Ansa 4

[13-8-1998]

[Notizie estratte e selezionate dalla lista Let-It: Giugno-]

CULTURA: QUASIMODO; INEDITO, 'MESSINA MI HA FORGIATO'

MESSINA - Torna alla luce dopo 40 anni un inedito di Salvatore

Quasimodo (1901-1968), il poeta premio Nobel del quale ricorre in

questi giorni il trentesimo anniversario della morte. E' il discorso

tenuto dal poeta nel municipio di Messina nel gennaio 1960 per il

conferimento della cittadinanza onoraria, attribuitagli a un mese

dall'assegnazione ufficiale del Nobel a Stoccolma.

Secondo gli studiosi, nelle parole di Quasimodo si intravede un

passaggio rivelatore: ''In molte poesie - afferma - la citta' di

Messina non e' innominata, ma se io dico citta' di isola, dico

Messina. Gli altri ricordi sono piuttosto favolosi, ma l'uomo, quello

che io chiamo uomo nella mia poesia, la posizione spirituale di fronte

al mondo contemporaneo, io l'ho conquistata in questa citta'''.

Il discorso, recuperato da Sergio Palumbo, che lo pubblichera' sulla

rivista letteraria ''Testuale'', e' stato reso noto per la prima

volta alla mostra su Quasimodo tenutasi l'anno scorso a Milazzo e a

Messina con il patrocinio della regione siciliana, dell'universita'

di Messina e della Fondazione Bonino-Pulejo.

Domenica scorsa Alessandro Quasimodo, figlio del Nobel, aveva parlato

di ''oblio'' calato sulla figura paterna: ''la regione siciliana

avrebbe dovuto acquisire la sua casa e il suo archivio, ma tutto tace

da anni''.


''NUOVE RACCOLTE FUTURISTE'' A ROVERETO

ROVERETO (TRENTO) - Rimarra' aperta fino al 25 ottobre la mostra

''Nuove raccolte futuriste. Acquisizioni 1988-1998'' ospitata

nell'Archivio del '900, sede di Rovereto del Museo di Arte moderna di

Trento e Rovereto (Mart).

In mostra vi sono 70 opere di Tullio Crali, con una cospicua parte di

opere acquisite nel 1997 e dedicate in particolare a progetti

d'architettura, scenografia e moda, Enrico Prampolini con ''Figura

nello spazio'' del 1937, Thayaht (Ernesto Michahelles) con due

sculture, Gino Severini con ''Portrait de Monsieur Pautrot'', Luciano

Baldessari con due acquerelli futuristi, Fortunato Depero con doppio

''Ritratto di Marinetti'', Francesco Cangiullo, Filippo Tommaso

Marinetti e Giacomo Balla con alcune rare composizioni del '14.

Sono esposti anche fondi archivistici acquisiti recentemente: quello

delle ''Sorelle Angelini'' con l'epistolario di Marinetti; la

raccolta ''Mino Somenzi'', figura di spicco del secondo futurismo,

con carteggi, fotografie, schizzi e appunti e una ricca sezione di

manifesti futuristi in edizione originale. Del fondo ''Gino

Severini'', tra i fondatori del futurismo, sono esposti invece la

ricchissima corrispondenza, molti manoscritti e materiali

preparatori, mentre il fondo ''Thayaht (Ernesto Michaelles),

scenografo, designer, stilista e scultore, contiene un ricco

epistolario e oltre 200 fotografie.

In mostra anche l'archivio ''Giannina Censi'', unica danzatrice

italiana in costante rapporto con il movimento futurista. Particolare

significato assumono i materiali a stampa dei suoi spettacoli,

fotografie, lettere e manoscritti autobiografici, che testimoniano la

stretta collaborazione della Censi con Marinetti, ma anche con Depero

e Prampolini.

L'esposizione propone cosi' una selezione di opere e documenti

d'archivio in linea con la politica di acquisizioni del Mart, che in

questi ultimi anni e' stata caratterizzata dall'incremento delle aree

storiche e in particolare del secondo futurismo.


LEOPARDI: BICENTENARIO; UNA MOSTRA SULLA MEMORIA

RECANATI (MACERATA) - Per un poeta che scrisse ''La massima parte

delle immagini e sensazioni indefinite che noi proviamo pure dopo la

fanciullezza e nel resto della vita non sono altro che una

rimembranza della fanciullezza...'' il tema della memoria non poteva

che essere centrale. A questo formidabile strumento per tanti

scrittori e' stata dedicata dai discendenti di Giacomo Leopardi, nel

bicentenario della nascita, una mostra a Palazzo Leopardi, che sara'

aperta fino al 30 ottobre. ''Giacomo, 1798-1998: viaggio nella

memoria'' indaga sulle forme della memoria, partendo dallo

''Zibaldone'', la monumentale raccolta di pensieri e spunti,

pubblicata postuma a cura di Carducci. In mostra oggetti provenienti

da musei e collezioni private, ma soprattutto dalla biblioteca di

casa Leopardi, luogo dell'affettivita' e della memoria, dove il conte

Monaldo visse con i figli una comune esperienza di interessi e di

studio. Una sezione si occupa della memoria come arte, con antichi

volumi di mnemotecnica classica (Cicerone, Quintiliano) fino

all'esoterica 'Ars Magna' di Raimondo Lullo, incisioni e oggetti

vari. Come una cassetta matematica della fine del XVI secolo, ideata

dal gesuita Athanasius Kircher per effettuare, mediante la

combinazione di asticelle colorate, misurazioni e calcoli in diverse

materie: aritmetica, geometria, astronomia, astrologia, steganografia

(linguaggi in codice), musica.

Un sistema, quello delle combinazioni, che - secondo i curatori della

mostra Fabiana Cacciapuoti, Franco Foschi, Anna e Vanni Leopardi e

Luigi Lunazzi - puo' essere ritrovato anche nello ''Zibaldone'' e

nelle 555 schedine mobili scritte dallo stesso autore per orientarsi

tra i vari argomenti nelle oltre 4.000 pagine dell'opera.

Ma la biblioteca e' anche luogo di fantasia, come dimostrano le rare

edizioni di libri di viaggi e di avventure ('Odissea', 'Robinson

Crusoe', 'I viaggi di Gulliver, 'Don Chisciotte'), di alfabeti

ebraici e indostani, di cronache degli Incas, gli esemplari di

lettere e buste in carta di riso provenienti dalla ''China'' e un

curioso libretto di preghiere tibetane.

Del tipico binomio leopardiano 'amore-rimembranza' si occupa l'ultima

sezione della mostra, che propone quadri ('Amore e Psiche' di Vouet)

e volumi di Platone, Petrarca, Shakespeare, Goethe e un automa

raffigurante una suonatrice di piano: simbolo dell'amore virtuale,

vissuto nell'immaginazione per una donna che non c'e'. Nel percorso

dell'esposizione spiccano i primi esercizi di scrittura di Giacomo

bambino. ''Questo la scritto il maestro di nona mia'' (sic) si legge,

in un grosso stampatello e con gli a capo sbagliati, sul frontespizio

di un libro di preghiere. La calligrafia elegante e il linguaggio

rarefatto dell'''Infinito'' erano ancora lontani.


LEOPARDI: BICENTENARIO, MOSTRA SUI RAPPORTI CON

NEOCLASSICISMO

ANCONA - Un' ipotesi critica inconsueta: valutare l' interesse del

Leopardi per le arti figurative sulla base delle riflessioni

estetiche sui concetti di grazia e bellezza e sulla scultura antica

da lui espresse in alcuni passi dello ''Zibaldone'' e nel suo ricco

Epistolario. E' questa la chiave della mostra ''Il tempo del Bello:

Leopardi e il Neoclassico tra le Marche e Roma'', aperta a Recanati

fino al 1 novembre.

Nel clima culturale di quegli anni, tra Neoclassicismo e Purismo,

matura in Leopardi la grande ammirazione per la figura e l' opera di

Antonio Canova, reputato il maggior artista vivente. Un apprezzamento

che spinse il giovane recanatese a visitare lo studio romano dello

scultore, sebbene troppo tardi, quando era scomparso da pochi giorni.

Tuttavia a Roma e successivamente a Firenze, Pisa e Napoli, Leopardi

ebbe modo di ammirare alcune delle piu' celebri creazioni di Canova,

la cui abilita' era esaltata anche da altri corrispondenti del poeta.

Intorno a Canova e al ''Canovismo'' si snoda gran parte del percorso

espositivo, allestito da Fabio Mariano in stretta collaborazione con

il curatore della mostra Stefano Papetti. In esposizione anche il

taccuino di Antonio Canova, conservato presso la biblioteca comunale

di Cagli: 57 studi autografi dello scultore, che per la prima volta

vengono mostrati al pubblico, dopo un intervento di restauro.


MUSICA: UN LEOPARDI 'IN NERO' SECONDO BATTISTELLI E

SERMONTI

MACERATA - Il bicentenario della nascita di Giacomo Leopardi (29

giugno) e' stato celebrato al teatro Lauro Rossi di Macerata - a

pochi chilometri dal ''natio borgo selvaggio'' di Recanati - con la

prima mondiale dell'opera ''Giacomo mio, salviamoci!'' per ''voce

docente'', orchestra, scenario video interattivo e live electronics

su musica di Giorgio Battistelli e testo di Vittorio Sermonti.

Il lavoro - presentato in una prova generale - e' stato commissionato

da Macerata Opera, RaiSat e Radio Rai e sara' trasmesso in diretta

alle 19 su Radio Tre a conclusione di una giornata dedicata a

Leopardi. Consci dell'impossibilita' da fare un'opera

''tradizionale'' con il poeta personaggio, i due autori hanno

composto un'opera- lezione, un'opera-conferenza multimediale sulla

vita di Leopardi. Il testo e' recitato da Umberto Orsini (per

un'indisposizione di Sermonti); l'Orchestra Filarmonica Marchigiana

e' in palcoscenico, diretta da Donato Renzetti; vi sono inoltre

rielaborazioni elettroniche sonore, immagini dello Studio Azzurro

proiettate su un'enorme scrivania- schermo in platea e su un altro

schermo sul proscenio. Gli spettatori assistono dai palchi.

''Giacomo mio, salviamoci!'' e' una frase accorata scritta dal padre

Monaldo per annunciare al figlio la morte di un fratellino.

E' un grido di vita - fu l'unica volta in cui per lettera si dettero

del tu, abbandonando il filale ''Lei'' e il paterno ''Voi'' - contro

il senso di morte che percorre il testo, basato sull'epistolario

leopardiano, lo ''Zibaldone'' e il memoriale di Monaldo. Non c'e'

spazio per la poesia, a parte una rapida declamazione

dell'''Infinito''.

Sermonti ricostruisce l'intreccio di affetto, incomprensioni,

ambizioni provinciali, nevrosi e ipocrisie tra padre e figlio, per

dare il senso di un'esistenza vissuta sotto ''l'ombra lunga di un

lutto retroattivo''. E' un ritratto di famiglia che vira al nero,

quando emerge la figura materna di Adelaide Antici, ''saldissima ed

esattisssima nella credenza cristiana'' al punto di non piangere i

figli morti da piccoli ''perche' volati in paradiso senza pericoli,

lasciando i genitori liberi dall'incomodo di mantenerli''. In

contrasto, la partitura di Battistelli - un preludio orchestrale, 14

intermezzi, una coda e continui effetti sonori - sfrutta tutte le

possibilita' della musica dal vivo e della rielaborazione elettronica

della voce.

Solo alla fine - quando il testo identifica nella figura materna la

chiave di questa pulsione di morte, l'orchestra cede. E l'opera non

e' solo il ritratto di un'esistenza ''con la gobba'', quanto la

metafora di una condizione umana. ''Buon compleanno Giacomo,

fratello'' conclude il conferenziere, mentre gli orchestrali lo

raggiungono in silenzio in platea.


A GROSSETO OMAGGIO A MACCARI PER 100 ANNI NASCITA

GROSSETO - Omaggio a Mino Maccari (Siena 1898 - Roma 1989) nel

centenario della nascita con una mostra promossa dall'assessorato

alla cultura del Comune di Grosseto, dal 6 luglio al 15 settembre

1998, nei rinnovati locali del Museo archeologico della Maremma. E'

una retrospettiva intitolata ''Il lungo dialogo di Maccari con il suo

tempo'' e si presenta come la piu' completa antologica sull'artista,

dopo quella tenutasi in Svizzera nel 1989. Sono infatti esposte 311

opere (tra cui 200 inediti) del periodo 1921-1989 fra disegni,

acquerelli, dipinti e incisioni, nonche' testimonianze letterarie

dell'artista, che intendono illustrare la poliedrica personalita' di

questa figura tra le piu' interessanti e versatili della cultura

italiana del nostro secolo. La mostra e' promossa in collaborazione

con la Galleria Piero Pananti di Firenze, col contributo dei figli

dell'artista Brunetta e Marco e dall'archivio Maccari di Forte dei

Marmi. Il catalogo, edito da Pananti, contiene due anticipazioni dei

carteggi Maccari-Morandi e Maccari-Cremona oltre ad un'ampia nota

bio-bibliografica che ripropone quanto di piu' importante e' stato

scritto sullo scrittore senese. La prefazione e' di Alessandro

Parronchi e la presentazione e' di Giuseppe Nicoletti.


A BARI GLI ANNI DEL FUTURISMO IN PUGLIA

BARI - Lo stretto legame che gli artisti pugliesi, spesso costretti

ad emigrare, mantennero con la loro terra d'origine ed il loro

contributo per la diffusione delle nuove idee del futurismo in Puglia

sono i fili conduttori della mostra ''Verso le avanguardie. Gli anni

del futurismo in Puglia 1909-1944'' aperta fino al 30 agosto al

Castello Svevo di Bari.

Il curatore Giuseppe Appella si e' rifatto a due date: 13 marzo 1909,

giorno in cui il settimanale leccese ''La democrazia'' pubblico' il

''Manifesto politico dei futuristi'', ed il 2 dicembre 1944 data

della morte di Marinetti. Hanno quindi raccolto dipinti, sculture,

disegni, ma soprattutto manifesti, libri, fotografie, documenti,

carteggi in gran parte inediti, da collezioni italiane e straniere,

ed hanno allestito una rassegna che ricostruisce ''la lenta ma

continua marcia di avvicinamento alle avanguardie''.

Ed ecco la testimonianza dei rapporti di amicizia tra Ricciotto

Canudo, Marinetti e Apollinaire, di quelli del musicista Franco

Casavola con Prampolini (una serie di bozzetti di scena datati

'27-'32). E ancora, le testimonianze della collaborazione tra lo

scrittore Mario Carli, che divenne direttore di grandi riviste, con

Dottori del quale e' esposto un grande dipinto del '25, o il

contributo di Emilio Notte del quale sono presentati molti dipinti

inediti o di Mino Delle Site.

Questi intellettuali emigrati contribuirono allo sviluppo in Puglia

di gruppi, correnti, programmi che sono la testimonianza di un clima

culturalmente vivace riportato da giornali e riviste.

Tra le ramificazioni del futurismo in Puglia la rassegna ricorda i

rapporti che Diulgheroff ebbe con la Fiera del Levante e con alcuni

committenti privati baresi, ed i lavori degli architetti Dioguardi,

Albini, Calza Bini, Minucci, Calzavara, Favia.

La mostra e' promossa dagli assessorati alla cultura della Regione,

delle Province di Bari e Taranto e del Comune di Bari in

collaborazione con la soprintendenza ai beni ambientali,

architettonici, artistici e storici della Puglia.

Dopo Bari la mostra andra' a Taranto, nel Castello Aragonese (5

settembre-1 novembre).