante degli Allagherii col commento di Jacopo di Giovanni dalla Lana bolognese, a c. di Luciano Scarabelli, Milano, Civelli, 1864-1865]. Guido da Pisa (Pisa, secc. XIII-XIV): carmelitano; affrontò la prima cantica con una Declaratio volgare in terzine (1328) e un'Expositio latina (ca. 1333-43), ambedue dedicate a Lucano Spinola. Nel commento a ogni canto si succedono «deductio textus de vulgari in latinum», «expositio lictere», «comparationes», «notabilia». [Expositiones et Glose super Comediam Dantis or Commentary on Dantes Inferno, Edited with Notes and an Introduction by Vincenzo Cioffari, Boston University President, The Dante Society of America, 1967-1973, Albany (New York), State University of New York Press, 1974]. Ottimo commento: commento volgare alle tre cantiche, così detto per i pregi di lingua riconosciutigli nel 1612 dalla Crusca, è ora attribuito al notaio Andrea Lancia (Firenze ca. 1280 - ca. 1360). Noto in tre redazioni (la prima, la sola edita, è datata congetturalmente al biennio 1333-1334; l'ultima è riconducibile agli anni 1337-43), si segnala anche per la discussione delle interpretazioni precedenti. [L'Ottimo commento della Divina Commedia. Testo inedito d'un contemporaneo di Dante, a c. di Alessandro Torri, Pisa, Capurro, 1827-1829 (I red., secondo il ms. Laurenziano XL 19); rist. anast., con prefazione di Francesco Mazzoni, Bologna, Forni, 1995]. Chiose latine anonime: sotto questa etichetta V.Cioffari ha unificato per la prima cantica le due serie di chiose latine che Bruno Sandkühler (1967) aveva ascritto all'Anonimo Lombardo e all'Anonimo Teologo. Per l'Inferno si distinguerà quindi tra la «short form», coincidente col primo Anonimo (e qui siglata SF/AL), condotta prevalentemente sulla base del ms. München, Bayerische Staatsbibl. 48, e la «expanded form» del secondo (= LF/AT), tradita dal ms. London, British Library, Egerton 943. Per il Purgatorio il testo base è l'Egerton 943 (talora integrato da Luiso [= Chiose di Dante le quali fece el figliolo di Dante con le sue mani, Firenze, Carnesecchi, 1904]). Le chiose al Paradiso (peraltro incomplete; l'ultima è a XI 68) sono tramandate solo dall'Egerton 943. [Vincenzo Cioffari, Anonymous Latin Commentary on Dante's Commedia. Reconstructed Text, Spoleto, Centro Italiano di Studi sull'Alto Medioevo, 1989; il cui utilizzo è da integrare colle osservazioni filologiche prodotte nella recensione di Gian Carlo Alessio, «Medioevo Romanzo», XVII, 1992, pp. 296-303]. Chiose Selmi: chiose volgari all'Inferno, così dette dal curatore della prima edizione moderna, F. Selmi (1865). Quel testo, allestito sulla base dei mss. Laurenziano 40 46 e Magliabechiano VII 1028, è stato superato dall'edizione Avalle, qui riportata, che segue la versione più ampia attestata dal ms. Marciano It. cl. IX CLXXIX. [Le antiche chiose anonime all'Inferno di Dante secondo il testo Marciano (Ital. Cl. IX, Cod. 179), a c. di Giuseppe Avalle, Città di Castello, Lapi, 1900]. Pietro Alighieri (Firenze a. 1300 - Treviso 1364): giudice; affrontò il poema paterno con un Comentarium latino (ne sono note tre redazioni: 1340-42, 1350-55, 1358 ca.) che si segnala per la pienezza dell'approccio (dottrinario e poetico) e per il tentativo di riaffermare la genuinità del pensiero e del sentire paterni. La chiosa ha uno svolgimento piuttosto libero, interessata com'è più alle tematiche e alla giustificazione delle soluzioni dantesche che al dettato del singolo canto. Quando è organizzata esplicitamente in «partes generales» (da due a quattro per canto), quella stessa partizione è qui rispettata; negli altri casi sono individuate le porzioni di canto - generalmente di una certa ampiezza - che la scandiscono. Del testo si dà qui la prima e la terza redazione. [I red.: Petri Allegherii super Dantis ipsius genitoris Comediam commentarius nunc primum in lucem editum consilio et sumptibus G.J. Bar. Vernon, curante Vincentio Nannucci, Firenze, Piatti, 1845 (lInferno anche in Il «Commentarium» di Pietro Alighieri nelle redazioni Ashburnhamiana e Ottoboniana, trascrizione e c. di Roberto della Vedova e Maria Teresa Silvolti, nota introduttiva di Egidio Guidubaldi, Firenze Olschki, 1978); III red.: Comentum super poema Comedie Dantis (terza ed ultima redazione del 'Comentum'), edizione critica a c. di Massimiliano Chiamenti, Università degli Studi di Firenze, Tesi di Dottorato, IX ciclo 1995-1997]. Guglielmo Maramauro (Napoli ca. 1317 - m. ca. 1380): lettore di teologia a Napoli. Su incoraggiamento di Boccaccio e Petrarca, allestì un commento volgare all'Inferno (1369) riscoperto di recente da P.G. Pisoni. [Expositione sopra l'«Inferno» di Dante Alligieri, a c. di Pier Giacomo Pisoni e Saverio Bellomo, Padova, Antenore, 1998]. Chiose Cagliaritane: chiose volgari anonime di area aretina, tràdite dal ms. 76 della Biblioteca universitaria di CagliariÊ; il codice è acefalo e mutilo. [Le Chiose Cagliaritane, scelte ed annotate da Enrico Carrara, Città di Castello, Lapi, 1902]. Giovanni Boccaccio (Firenze 1313 - Certaldo [Firenze] 1375): fu anche copista, biografo e lettore pubblico di Dante; la sua lezione si rivela un vero e proprio spartiacque nella fortuna critica e testuale dell'opera dantesca. Il commento pubblico, avviato il 25 ottobre 1373 e protratto per 60 «lezioni» fino al gennaio '74, si interrompe a Inf. XVII. Ogni canto comprende un'esposizione letterale (divisa in «particelle») e una allegorica (condotta per lo più senza un'aderenza sistematica al testo, assecondando un gusto narrativo e un metodo che l'autore giustifica nell'esposizione del c. I). I cc. XI-XII non hanno esposizioni allegoriche; quelle dei cc. XV-XVI sono rinviate al XVII, che però è rimasto incompleto. [Esposizioni sopra la Comedia di Dante, a c. di Giorgio Padoan, in Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, VI, Milano, Mondadori, 1965]. Benvenuto da Imola (Benvenuto de' Rambaldi; Imola ca. 1320/30 - Ferrara 1387/88): prima giudice e notaio, poi, esiliato, visse come maestro. Lesse pubblicamente Dante a Bologna e Ferrara. Il suo Comentum latino alle tre cantiche è giunto in tre redazioni (1375-1380), l'ultima delle quali dedicata a Niccolò d'Este. Ogni canto è diviso in «partes generales», a loro volta suddivise in «particulae speciales». All'esposizione del canto (che Benvenuto chiama «letterale»), è premessa di frequente l'illustrazione generale del vizio e della pena introdotti. Commento tra i più ricchi dell'esegesi trecentesca, confortato da una padronanza quasi umanistica della tradizione classica, si segnala anche per un'attenzione costante al dato storico e al dialogato, quest'ultimo costantemente rilevato. [Comentum super Dantis Aldigherij Comoediam, nunc primum integre in lucem editum sumptibus Guilielmi Warren Vernon, curante Iacobo Philippo Lacaita, Firenze, Barbera, 1887]. Chiose Ambrosiane: chiose latine anonime all'intera Commedia. Allestite nella seconda metà del Trecento, sono tramandate dal ms. Ambrosiano C 198 inf. [Le Chiose Ambrosiane alla "Commedia", edizione e saggio di commento a c. di Luca Carlo Rossi, Pisa, Scuola Normale Superiore, 1990]. Francesco da Buti (Buti ca. 1315 - Pisa 1406): maestro e notaio, insegnò allo Studio pisano. Lettore pubblico di Dante (dal 1383 ca.), ha lasciato un commento volgare al poema (1395). Ogni canto è suddiviso in due lezioni. La chiosa dell'Inferno prevede prima l'esposizione letterale, poi quella tecnica (storica, dottrinaria, allegorica). Per le altre cantiche, ferma restando la bipartizione delle lezioni, il commento è più unitario. Evidente, nella chiosa, il retaggio culturale due-trecentesco, specialmente nella dipendenza dalla lezione morale gregoriana. [Commento di Francesco da Buti sopra la Divina Comedia di Dante Allighieri, publicato per cura di Crescentino Giannini, Pisa, Nistri, 1858-1862 (rist. anast., con premessa di Francesco Mazzoni, Pisa, Nistri-Lischi, 1989)]. Filippo Villani (Firenze 1325 - ivi 1407/09): lesse Dante allo Studio fiorentino (1391-1402) e allestì un'Expositio seu Comentum della quale è pervenuto solo il dettato relativo a Inf. I, comprensivo di un'introduzione generale al poema secondo la teoria dei quattro sensi. Vi è avviata una rassegna critica dei commenti precedenti. [Expositio seu comentum super "Comedia" Dantis Allegherii, a c. di Saverio Bellomo, Firenze, Le Lettere, 1989]. Falso Boccaccio-Chiose Vernon: attribuito in passato a Boccaccio; i canti, a eccezione di Par. I-VI, sono divisi in «parti generali», che per lo più riassumono e parafrasano, coll'aggiunta di brevi notazioni storiche e mitologiche, sezioni estese del testo. [Chiose sopra Dante, testo inedito ora per la prima volta pubblicato, edizione a c. di G. Lord Vernon, Firenze, Piatti, 1846 (è la trascrizione diplomatica, promossa da Lord Georges Vernon e condotta da Vincenzo Nannucci, del ms. Riccardiano 1028, con in nota le varianti del Riccardiano 1037, che riporta solo l'Inferno). Il testo è stato revisionato da Francesca Ferrario. Gli interventi riguardano la divisione delle parole, linserimento di accenti e apostrofi, la normalizzazione dei suoni palatali, la correzione degli evidenti errori del copista secondo le indicazioni date in nota dal curatore delledizione]. Anonimo Fiorentino: commento volgare. Ogni canto comprende una prima parte nella quale sono indicate le «parti» generali del canto e illustrate le sue allegorie, poi l'esposizione vera e propria («sposizione della lettera»), secondo un procedimento che ricorda quello del Lana (da cui peraltro dipende molto da vicino a partire da Purgatorio XI e poi, e alla lettera, per tutto il Paradiso). [Commento alla Divina Commedia d'Anonimo Fiorentino del secolo XIV, ora per la prima volta stampato a c. di Pietro Fanfani, Bologna, Romagnoli, 1866-1874]. Giovanni Bertoldi (Giovanni da Serravalle; Serravalle di Carda 1350/60 - Fano 1445): teologo francescano; nel 1416-1417, al concilio di Costanza, per esortazione di alcuni prelati inglesi avviò il Comentum del poema, in una colla traduzione latina. Si valse massicciamente del testo di quel Benvenuto del quale peraltro si dichiara allievo. Ogni canto, introdotto da un «summarium», comprende la traduzione, l'«expositio libri» (il commento vero e proprio), la parafrasi sistematica (con inserti esplicativi di carattere dottrinario, filosofico, storico-mitologico). [Fratris Johannis de Serravalle translatio et comentum totius libri Dantis Aldigherii cum textu italico fratris Bartholomaei a Colle eiusdem ordinis nunc primum edita, a c. di Marcellino da Civezza M.O. e Teofilo Domenichelli M.O., Prato, Giachetti, 1891; di seguito all'opera del Serravalle l'edizione riporta il frammento di commento latino al Paradiso di Bartolomeo da Colle, limitato ai cc. I-II e all'inizio del III (rist. anast., col titolo Traduzione e commento della Divina Commedia di Dante Alighieri, San Marino, Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, 1986)]. Guiniforte Barzizza (Guiniforte degli Bargigi; Pavia 1406 - Milano 1463): il commento, limitato all'Inferno, inizia sempre con la divisione del canto in «parti principali», a loro volta suddivise nei veri e propri blocchi di commento («particelle»). Talora, ma senza sistematicità, è introdotta una «esposizione morale»; un'attenzione particolare è riservata alle similitudini, che vengono sempre isolate e commentate. Spesso le chiose vere e proprie sono precedute dall'illustrazione di miti e fatti storici (che a Inf. XXVI 85-142 è chiamata «evidenziale»). [Lo Inferno della Commedia di Dante Alighieri col comento di Guiniforto delli Bargigi, tratto da due manoscritti inediti del secolo decimo quinto, con introduzione e note dell'avv. G.Zacheroni, Marsilia, Mossy - Firenze, Molini, 1838]. Cristoforo Landino (Firenze 1424 - Borgo alla Collina 1498): professore allo Studio fiorentino, fu richiesto dalla Signoria di un Comento, allestito tra il 1480-81 (sulla base di lezioni dantesche precedenti) e pubblicato nel 1481. L'opera presenta una sezione proemiale extravante rispetto alla consuetudine esegetica - non solo di quella dantesca - comprensiva di 14 sezioni (vi figurano anche una lettera di Marsilio Ficino e la trattazione del «Sito, forma e misura dello 'nferno e statura de' giganti e di Lucifero»). Il commento è disteso e ricco di excursus storico-eruditi, dottrinari, filosofici, linguistici, e finalizzato esplicitamente alla rilettura allegorica del poema - in particolare neoplatonica - e allo svolgimento di tematiche civili fiorentinocentriche. La chiosa è organizzata secondo la scansione del testo fissata da Buti e mette a frutto massicciamente le acquisizioni trecentesche. [La trascrizione, a cura di Paolo Procaccioli, è condotta sull'ed. princeps (Comento di Christophoro Landini Fiorentino sopra la Comedia di Danthe Alighieri poeta Fiorentino, Firenze, Nicolò di Lorenzo della Magna, 1481). Gli interventi si limitano alla distinzione u/v, alla separazione delle parole, all'introduzione di accenti e apostrofi, alla demarcazione del discorso diretto, allo scioglimento senza indicazione delle abbreviazioni (ma sono state lasciate inalterate le forme «Inf.», «Purg.», «Beat.», «Virg.»), alla numerazione delle terzine. La punteggiatura rispetta quella quattrocentesca; unici interventi, l'introduzione della virgola a segnare la conclusione delle incidentali (che la princeps, secondo le consuetudini del tempo, segnava solo una volta, per lo più all'inizio) e la riduzione a virgola o punto fermo della maiuscola con valore pausativo. I refusi sono corretti e non segnalati]. Trifon Gabriele (Venezia 1470 ca. - 1549): appunti di scolari hanno tramandato le sue Annotationi nel Dante, frutto di letture private condotte a Bassano tra il 1525 e il '27. [Annotationi nel Dante fatte con M. Trifon Gabriele in Bassano, ed. critica a c. di Lino Pertile, Bologna, Commissione per i testi di lingua, 1993]. Alessandro Vellutello (Lucca sec. XV ex. - Venezia? p. 1544): prima di Dante aveva commentato Patrarca (1525) e Virgilio (1533). La Nova espositione presenta una sezione proemiale che comprende la dedica a Paolo III, un'epistola Ad i lettori (violentemente polemica nei riguardi del Dante edito da Aldo Manuzio nel 1502 per le cure di Pietro Bembo), i due capitoli Vita e costumi del poeta e Descrittione de lo inferno. Non condizionata da urgenze di poetica o ideologiche, la sua lettura svolge soprattutto la chiosa linguistica e quella storica. L'attenzione al dato cosmologico rimane vivissima per tutta l'opera e si riflette in considerazioni ampie e innovative intorno al sito dei tre regni e alla chiarificazione dei dettagli a essi relativi. I canti sono introdotti da un riassunto; l'esegesi privilegia l'esposizione letterale, evitando di proposito (e in polemica coi commenti tradizionali più prestigiosi) ogni didatticismo e in particolare gli excursus storico-mitologici, dottrinari, letterari. Costanti il rinvio a Ovidio e il richiamo di Giovanni Villani. E' indicata con una certa regolarità la valenza morale, e, ma episodicamente, quella allegorica. [La trascrizione, a cura della redazione Lexis, è condotta sulla princeps (La Comedia di Dante Aligieri, con la nova espositione di Alessandro Vellutello, Venezia, Francesco Marcolini, 1544), secondo gli stessi criteri indicati sopra, a proposito della trascrizione landiniana. I marginalia della sezione proemiale sono recuperati all'interno del testo, tra quadre e in corsivo, in corrispondenza dei segni di richiamo presenti nella princeps]. Bernardino Daniello (Lucca ca. 1500 - Padova 1565): al pari del suo maestro, Trifon Gabriele, commentò Petrarca, Virgilio e Dante. Del maestro mise a frutto la lezione dantesca in una lettura redatta a partire dal 1547 e edita postuma (Venezia, Pietro da Fino, 1568). Il commento, di fatto una parafrasi, è limitato pressoché esclusivamente all'illustrazione letterale. [Dante con l'espositione di M.Bernardino Daniello da Lucca, Sopra la sua Comedia dell'Inferno, del Purgatorio, e del Paradiso; nuovamente stampato, et posto in luce, Venezia, Pietro da Fino, 1568 (ed. a c. di Robert Hollander and Jeffrey Schnapp with Kevin Brownlee and Nancy Vickers, Hanover and London, University Press of New England, 1989). Il testo è stato revisionato dalla redazione Lexis secondo le norme editoriali in uso nelle edizioni dei testi letterari del XVI secolo]. Giovan Battista Gelli (Firenze 1498 - 1563): nella sua attività di Accademico Fiorentino affrontò più volte la Commedia, prima con una serie di Lezioni domenicali tenute tra il 1541 e il 1551; poi, dal 1553 al 1563, e per incarico del duca Cosimo I, con le Letture sulla Commedia. Lo schiarimento del testo dantesco è condotto «così familiarmente e con quella maggiore brevità che [...] sarà possibile». Suoi interlocutori sono soprattutto Landino e Vellutello; tra gli antichi, Pietro Alighieri. Il «moderno espositore» spesso richiamato è Pier Francesco Giambullari. [Commento edito e inedito sopra la Divina Commedia, (testo di lingua), a c. di Carlo Negroni, Firenze, Bocca, 1887]. Pier Francesco Giambullari (Firenze 1495 - 1555): nel 1538 avviò un commento dantesco che non andò oltre Inf. I. In seguito come Accademico Fiorentino tenne quattro lezioni (1541-1548). Si impegnò in una trattazione Del sito, forma, et misure dello Inferno di Dante (Firenze, Neri Dortelata, 1544). [Lezioni lette nell'Accademia Fiorentina, Firenze, Torrentino, 1551, poi in Lezioni di messer Pierfrancesco Giambullari, Milano, Silvestri, 1827; Comento sopra il I canto dell'Inferno di Pier Francesco Giambullari, in appendice a Michele Barbi, Dante nel Cinquecento, Pisa, Bocca, 1890, pp.365-407]. Benedetto Varchi (Firenze 1503 - 1565): tenne cinque lezioni dantesche nell'Accademia Fiorentina. Ma le sue occasioni esegetiche, come quelle di altri accademici, muovono da Dante per svolgere temi poetici o dottrinari d'attualità. [Lezioni sul Dante, in Opere, II, Trieste, Dalla Sezione Letterario-Artistica del Lloyd Austriaco, 1859, pp.284-439]. Ludovico Castelvetro (Modena 1505 - Chiavenna [Sondrio] 1571): il commento, del quale rimangono solo i primi 29 canti dell'Inferno, è lineare, svolto per blocchi di testo progressivi, attento alla lettera come forse nessun altro dei precedenti, ma fondamentalmente sordo alla poesia di Dante (e anzi chiaramente polemico, fino alla requisitoria, nei suoi confronti). [Sposizione di Lodovico Castelvetro a XXIX canti dell'Inferno dantesco, ora per la prima volta data in luce da Giovanni Franciosi, Modena, Coi Tipi della Società Tipografica, Antica Tipografia Soliani, 1886]. Vincenzo Borghini (Firenze 1515 - 1580): al pari degli altri argomenti oggetto della sua ricerca, anche i materiali critici relativi a Dante sono rimasti consegnati a una congerie di appunti che affrontano temi per lo più di ordine storico e linguistico. Le due trattazioni qui edite, le uniche svolte organicamente, sono un richiamo alla storicizzazione piena del dettato e dell'opera del poeta. [Introduzione al Poema di Dante per l'allegoria e Difesa di Dante come cattolico, in Studi sulla Divina Commedia di Galileo Galilei, Vincenzo Borghini ed altri, pubblicati per cura ed opera di Ottavio Gigli, Firenze, Le Monnier, 1855, pp.177-225]. Galileo Galilei (Pisa 1564 - Arcetri 1642): alla gioventù e alla frequentazione accademica risalgono le due Lezioni del 1588 dedicate all'approfondimento di un tema, la struttura e le dimensioni dell'aldilà dantesco, che da un secolo appassionava matematici e letterati (lo avevano affrontato Antonio Manetti, Landino, Girolamo Benivieni, Vellutello, Giambullari). [Lezioni di Galileo Galilei intorno la figura, sito e grandezza dellInferno di Dante Alighieri, in Studi sulla Divina Commedia di Galileo Galilei, Vincenzo Borghini ed altri, pubblicati per cura ed opera di Ottavio Gigli, Firenze, Le Monnier, 1855, pp.1-34]. Torquato Tasso (Sorrento 1544 - Roma 1595): ancorché poeticamente e linguisticamente distante dal mondo dantesco, la Commedia stimolò Tasso che la lesse e postillò a più riprese lasciandone traccia in margine a esemplari delle edizioni Giolito 1555, Sessa 1564, Piero da Fino 1568. [La Divina Commedia di Dante Alighieri postillata da Torquato Tasso, Pisa, Co Caratteri di F. Didot, 1830 (a cura di Giovanni Rosini, comprende le postille ai tre esemplari noti, talora uniti a rilievi critici del curatore); Postille alla Divina Commedia, edite sull'autografo della R.Biblioteca Angelica da Enrico Celani, con prefazione di Tommaso Casini, Città di Castello, Lapi, 1895]. Ê La rete delle collaborazioni L'allestimento di questo corpus è stato reso possibile dalla convergenza felice di competenze e disponibilità. Quelle dei curatori delle edizioni moderne, che hanno permesso l'utilizzazione, talora direttamente dal supporto elettronico, dei testi da loro allestiti (Saverio Bellomo per Iacopo Alighieri, Maramauro e Villani; Luca Carlo Rossi per Bambaglioli e per le Chiose Ambrosiane; Massimiliano Chiamenti per la terza redazione di Pietro Alighieri; Lino Pertile per Trifon Gabriele). Della Biblioteca «Angelo Monteverdi» della Facoltà di Lettere della Sapienza di Roma nella persona del suo direttore, Gianfranco Crupi; di quella della Facoltà di Conservazione dei Beni culturali dell'Università della Tuscia; di Piergiorgio Brigliadori della Biblioteca Comunale «Aurelio Saffi» di Forlì. Di Francesca Ferrario, che ha diretto i lavori della redazione Lexis con dedizione e perizia, traducendo in capacità operativa i balbettamenti informatici del curatore ufficiale. Di Pasquale Stoppelli, cui va ricondotta la sollecitazione iniziale e del quale va dichiarata la presenza costante in ogni fase del lavoro. BIBLIOGRAFIA DEI COMMENTARI
Chiose all'"Inferno", a c. di Saverio Bellomo, Padova, Antenore, 1990.
Commento all'"Inferno" di Dante, a c. di Luca Carlo Rossi, Pisa, Scuola Normale Superiore, 1998.
Comedia di Dante degli Allagherii col commento di Jacopo di Giovanni dalla Lana bolognese, a c. di Luciano Scarabelli, Milano, Civelli, 1864-1865.
Expositiones et Glose super Comediam Dantis or Commentary on Dantes Inferno, Edited with Notes and an Introduction by Vincenzo Cioffari, Boston University President, The Dante Society of America, 1967-1973, Albany (New York), State University of New York Press, 1974.
L'Ottimo commento della Divina Commedia. Testo inedito d'un contemporaneo di Dante, a c. di Alessandro Torri, Pisa, Capurro, 1827-1829 (I red., secondo il ms. Laurenziano XL 19); rist. anast., con prefazione di Francesco Mazzoni, Bologna, Forni, 1995.
Vincenzo Cioffari, Anonymous Latin Commentary on Dante's Commedia. Reconstructed Text, Spoleto, Centro Italiano di Studi sull'Alto Medioevo, 1989.
Le antiche chiose anonime all'Inferno di Dante secondo il testo Marciano (Ital. Cl. IX, Cod. 179), a c. di Giuseppe Avalle, Città di Castello, Lapi, 1900.
I red.: Petri Allegherii super Dantis ipsius genitoris Comediam commentarius nunc primum in lucem editum consilio et sumptibus G.J. Bar. Vernon, curante Vincentio Nannucci, Firenze, Piatti, 1845 (lInferno anche in Il «Commentarium» di Pietro Alighieri nelle redazioni Ashburnhamiana e Ottoboniana, trascrizione e c. di Roberto della Vedova e Maria Teresa Silvolti, nota introduttiva di EgidioGuidubaldi, Firenze Olschki, 1978); III red.: Comentum super poema Comedie Dantis (terza ed ultima redazione del 'Comentum'), edizione critica a c. di Massimiliano Chiamenti, Università degli Studi di Firenze, Tesi di Dottorato, IX ciclo 1995-1997.
Expositione sopra l'«Inferno» di Dante Alligieri, a c. di Pier Giacomo Pisoni e Saverio Bellomo, Padova, Antenore, 1998.
Le Chiose Cagliaritane, scelte ed annotate da Enrico Carrara, Città di Castello, Lapi, 1902.
Esposizioni sopra la Comedia di Dante, a c. di Giorgio Padoan, in Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, VI, Milano, Mondadori, 1965.
Comentum super Dantis Aldigherij Comoediam, nunc primum integre in lucem editum sumptibus Guilielmi Warren Vernon, curante Iacobo Philippo Lacaita, Firenze, Barbera, 1887.
Le Chiose Ambrosiane alla "Commedia", edizione e saggio di commento a c. di Luca Carlo Rossi, Pisa, Scuola Normale Superiore, 1990.
Commento di Francesco da Buti sopra la Divina Comedia di Dante Allighieri, publicato per cura di Crescentino Giannini, Pisa, Nistri, 1858-1862 (rist. anast., con premessa di Francesco Mazzoni, Pisa, Nistri-Lischi, 1989).
Expositio seu comentum super "Comedia" Dantis Allegherii, a c. di Saverio Bellomo, Firenze, Le Lettere, 1989.
Chiose sopra Dante, testo inedito ora per la prima volta pubblicato, edizione a c. di G. Lord Vernon, Firenze, Piatti, 1846.
Commento alla Divina Commedia d'Anonimo Fiorentino del secolo XIV, ora per la prima volta stampato a c. di Pietro Fanfani, Bologna, Romagnoli, 1866-1874.
Fratris Johannis de Serravalle translatio et comentum totius libri Dantis Aldigherii cum textu italico fratris Bartholomaei a Colle eiusdem ordinis nunc primum edita, a c. di Marcellino da Civezza M.O. e Teofilo Domenichelli M.O., Prato, Giachetti, 1891; di seguito all'opera del Serravalle l'edizione riporta il frammento di commento latino al Paradiso di Bartolomeo da Colle, limitato ai cc. I-II e all'inizio del III (rist. anast., col titolo Traduzione e commento della Divina Commedia di Dante Alighieri, San Marino, Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino, 1986).
Lo Inferno della Commedia di Dante Alighieri col comento di Guiniforto delli Bargigi, tratto da due manoscritti inediti del secolo decimo quinto, con introduzione e note dell'avv. G.Zacheroni, Marsilia, Mossy - Firenze, Molini, 1838.
Comento di Christophoro Landini Fiorentino sopra la Comedia di Danthe Alighieri poeta Fiorentino, Firenze, Nicolò di Lorenzo della Magna, 1481; esemplare di riferimento: Biblioteca Corsiniana, 51 G 3-4.
Annotationi nel Dante fatte con M.Trifon Gabriele in Bassano, ed. critica a c. di Lino Pertile, Bologna, Commissione per i testi di lingua, 1993.
La Comedia di Dante Aligieri, con la nova espositione di Alessandro Vellutello, Venezia, Francesco Marcolini, 1544.
Dante con l'espositione di M.Bernardino Daniello da Lucca, Sopra la sua Comedia dell'Inferno, del Purgatorio, e del Paradiso; nuovamente stampato, et posto in luce, Venezia, Pietro da Fino, 1568 (ed. a c. di Robert Hollander and Jeffrey Schnapp with Kevin Brownlee and Nancy Vickers, Hanover and London, University Press of New England, 1989.
Commento edito e inedito sopra la Divina Commedia, (testo di lingua), a c. di Carlo Negroni, Firenze, Bocca, 1887.
Lezioni lette nell'Accademia Fiorentina, Firenze, Torrentino, 1551, poi in Lezioni di messer Pierfrancesco Giambullari, Milano, Silvestri, 1827; Comento sopra il I canto dell'Inferno di Pier Francesco Giambullari, in appendice a Michele Barbi, Dante nel Cinquecento, Pisa, Bocca, 1890.
Lezioni sul Dante, in Opere, II, Trieste, Dalla Sezione Letterario-Artistica del Lloyd Austriaco, 1859.
Sposizione di Lodovico Castelvetro a XXIX canti dell'Inferno dantesco, ora per la prima volta data in luce da Giovanni Franciosi, Modena, Coi Tipi della Società Tipografica, Antica Tipografia Soliani, 1886.
Introduzione al Poema di Dante per l'allegoria e Difesa di Dante come cattolico, in Studi sulla Divina Commedia di Galileo Galilei, Vincenzo Borghini ed altri, pubblicati per cura ed opera di Ottavio Gigli, Firenze, Le Monnier, 1855.
Lezioni di Galileo Galilei intorno la figura, sito e grandezza dellInferno di Dante Alighieri, in Studi sulla Divina Commedia di Galileo Galilei, Vincenzo Borghini ed altri, pubblicati per cura ed opera di Ottavio Gigli, Firenze, Le Monnier, 1855.
La Divina Commedia di Dante Alighieri postillata da Torquato Tasso, Pisa, Co Caratteri di F. Didot, 1830 (a cura di Giovanni Rosini, comprende le postille ai tre esemplari noti); Postille alla Divina Commedia, edite sull'autografo della R.Biblioteca Angelica da Enrico Celani, con prefazione di Tommaso Casini, Città di Castello, Lapi, 1895. BIBLIOGRAFIA DELLE OPERE
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