|
|
|
Archivio di Lettere Italiane: Introduzione | Indice 1-100 | Indice 101-200 | Indice 201-300 | Indice 301-380
|
Quondam e Savoca: sul finanziamento della ricerca[7-3-1998]La serrata discussione che si e' aperta sulla riforma del sistema della ricerca scientifica in Italia ha l'indubbio merito di riproporre con forza gli argomenti dei suoi protagonisti, che per troppo tempo (e certo non in modo incolpevole) si erano autoconfinati al margine del sistema, senza intervenire, se non sporadicamente, sulla sua gravissima crisi, al punto che il ministro Berlinguer ha potuto dare il via alla radicale (e da tanti auspicata) riorganizzazione dell'ex 40% sulla base di un'opzione politica tanto semplice quanto durissima nei confronti del sistema Universita': ogni riforma che riguardi questo sistema e' possibile solo escludendone i responsabili (cioe' i professori), incapaci, evidentemente, di ogni autoriforma. In questa discussione singoli e discipline hanno esposto e motivato ragioni di critica e di diffidenza, di protesta e di adesione, sul complesso della riforma e su infiniti suoi dettagli, ma in pochi, mi pare, hanno ragionato sul suo cuore, che e' tutto politico. Smobilitare i comitati di consulenza distinti per aree disciplinari, sia quelli del vecchio CUN che quelli del vecchio CNR: questa e' stata l'opzione di base. Motivata da valutazioni difficilmente contestabili: spesso ridotti a comitati d'affari, che hanno finito per disattendere del tutto le stesse direttive strategiche (definite per legge) delle loro funzioni. Il declino del 40%, anzi il vero e proprio tradimento delle sue stesse ragioni istituzionali, e' sotto gli occhi di tutti, prima ancora che documentabile in inoppugnabili serie statistiche. In positivo, l'opzione della riforma e' di puntare sulla centralita' dei progetti di ricerca, secondo procedure di valutazione che intendono acquisire diffusi standard internazionali. Nella discussione in corso troppo spesso sono affiorate le nostalgie dei comitati disciplinari, particolarmente visibili in tutte le analisi statistiche delle quote percentuali attribuite alle diverse discipline dai Garanti. Mi pare un modo vecchio (e radicalmente opposto al senso politico della riforma: tanto che molti suoi sostenitori chiedono, coerentemente, l'abolizione dei Garanti e il ritorno ai Comitati disciplinari) di considerare il sistema della ricerca scientifica, perche' continua a ragionare sul diritto inalienabile di ogni disciplina, di per se', per ragioni propriamente ontologiche, a una quota di finanziamento, e questo, paradossalmente, anche indipendentemente dall'esistenza di progetti, cioe' nello stesso caso in cui una disciplina non elaborasse progetti, prima ancora che dall'accertamento della loro validita'. Questo e' il cuore del problema, l'opzione discriminante. Su questo sarebbe opportuno, e forse indispensabile, pronunciarsi: se si e' d'accordo col restituire alla quota del 40% la funzione di concorrere al finanziamento di progetti di rilevante interesse nazionale. Se si e' d'accordo conq uesta scelta di politica della ricerca, il problema diventa come gestire con efficienza, affidabilita' e rigore la distribuzione di queste risorse, e come provvedere all'erogazione della quota del 60%. Sul primo punto, non c'e' dubbio che l'affanno del fare presto abbia prodotto errori e disguidi (molti denunciati efficacemente in questi giorni), ma si tratta di questioni tutte risolvibili, nei limiti umani, acquisendo i pareri e i consigli della comunita' scientifica, purche' siano orientati a rendere piu' forte e sicura l'opzione della centralita' dei progetti. In questo spirito, riaffermando l'assoluta indispensabilita' che non si riattivino in alcun modo i vecchi comitati per aree disciplinari (i cinque garanti vanno benissimo, se le procedure di valutazione dei progetti sono forti e sicure) vorrei proporre alcune indicazioni, proprio per quanto attiene le procedure di valutazione, e in particolare il punto davvero critico del nuovo sistema, dove si gioca tutta la sua affidabilita' e credibilita', quello dei referees: 1. E' indispensabile che sia costituito un albo (con una più forte presenza dei Dipartimenti, che non sempre hanno risposto alle sollecitazioni dei Garanti a proporre nomi di autorevoli revisori), e che la sua composizione sia resa pubblica, ma che il loro giudicio - pur sempre pubblicato - resti anonimo. 2. Che il numero dei referees sia elevato a cinque, e che siano scartati, automaticamente, il giudizio più positivo e quello piu' negativo. 3. Che il ricorso a referees stranieri avvenga solo in quelle discipline a spettro internazionale, e sia più sorvegliato per tutte quelle discipline che hanno in Italia il centro scientifico. 4. Che sia rivista l'impostazione della scheda di valutazione, rendendola più funzionale alle diversita' dei criteri di valutazione delle diverse discipline. Da diversi, e autorevoli, settori della mia disciplina (italianistica) sono stati segnalati, spesso con ragioni pienamente condivisibili, diversi casi di mancato cofinanziamento di progetti rilevanti, per ragioni tutto sommato incomprensibili: credo che i correttivi ora indicati possano risolvere la gran parte di questi casi, se applicati con cura e rigore. Ma da diversi settori delle discipline umanistiche e' stata anche invocata l'introduzione di criteri di valutazione che ne salvaguardino la "specificita'": mi pare, questo, il più pericoloso degli argomenti, perche' e' tempo che l'area umanistica abbandoni questa cultura della marginalita', debole e autoghettizzante, per misurarsi con le procedure e gli standard propri della ricerca scientifica internazionale, e si impegni finalmente alla messa a punto di progetti in grado di dispiegare e valorizzare la formidabile forza della nostra tradizione culturale, e che non abbiano nulla di diverso, per rilevanza, respiro e capacita' di aggregazione, rispetto ai progetti elaborati dalla cultura scientifica. Progetti di rilievo nazionale e internazionale: ma progetti, appunto, e non discipline. Ma contestualmente al questa riflessione sulle modalita' di erogazione del 40% è indispensabile affrontare il problema del 60%, perche' e' qui che si gioca, ora, il destino della ricerca libera di base, dal momento che anche il CNR sembra destinato a smobilitare i suoi comitati disciplinari. Il combinato prodotto dalla riforma dei finanziamenti MURST e del CNR potrebbe produrre, di fatto, un effetto perverso: l'abbandono di quello che e' stato per molti anni il principio fondamentale della politica della ricerca in Italia, e cioe' la centralita' della ricerca di base e la sua compiuta liberta', sancita dalla Costituzione. E questo soprattutto per il rischio che la quota del 60% che il MURST trasferisce alla autonoma competenza degli Atenei, per gli interventi a sostegno della ricerca di base, finisca per trasformarsi in contributo degli Atenei al cofinanziamento del 40% erogato dal MURST. Ma di questo, per ora, quasi nessuno parla: eppure qui si potrebbe far giocare la centralita', nel sistema della ricerca, dei Dipartimenti, per studiare i modi per renderli direttamente responsabili, nel rispetto della dispiegata autonomia di ciascun Ateneo, della promozione e tutela della ricerca libera di base, attribuendo direttamente a loro, per esempio, le quote di spettanza disciplinare. Perche' nel 60% - rispetto a un 40% orientato sui progetti - le discipline devono conquistare il diritto a essere compiutamente protagoniste e responsabili della propria capacità di progettare e realizzare ricerca, nel loro luogo naturale e istituzionale di aggregazione, i Dipartimenti, appunto. Amedeo Quondam Direttore del Dipartimento di Italianistica e Spettacolo dell'Universita' degli studi di Roma La Sapienza LILILILILILILILILILILILILILILILILILILILI Proposte in tema di Cofinanziamento '97 Catania, 6 marzo 1998 Cari Colleghi, ringrazio i molti che hanno manifestato la loro adesione al mio primo documento contenete rilievi sul Cofinanziamento '97. Temo che ci ritroveremo prestissimo a lottare contro una macchina che ha subito piu' di una modifica peggiorativa. Penso all'abolizione dell'incompatibilita' a partecipare a nuovi progetti in presenza di uno gia' finanziato e all'aumento del numero dei revisori anonimi che, se utilizzati come gia' fatto per il '97, produrranno danni maggiori (si pensi che se fra quattro relatori tre danno A e uno solo D un progetto non passera' mai). Occorre, credo, fare pressione a diversi livelli, avanzando proposte concrete. Un ruolo importante possono esercitarlo in questa fase i Rettori, che si riuniranno in questi giorni. Vi faccio avere percio' un documento approvato dal mio Istituto e che ho trasmesso al Rettore dell'Universita' di Catania. Qualcosa di analogo potreste fare anche voi, ma occorre far presto. Grazie per l'attenzione e cordiali saluti da Giuseppe Savoca ______________________________________ Proposte in tema di cofinanziamento dei progetti di ricerca Un punto del D. M. 320/97 (passato nel nuovo decreto) prevedeva, all'interno della riserva del 3% delle risorse per ogni area, una "parte di percentuale di un singolo settore scientifico disciplinare", che avrebbe accresciuto la "soglia minima di finanziamento degli altri settori" se "non assegnata per mancanza di programmi ammessi o per qualsiasi altra ragione". Questa riserva non e' stata operata, con la conseguenza che ad interi settori non e' stato finanziato alcun progetto pur in presenza di programmi valutati positivamente. Altre gravi distorsioni sono avvenute perche' non ha funzionato correttamente, in termini di garanzie di obiettivita', di valutazione comparativa dei diversi progetti e quindi anche di equilibrio tra i singoli settori e le diverse sedi universitarie, l'istituto della revisione anonima, rispetto alla quale i Garanti si sono limitati a fare i notai senza, tra l'altro, correggere gli errori materiali che sicuramente hanno falsato la graduatoria dei progetti nelle tuttora inaccessibili liste di priorita'. I progetti sono stati lasciati alla valutazione e, in qualche caso, ai travisamenti e forse anche all'arbitrio di revisori coperti da un comodo anonimato. In questa fase, in presenza di giudizi negativi, secondo le stesse dichiarate intenzioni dei Garanti, sarebbe dovuto intervenire il contraddittorio con i revisori, mediato dagli stessi Garanti. Cio' non e' avvenuto, con conseguenze ovviamente inappellabili. Si ha anche notizia di valutazioni che concordemente hanno assegnato al coordinatore nazionale il massimo dei punti per la qualificazione scientifica, mentre il suo progetto e' stato poi bocciato: e' possibile che cio' accada? E possibile che alla qualificazione scientifica del coordinatore si dia lo stesso punteggio che si da', ad esempio, all'adeguatezza delle risorse gia' disponibili? I risultati confermano che il sistema e' capace di generare esiti statisticamente inaccettabili e assurdi. Nell'Area 10 e' successo, tra l'altro, che i docenti dei settori vicini di Storia greca e Storia romana, quelli di Numismatica e quelli di Linguistica italiana hanno avuto approvati rispettivamente 15 su 23, 2 su 2 e 6 su 8 dei progetti presentati, mentre ai docenti di Letteratura italiana e di Letteratura italiana moderna e contemporanea ne e' stato approvato 1 su 26. E anche successo che, sempre nell'Area 10, all'Universita' di Messina, rispetto al 40% del 1996, siano stati finanziati 5 progetti su 5 e a quella di Catania zero progetti sui 10 del 1996. In mancanza di ogni spiegazione logica di simili casi, e' facile immaginare che interi gruppi di revisori anonimi si siano trovati d'accordo (per caso o per altro) nell'"aiutare" con valutazioni tutte positive colleghi e amici. E ugualmente lecito ritenere che, all'altro estremo, e ad esempio per l'Italianistica, si sia "giocato" al ribasso e che tra i revisori anonimi si siano concentrati censori molto esigenti, e magari qualche "killer" che ha stroncato dei possibili concorrenti (nel presente o nel futuro). Quali le possibili soluzioni? Se ne prospetta qualcuna come: 1) Definire, come previsto dal D. M., una soglia minima di finanziamento per ogni singolo settore disciplinare, rapportandola al numero dei progetti presentati e a quello dei docenti del settore. 2) Moralizzare coraggiosamente l'intervento dei revisori anonimi, ad esempio abolendo totalmente la componente italiana. In alternativa, togliere l'anonimato ai revisori. 3) Assegnazione per sorteggio dei progetti ai revisori anonimi. In alternativa, abolizione di tutti i nomi dei ricercatori e delle sedi universitarie coinvolti nei progetti. 4) Introduzione del contraddittorio con i revisori. 5) Ripristinare l'incompatibilita' a partecipare a nuovi progetti in presenza di uno gia' approvato. 6) Istituire una lista di attesa, biennale o triennale, dei progetti approvati. 7) Garantire l'assoluta trasparenza di tutte le fasi delle procedure di cofinanziamento, consentendo l'accesso per tutti a tutti i progetti, schede di valutazione, ecc.
|