ANSA 1

[23-1-1998]

A cura di Giuseppe Gigliozzi (della lista Let-It) e' partita un'utile iniziativa: far circolare le notizie Ansa che possono interessare i membri. Da questi messaggi scegliero' quelli piu' pertinenti lo studio della letteratura italiana. Questo e' il primo messaggio che parte da LI.

Sommario:

1. A GENOVA I GRANDI TEMI DEL FUTURISMO

2. 'LETTERATURA E IMMAGINI' BANDITO DA FONDAZIONE ALINARI

3. CERAMI, FRA PALCOSCENICO E GRANDE SCHERMO

4. LEOPARDI TRADOTTO PER LA PRIMA VOLTA IN TURCO

5. NOBEL: DARIO FO, UN GIULLARE ALL'ACCADEMIA DI SVEZIA

6. FO TRADUCE MOLIERE, IN NAPOLETANO

7. SCRITTI GIOVANILI DEL CATTOLICO ECO SU 'SEGNO DEL MONDO 7'

8. OMAGGIO A DE FILIPPO E MACCARI A PARIGI

9. BOCCACCIO: TESTO GIOVANILE 'DECAMERON' SCOPERTO DA BRANCA

10. CLASSICI ITALIANI PER SCUOLE GB: MANACORDA, D'AMICO

11. BICENTENARIO LEOPARDI: 912 RILEGATORI D'ARTE PER L'INFINITO

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A GENOVA I GRANDI TEMI DEL FUTURISMO

ROMA - Ancora una mostra sul Futurismo, o meglio una mostra nuova sul Futurismo perche' basata sui grandi temi che hanno sollecitato l'immaginario futurista nell'ambito plastico- visivo e in quello letterario e teatrale: i grandi temi che non sono stati affrontati in maniera specifica nelle importanti mostre dedicate agli ultimi decenni del Futurismo, in Italia, negli Stati Uniti e in Giappone. ''Futurismo - I grandi temi 1909-1944'' e' la mostra in programma al Palazzo Ducale di Genova dal 18 dicembre all'otto marzo (poi a Milano, alla Fondazione Mazzotta, dal 28 marzo al 28 giugno) che prende in esame il movimento ''inventato'' da Marinetti, dalla fondazione nel febbraio 1909 alla diaspora e ai mutamenti di interessi degli aderenti provocati dalla morte di Marinetti nel dicembre '44.

La mostra ripete la valenza magica che Marinetti attribuiva al numero 11. I grandi temi sono infatti 11: metropoli, velocita', simultaneita', individuo, stato d'animo, natura, cosmo, guerra, spiritualita', casa, scena teatrale. Saranno rappresentati da oltre 400 fra dipinti, sculture, oggetti d'arte applicata, progetti architettonici, disegni e bozzetti di Boccioni, Balla, Carra', Severini, Sironi, Sant'Elia, Funi, Dudreville, Depero, Prampolini, Filia, Russolo, Tato, Dottori, Tullio D'Albisola, Farfa. Ci saranno rarissimi film futuristi e ricostruzioni di performances fra cui gli aeropranzi.

Nell'edizione genovese sara' dato rilievo alle attivita' che si svolsero in Liguria, come la prima mostra di plastica murale a Genova nel '34, o le riviste sul naturismo come ''Terra dei vivi''. Ci saranno quindi opere di Canegallo, ''Chin'' Castello, Cominetti, ancora Farfa e Fillia, Picollo, Alf Gaudenzi, Gambetti, Verzetti, Maria Ferrero Gussago, Acquaviva.

Curatori della mostra Enrico Crispolti, Guido Giubbini, Franco Ragazzi, Franco Sborgi. Ha collaborato anche Edoardo Sanguineti. Il catalogo e' edito da Mazzotta.

L'iniziativa e' dei Comuni di Genova e Milano e delle Regioni Liguria e Lombardia. La mostra sara' presentata alla stampa il 17 dicembre. (ANSA)

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'LETTERATURA E IMMAGINI' BANDITO DA FONDAZIONE ALINARI

FIRENZE - La letteratura e le immagini e' il tema scelto dalla Fondazione Vittorio e Piero Alinari di Firenze per un premio letterario ''al miglior studio che abbia per oggetto i rapporti tra la letteratura e le arti figurative, la fotografia, il cinema nella cultura italiana dell'Ottocento e del Novecento''.

Il lavoro, anche ricavato da una tesi di laurea, dovra' essere inedito e non superare le 150 cartelle dattiloscritte. Il premio, intitolato a Piero Alinari, ammonta a cinque milioni di lire e sara' assegnato da una commissione composta da Gino Tellini (presidente), Guido Clemente, Mariapia Albano Pagni, Licia Bertani, Simone Magherini, Beatrice Paolozzi Strozzi e Andrea Ulivi. Le opere dei concorrenti dovranno pervenire in sette copie presso la sede della Fondazione, in via Fiume 8, 50123 Firenze, entro e non oltre il 31 gennaio 1998. La premiazione del vincitore avra' luogo a maggio.

La fondazione e' nata nel 1974 per volonta' testamentaria di Anna Maria Alinari, l'ultima discendente della grande dinastia di fotografi, per sviluppare la cultura artistica e letteraria italiana. Dalla meta' degli anni '80 ad oggi ha assegnato numerosi premi e borse di studio per tesi di laurea, concorsi fotografici, restauri di opere d'arte, pubblicazioni. (ANSA)

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CERAMI, FRA PALCOSCENICO E GRANDE SCHERMO

ROMA - Fra teatro, cinema e libri, questi sono giorni di successo per Vincenzo Cerami, diventato famoso trenta anni fa come autore di ''Un Borghese piccolo piccolo'' e in anni piu' recenti consacrato come sceneggiatore dei film ultramiliardari di Roberto Benigni. Fra una decina di giorni uscira' la loro nuova fatica, ''La vita e' bella'', con la quale l'accoppiata Cerami-Benigni promette di far ridere con una storia drammatica. Ma intanto il suo ultimo libro, che rievoca celebri delitti (''Fattacci'') svetta nelle classifiche dei best seller; lo stesso autore recita sul palcoscenico romano del Vittoria insieme all'inseparabile amico musicista Nicola Piovani i suoi ''Canti di scena'' giunti alla quarta edizione; infine venerdi va in scena nello stesso teatro la sua commedia ''La casa al mare'': sei anni fa la recitavano Lello Arena e Luca De Filippo, ora tocca a Massimo Wertmuller e Angelo Orlando, insieme a Tosca d'Aquino, con la regia di Attilio Corsini. E' la storia di due amici di vecchia data, che si rincontrano. Uno e' angosciato da una crisi familiare giunta alla fine, l'altro pressato dalla urgenza di ottenere le chiavi di un appartamentino fuori Roma, per portarci una ragazza appena incontrata. Una piccola storia agrodolce, fatta per scandagliare due vite comuni, tanto comuni da apparire di una tragicomica follia quotidiana.

''Non capita spesso che una commedia italiana torni in scena con un nuovo cast dopo pochi anni - dice Cerami, presentando lo spettacolo insieme agli interpreti - Sara' una scoperta anche per me. Da quel che mi ha detto Corsini, credo che verra' piu' in primo piano il versante drammatico dei personaggi, rispetto a quello comico e questo non mi dispiace affatto''. ''Da anni speravo di lavorare con Cerami e Piovani e portarli a collaborare con il teatro Vittoria. - spiega il regista Corsini - Questo e' per me solo un primo passo, o piuttosto un secondo passo dopo aver ospitato il loro 'Canto di scena', in vista di una nuova creazione da concertare insieme fra la loro e la mia compagnia''. In modo diverso dalla coppia Cerami-Piovani, che da quasi venti anni collabora in teatro e in cinema (con Bellocchio, Taviani, Benigni ed altri), anche Corsini e' un personaggio singolare della scena italiana: oltre che attore e regista, e' il leader di quella Cooperativa Attori e Tecnici che da quindici anni incassa applausi e risate con ''Rumori fuori scena'', un caso di longevita' teatrale piu' unico che raro; e' poi il creatore del Vittoria, una sala che a Roma da anni vuol dire soprattutto comicita', e che ha un'altra caratteristica: ''l'unico teatro italiano - spiega Corsini - che sopravvive senza abbonamenti, cercando ogni sera il suo pubblico e rischiando su ogni singolo spettacolo'. (ANSA)

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LEOPARDI TRADOTTO PER LA PRIMA VOLTA IN TURCO

ANKARA - Giacomo Leopardi e' finalmente arrivato in Turchia. I ''Canti'' del poeta di Recanati sono infatti stati tradotti in turco dal professor Necdet Adabag dell'universita' di Ankara, grazie al sostegno dell'Istituto taliano di cultura. E' la prima volta che Leopardi viene tradotto in turco.

I cinquemila versi dei ''Canti'', stampati dall'editore Gundogan, sono stati presentati ad Ankara durante una serata alla quale hanno partecipato il direttore dell'Istituto Diego Grilli, l'ambasciatore d'Italia in Turchia Massimiliano Bandini, il sindaco di Recanati Roberto Ottaviani, l'assessore alla cultura della citta' Edvige Percossi e il coordinatore dell'ufficio per il bicentenario leopardiano Maurizio Di Michele. Erano presenti anche autorita' locali turche ed esponenti dell'Associazione turca dei letterati che ha sponsorizzato l'evento.

Il libro e' stato presentato da Ugo Dotti, ordinario di letteratura italiana all'Universita di Perugia. (ANSA)

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NOBEL: DARIO FO, UN GIULLARE ALL'ACCADEMIA DI SVEZIA

STOCCOLMA - Al posto del testo scritto un fumetto e poi risate, applausi, autografi. Una cosa cosi' tra gli stucchi dorati e i lampadari di cristallo dell'Accademia di Svezia non si era mai vista. Ci voleva Dario Fo per trasformare la dovuta conferenza del premiato di turno in un monologo ironico, graffiante e divertente con tanto di recita fuori programma di un pezzo del Ruzzante su un contadino che torna dalla guerra.

''I discorsi io, invece di scriverli, li disegno. Cosi' posso andare a soggetto, esercitare la mia fantasia e costringere voi ad avere fantasia'', ha esordito il premio Nobel per la letteratuira 1977 riferendosi alle 26 pagine di fumetto distribuite ai presenti.

Ed e' partito subito con uno sberleffo a quei letterati che hanno gridato allo scandalo per la scelta dell'Accademia di Svezia. ''Poeti e pensatori sublimi che normalmente volano alto sono stati travolti da una specie di tornado e proiettati sul terreno battendo faccia e petto nel fango della normalita', ha detto strappando il primo di una lunga serie di applausi. Dario Fo, le cui radici affondano nel teatro popolare e nella tradizione orale, ha reso omaggio ai suoi primi maestri, i fabulatori sul paese del Lago Maggiore dove e' nato raccontando una storia che sentiva da bambino.

Parla di Calve', un paese bellissimo che, ha raccontato Fo, aveva pero' il difetto di sprofondare senza che i suoi abitanti se ne accorgessero.

Dai fabulatori del lago Maggiore agli altri suoi maestri Ruzzante e Moliere. ''Due autori che erano anche attori, capocomici e allestitori dei propri spettacoli, proprio come lui''.

E come lui ''hanno ricevuto offese da parte del potere e dei poeti legati alla corte. Parlavano contro l'ipocrisia e la violenza e raccontavano queste cose facendo ridere''. ''Il riso non piace al potere'', ha detto Fo. Dal passato nuovamente al presente per prendersela con chi dovrebbe informare e non informa, con ''il silenzio che diventa assenso'', ''con la cultura del televideo e con le manipolazioni genetiche''. ''Il parlamento europeo ha approvato una direttive che permettera' di mettere il copyright sugli organi. L'ho chiamata operazione fratello porco di Frankstein. Anche il papa si e' indignato e ha parlato di affronto all'umanita''. Ma, ha aggiunto, ''c'e' anche un certo professor White che taglia la testa ai babuini e la sostituisce. I babuini ci rimangono male, si paralizzano e poi muoiono. Il professor White e' membro della commissione delle scienze del Vaticano. Bisognerebbe avvertire il papa''.

E nel panorama non poteva mancare un riferimento al caso Sofri. ''Ho studiato le carte processuali e raccontato il modo assurdo e farsesco come e' stato condotto il processo e ho capito che la gente niente sapeva delle stragi di stato di trenta anni fa, dei treni saltati in aria'', ha detto.

Dalle lotte politiche alla sua compagna di vita, di teatro e di tante battaglie. ''Adesso vi presento Franca'', ha detto Fo indicando una pagina del fumetto nel quale appare la moglie Franca Rame e ricordando che da 45 anni sono insieme.

''Abbiamo recitato in tutto il mondo, nelle fabbriche occupate, nelle prigioni, nelle chiese, perfino quelle consacrate. Abbiamo subito anche minacce, insulti, processi e violenze, in particolare Franca. Ma abbiamo resistito.

Soprattutto lei ha resistito''.

Rivolgendosi ai membri dell'Accademia di Svezia che gli hanno conferito il premio ha concluso dicendo: ''Vi ringrazio per averci premiati tutti e due''. Il discorso sembrava finito, ma Fo ci ha ripensato e prima di salutare ha recitato un pezzo del Ruzzante in dialetto, apprezzato anche da chi non ha capito una parola e ha dovuto accontentarsi di una breve sintesi fatta da Fo stesso. Poi, tutti in piedi ad applaudire e a chiedere l'autografo al giullare. (ANSA)

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FO TRADUCE MOLIERE, IN NAPOLETANO

MILANO - Ha tradotto Moliere, in dialetto napoletano, Dario Fo. In particolare, due scene dal ''Don Giovanni''. Ne ha parlato lo stesso premio Nobel per la letteratura, presentando stasera alla libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele, a Milano, una nuova edizione, di Marsilio editore, del ''Don Giovanni'' (di cui ha anche disegnato la copertina) insieme a Delia Gambelli, autrice dell'introduzione storico-critica e anche della traduzione.

''Avevo visto una sua regia su due pieces di Moliere, alla Comedie Francaise - ha raccontato Delia Gambelli - , erano 'Il medico volante' e il 'Medico per forza'. Per me da quel momento all'immagine di Moliere si e' sovrapposta quella di Fo, capace di divertire, incantare e al tempo stesso rispettare lo spirito e il contenuto semantico di Moliere; anche inserendovi 'giochi' che nel testo non ci sono ma che al tempo di Moliere si facevano, sul palcoscenico''. In un primo momento a Fo era stato chiesto solo di disegnare la copertina, ma poi Delia Gambelli ha pensato di fargli tradurre due scene del Don Giovanni ''che Moliere scrive volutamente in un dialetto accennato, una lingua non colta usata proprio per ridicolizzare: Moliere - ha insistito Gambelli - faceva gia' scandalo fra i potenti dell' epoca usando la prosa e non i versi per il teatro, per di piu' qui usa il dialetto. E' in questo spirito che ho pensato a Fo. Lui ha scelto il napoletano. Credo sia il piu' adatto''. (ANSA)

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SCRITTI GIOVANILI DEL CATTOLICO ECO SU 'SEGNO DEL MONDO 7'

ROMA - Difensore del cristianesimo nelle sue forme piu' pure ed integraliste, ma gia' amante delle biblioteche come del Medioevo, e ''relativamente'' tollerante verso certi aspetti del Comunismo. Ecco come appariva Umberto Eco nei suoi articoli pubblicati negli anni 50 sul quindicinale dell'Azione Cattolica ''Gioventu''', che ora riprone il numero in libreria del settimanale dell'Azione Cattolica ''Segno del mondo 7''.

''Se un certa tradizione ci ha presentato il medioevo come un'eta' di statico abbandono - scriveva nel 1953 l'allora ventunenne autore de ''Il nome della rosa'' - disilludiamoci. Erano tempi duri, in cui necessitava non otium, ma servizio. Solo che ci fu - prosegue Eco - chi fece dell'otium un servizio: e furono i monaci, i famosi, leggendari, oscuri monaci che rinunciavano alla famiglia, alla vita del mondo, alle comodita' quotidiane per dedicare la loro giornata al Signore.

Salvavano, senza saperlo, l'eredita' culturale dell'Occidente. Si macchiarono, e' vero, la coscienza di qualche palinsesto approntato con scarso rispetto pei grandi dell'antichita', ma tennero in dispensa i prelibati banchetti per i ricercatori della Rinascenza''.

In un articolo-intervista del 1952 ad un suo amico svedese, intitolato ''I cattolici svedesi'', il positivista Eco si lascia poi andare ad aperte critiche al protestantesimo e ai suoi danni: ''In Svezia - scriveva Eco - il protestantesimo e la sua azione sono sfociati in un isterilimento quasi totale del sentimento religioso: il luteranesimo svedese si e' trovato sempre piu' nell'impossibilita' di dare qualche cosa di positivo ai suoi adepti. Giovani, studenti, sapienti sono vittime del fatale progredire della macchina della Riforma e i motivi sono evidenti: lo stato attuale delle cose e' conseguenza dell'esasperato soggettivismo della spiritualita' protestante che ha sbriciolato sistemi e impalcature teologiche conservando un senso rigoristico e cupo del contrasto tra il corpo e lo spirito, tra la scienza e la fede, che gli allontana naturalmente le simpatie delle menti aperte al progresso''.

Ma negli scritti del giovane, Eco anche consigli per animare un festival studentesco, divertenti resoconti dei Campi-Scuola studenti come, infine, il rifiuto dell'anticomunismo di comodo. ''Il comunismo - sottolinea il semiologo in un articolo del 1953 dal titolo ''Fare la carita''' - fa proseliti non perche' prometta il Paradiso in terra, ma perche' da' agli uomini un senso di responsabilita' e li convince ad aver un peso e una dignita'''. (ANSA)

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OMAGGIO A DE FILIPPO E MACCARI A PARIGI

PARIGI - Eduardo De Filippo e' oggetto in questi giorni in Francia di un importante omaggio: una mostra e due spettacoli in scena a Parigi piu' uno in preparazione a Marsiglia.

La mostra, allestita fino al 18 dicembre all'Istituto di Cultura italiano di Parigi, presenta i bozzetti creati da Mino Maccari per gli spettacoli del commediografo napoletano, a partire dal Maggio musicale fiorentino del 1964 (Eduardo curo' la regia de ''Il Naso'' di Shostakovic), fino a ''Gli esami non finiscono mai'' del 1973. A portare i disegni di Maccari a Parigi e' stata l'associazione Voluptaria, a cui e' affidato il compito di catalogare gli innumerevoli materiali dell'archivio di Eduardo, che gli eredi hanno donato recentemente al Comune di Napoli.

I responsabili dell'associazione, Ernesto Ciliento e Claudio Novelli, hanno tenuto a stabilire con questa mostra, un' occasione di contatto con le istituzioni francesi (in primo luogo la biblioteca dell'Opera di Parigi), che hanno un' esperienza importante in materia di archivi. La mostra, inaugurata in presenza della vedova di Eduardo, Isabella Quarantotti De Filippo, sara' trasferita, dopo Parigi, negli Istituti di cultura di Marsiglia, Grenoble, Lione, Strasburgo e Lilla.

La collaborazione tra Eduardo e Maccari risale al 1964, quando Roman Vlad, direttore del Maggio Musicale Fiorentino, decise di affidare a Eduardo la regia del ''Naso'' e a Maccari le scene e i costumi. L'anno seguente l'incontro si rinnovo' al Piccolo di Milano, con ''Il signor di Pourceaugnac'' di Moliere. In seguito i due artisti hanno lavorato diverse volte fianco a fianco: nel 1970 per Falstaff, sempre al Maggio Fiorentino, e tre anni dopo per ''Gli esami'' dello stesso De Filippo. Contemporaneamente alla mostra, al teatro De La Tempete di Vincennes e' in scena ''La Grande Magia'', firmato da Lisa Wurmser, una giovane regista che e' riuscita a dare di Eduardo una interpretazione totalmente originale, senza timidezze e reverenze, singolarmente riuscita. ''Per qualche minuto all'inizio - ha detto Isabella De Filippo - ho creduto che non l'avrei sopportato''. Ma dopo i primi minuti di perplessita' lo spettacolo ''prende'', e dimostra che il teatro di De Filippo ''funziona'' anche senza dialetto napoletano e Vesuvio sullo sfondo.

Piu' misurato il giudizio su un altro spettacolo in scena a Parigi, ''Sik Sik'', presentato da Jacques Mauclair, mentre a Marsiglia e' prevista per il 21 gennaio la 'prima' di ''Sabato, domenica, lunedi'', per la regia di Robert Cantarella. (ANSA)

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BOCCACCIO: TESTO GIOVANILE 'DECAMERON' SCOPERTO DA BRANCA

ROMA - Una redazione giovanile del ''Decameron'' e 18 disegni illustrativi autografi di Giovanni Boccaccio sono stati scoperti da Vittore Branca, uno dei massimi studiosi dell'opera e dei suoi codici manoscritti, e da Maria Grazia Ciardi Dupre', grande esperta per quel che riguarda disegni dell'epoca e dello scrittore fiorentino in particolare.

L'annuncio ufficiale lo da' lo stesso Branca a Roma con una relazione all'Accademia dei Lincei, cui seguira' la pubblicazione di un lungo saggio stilistico-filologico di 200 pagine sul numero di aprile del periodico ''Studi sul Boccaccio'' (ed. Le Lettere). ''Tre editori - racconta Branca - si sono gia' fatti avanti per pubblicare le due redazioni una a fronte dell'altra e sto studiando il progetto''.

La redazione giovanile del ''Decameron'', composta secondo Branca da un Boccaccio non ancora quarantenne, e' contenuta nel codice ''Parigino italiano 482'' conservato alla Nazionale di Parigi e scritto da Giovanni Capponi negli anni precedenti il 1360, oltre che in una quarantina di altri manoscritti.

Branca, che trenta anni fa dimostro' come fosse autografo del Boccaccio il ''Decameron'' del codice berlinese ''Hamilton 90'', scritto dall'autore sessantenne attorno al 1370, oggi racconta che, studiando negli anni i codici che contengono l'opera o sue parti, si e' reso conto che, per lingua e per stile, se ne potevano ricostruire due differenti scritture.

''La prima, quella trascritta dal Capponi, e' piu' letteraria, con qualche lungaggine stilistica e alcune incongruenze narrative, ma alle volte anche con scatti narrativi felici. E' - spiega Branca - l'opera di un giovane letterato molto attento alle regole dello scriver bene. Mentre la versione autografa piu' tarda e' piu' sicura e coerente, ma anche innovativa, libera nell'uso di un linguaggio espressivo con maggior ricorso a interventi dialettali (come quelli senesi, pisani, veneziani), furbeschi, gergali, villaneschi, come per le invenzioni estrose nel parlare di Calandrino o Frate Cipolla''. A garanzia della sua tesi, come dice lo stesso studioso, vi sono trascrizioni su codice berlinese di mano dello stesso Boccacio di varianti prese dal codice parigino e proposte come possibili varianti. Nelle sue versioni l'impianto dell'opera, con le giornate e le cento novelle e' il medesimo. ''A questo si aggiungono, sul codice del Capponi, probabilmente un amico dello scrittore, 18 graziose e saporose illustrazioni che la Dupre' ha dimostrato autografe del Boccaccio stesso''. Boccaccio era del resto buon disegnatore e la stessa Dupre' ha catalogato un centinaio di suoi interventi figurativi.

Per quel che riguarda le datazioni c'e' quindi da segnalare che la seconda redazione, rispetto alla prima ''si caratterizza anche per elementi storico culturali che Boccaccio poteva aver acquisito solo dopo il 1355 - dice sempre Branca - come la deviazione del traffico navale genovese dalla Tana a Costantinopoli o la lettura di alcuni testi greci''.

Insomma, piu' Boccaccio, col tempo, diventa colto e umanista, tanto piu' capisce l'importanza del suo lavoro e vi interviene con liberta' creativa e linguistica. ''Ma non solo, perche' nella versione maggiore - aggiunge sempre Branca - vi e' anche un'accentuazione di quella epopea mercantesca che e' una delle caratteristiche importanti del 'Decameron'. Nel codice berlinese compare cosi' la narrazione delle contese fra Bardi e Vinciolo, il tutto accompagnato poi da un preciso sviluppo di un lessico tecnico mercantesco''.

Insomma, quei mercanti spesso disprezzati da Dante e ignorati da Petrarca, divengono con Boccaccio protagonisti in tante sue novelle che, aldila' di come li rappresenta o li giudica, dimostra aperta adesione alla visione del mondo, ai nuovi costumi e nuove concezioni maturate dalla societa' borghese mercantile del Trecento. (ANSA)

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CLASSICI ITALIANI PER SCUOLE GB: MANACORDA, D'AMICO

ROMA - ''Tutte le scelte appaiono personali, ma queste sono davvero curiose - commenta le scelte della commissione inglese sui classici di cui dotare le scuole Giuliano Manacorda, docente universitario di letteratura italiana e autore di manuali per studenti - intanto perche' dopo Dante e Machiavelli saltano tutti i nostri grandi classici, da Petrarca e Boccaccio, da Leopardi a Manzoni, poi perche' di autori contemporanei si predilige Lampedusa e di Calvino si sceglie 'Se una notte d'inverno un viaggiatore'''. ''Il libro di Calvino e' difficile, costruito secondo una precisa scienza della narratologia e dei giovani lettori, senza una guida adeguata, potrebbero perdersi (oltre che annoiarsi) su quelle pagine - spiega sempre Manacorda - Per quel che riguarda Primo levi, evidentemente si e' fatta una scelta creativa, escludendo le memorie, e piu' consona allo spirito pragmatico e scientifico anglosassone, cui rispondono i racconti sugli elementi chimici del 'Sistema periodico'''.

Masolino D'Amico, anglista e docente universitario, trova invece la scelta ''davvero non curiosa e coerente con la chiusura tipica degli inglesi verso l'estero oltre che con il voler segnalare evidentemente quei testi stranieri che contano per loro, che hanno influito sulla loro cultura, a cominciare da Machiavelli e il teatro elisabettiano''.

''L'Italia del resto - spiega ancora D'Amico - dopo il 500 non ha piu' avuto grande spazio in Inghilterra. Contava sino agli anni '30, ma solo per un'elite che oggi e' cambiata, ha diversi interessi. 'Il gattopardo' ha avuto un grande successo ed e' utile anche su un piano storico- didattico. Levi e Calvino sono i due autori che per loro rappresentano la nostra letteratura contemporanea, poi c'e' solo Umberto Eco, che e' pero' poco amato''.

Per D'Amico, se si vuole essere pignoli, ci si puo' chiedere ''perche' non sia stato preso in considerazione Leopardi, che un grande critico come Mattew Arnold defini' il piu' grande romantico, anche a paragone dei connazionali Byron, Shelley e Keats. C'e' poi il caso di Svevo, che negli anni '30 fu di moda, grazie anche a Joyce, ma oggi e' dimenticato, come Verga, che fu tradotto da Lawrence, ma senza successo. Pensiamo che tutti i grandi intellettuali inglesi, dalla Woolf a Forster, che vennero e amarono l'Italia, mai impararono l'italiano o presero contati con scrittori e artisti del nostro paese. C'e' quindi poco da sorprendersi''. (ANSA)

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BICENTENARIO LEOPARDI: 912 RILEGATORI D'ARTE PER L'INFINITO

MACERATA - Ben 912 rilegatori di 37 nazioni partecipano al concorso ''Cento maestri rilegatori per l'Infinito'', promosso dalla Provincia di Macerata per il Bicentenario della nascita di Giacomo Leopardi. Il bando era stato inviato a 5.000 artisti di tutto il mondo e la risposta e' stata superiore al 20%. Le domande di partecipazione hanno infatti superato il migliaio, ma oltre 100 sono pervenute dopo la scadenza del bando. Gli artisti debbono cimentarsi nella rilegatura di un volume contenente la piu' famosa lirica del poeta recanatese, stampata a fogli sciolti in 74 diverse versioni linguistiche, nel formato 20x30 centimetri, in una edizione di pregio realizzata dalla scuola del libro di Urbino su carta di Fabriano. Il volume, rilegato nello stile e con la tecnica preferita, dovra' essere restituito entro il 30 aprile '98. Cento rilegature saranno poi selezionate da una commissione scientifica internazionale di cui fanno parte, tra gli altri, Mirjam Foot, direttrice della British Library di Londra, Storm Van Leeuwen, conservatore della biblioteca reale de L'Aja, Hugo Peller, gia' direttore del Centro del bel libro di Ascona, Jan Van der Marck, direttore dell'Istituto d'arte di Detroit, Jean Toulet, conservatore della biblioteca nazionale di Francia, e Michel Wittock, presidente della biblioteca Wittockiana di Bruxelles. I lavori saranno esposti in una mostra itinerante che fara' tappa nelle principali capitali europee. (ANSA)