Lett. Italiana su CD-Rom

[17-11-1997]

Da La Repubblica:

Tutta in Cd l'opera di Gadda Faciliterà la scoperta delle concordanze

ROMA - La lingua di Carlo Emilio Gadda è uno scrigno di stupefacenti sorprese e delizie. Che ora è possibile indagare da vicino. Il Consiglio nazionale delle ricerche ha preparato uno strumento informatico, un Cd-rom, che permetterà di evidenziare i legami esistenti nell'opera dello scrittore milanese fra le parole usate ed il contesto espressivo. E' quello che i linguisti chiamano concordanze. Il Cd-rom è stato approntato dall'Istituto di linguistica computazionale del Cnr di Pisa, a cura di Maria Luigia Ceccotti e Manuela Sassi. L' archivio elettronico permette, sui singoli testi, su un sottinsieme di testi e su tutta l'opera, la lettura e l'analisi attraverso il recupero di caratteri, locuzioni, espressioni complesse, note, immagini, indici e glossari. Questo strumento informatico verrà presentato domani a Roma, nella sede del Cnr in Piazzale Aldo Moro alle 16. Interverrà, oltre agli autori del progetto, Gian Carlo Roscioni, che terrà una relazione sulle concordanze gaddiane. Roscioni è autore di molti studi sull'opera di Gadda, ultimo dei quali è il saggio dedicato all'infanzia e all'adolescenza dello scrittore. I romanzi e la scrittura gaddiana in genere sono un grande repertorio di espressioni dialettali, di parole latine, di termini tratti dalle discipline fisiche e ingegneristiche, definizioni matematiche, riflessioni in tutte le lingue. Orientarsi in questo gigantesco pastiche non è mai stato semplice, ma è tuttavia necessario per comprendere l'essenza della poetica gaddiana. Ed è proprio da questa esigenza che è nato il Cd-rom.


dal Corriere della Sera

Martedì, 11 Novembre 1997

CULTURA

ARCHIVI I testi letterari italiani in Cd rom: da Petrarca a Marino, passando per Tasso e per molte opere introvabili. E si scopre che con i versi si può anche giocare

LETTERATURA Navigare per le rime Accostamenti e ricerche su temi e simboli: la lettura dei classici può diventare più semplice e divertente La fenice? Prima alludeva a Cristo e poi all'amore Un esempio degli infiniti percorsi possibili

di GIULIO FERRONI

L'avvento del computer propone per la letteratura nuovi scenari, su cui da tempo si discute, tra utopie avveniristiche e ansie apocalittiche: il solo dato di base indiscutibile, con cui tutti si trovano automaticamente a fare i conti, è quello del supporto materiale, dei procedimenti di scrittura e di stampa, universalmente dominati da macchine a cui inevitabilmente approda, nella fase finale, anche la scrittura di coloro che non sanno cosa sia digitare e cliccare. Ma, al di là di questo dato di base, si accumulano progetti, ipotesi, suggerimenti, si delineano forme di una possibile cyberletteratura, si producono strumenti eterogenei, si prospettano molteplici usi didattici, modi di lettura, studio, riflessione, ricerca guidati dall'informatica. Mentre l'insieme della scuola attende, senza troppa emozione per la verità, l'invasione su larga scala dei computer, in singoli istituti si fanno prove ed esperimenti didattici di vario tipo, che chiamano in causa anche la letteratura, almeno per il residuo rilievo che essa mantiene nell'insegnamento (anche se voci molto ascoltate in ambito ministeriale stanno cercando in vari modi di metterla ai margini, cominciando col mettere ai margini i grandi autori del passato: più che giusto il grido d'allarme di Cesare Segre). Alcuni entusiasti zelatori delle «nuove» tecnologie si affannano a teorizzare un po' a vuoto, spesso coniugando con l'informatica le più consunte e inerti aspirazioni strutturalistiche a cercare improbabili grammatiche generali delle forme letterarie: e quanto più è vuoto, tanto più questo teorizzare conduce a richieste di nuovi corsi di laurea, con relativi nuovi posti di insegnamento per l'informatica nelle discipline umanistiche.

Molti sprovveduti pensano poi di affidare all'informatica la possibilità di suscitare nuova curiosità per la letteratura, di offrire nuove «motivazioni» per lo studio, grazie alla multimedialità, al movimento discontinuo e «aperto» tra i testi che essa sembra garantire. Tra i piccoli miti pr-et-à-porter imperversa quello dell'ipertesto, che ormai nel buon senso comune culturale è considerato meraviglia e toccasana universale, strumento didattico e conoscitivo insieme «leggero» e onnicomprensivo: quelli disponibili sul mercato hanno però piuttosto l'aria di trascrizioni ludiche di ridotti modelli enciclopedici, con una riduzione e semplificazione estrema dei materiali raccolti, con percorsi predeterminati che sono molto più vincolanti e riduttivi di quelli dati dalla «continuità» del libro. Quanto alla produzione di piccoli ipertesti da parte di studenti come esercitazione didattica, essa non va al di là di un ambito ludico, certo da utilizzare e da promuovere, ma senza attribuirgli funzioni e obiettivi «epistemologici» che non può avere; alla fine, si tratta solo di trasposizione informatica delle vecchie ricerche e ricerchine, fatte con ritagli, disegni, foto, copiatura di pezzi di enciclopedia e di frammenti di testi, ecc. Dal punto di vista di gran parte delle discipline è probabile che il vero apprendimento, l'acquisizione di conoscenze e di metodi, non si possa raggiungere così; resta determinante una base «continua» e discorsiva, necessaria anche per la lettura più propriamente «letteraria». Nella didattica l'uso dell'ipertesto può comunque avere qualche funzione marginale e merita di essere sperimentato: ma per lo studio più avanzato sulla letteratura esso non sembra per ora poter dare nessun contributo di rilievo.

Gli strumenti più efficaci sono in realtà quelli che prescindono da pretese teoriche e da ideologie didattiche e mirano piuttosto ad usare l'informatica nelle sue potenzialità tecniche, per porla al servizio dei testi, per rendere questi più agevolmente consultabili, per svolgere ricerche e confronti linguistici, stilistici, tematici. L'informatica permette di costituire degli archivi che comprendono un gran numero di testi e di interrogarli ad ampio raggio, di muoversi dentro di essi, di rintracciare porzioni testuali, informazioni, dati formali e contenutistici. Per la letteratura italiana si disponeva già della Liz (Letteratura italiana Zanichelli), Cd rom con ampio corpus con tutte le opere essenziali (ben 500 testi), curato da Pasquale Stoppelli, con il sistema di ricerca Dbt (Data Base Testuale) ideato da Eugenio Picchi: ma ora, per una nuova sigla editoriale romana, la Lexis Progetti Editoriali, ha preso avvio una nuova collana di Cd rom, «Archivio italiano», che intende offrire ampi archivi più specializzati e completi su autori, generi, documenti storici definiti, sempre con il sistema Dbt, ma in forma più veloce, più piacevole ed avanzata (mentre la Liz operava su Dos, questi dischi operano ora su Windows e Windows 95). Della collana sono appena usciti tre formidabili dischi inaugurali, uno curato dallo stesso ideatore della Liz, Pasquale Stoppelli, con Opera omnia di Francesco Petrarca, e due curati da Amedeo Quondam, Tutte le opere di Torquato Tasso e Archivio della tradizione lirica italiana da Petrarca a Marino.

Si tratta di un contributo prezioso già a livello meramente editoriale, anche per chi volesse soltanto «leggere» certi testi assolutamente introvabili e non più pubblicati da tempo, che ora questi dischi rendono facilmente consultabili: i testi sono tutti presi da edizioni critiche, quando esistono, o comunque dalle edizioni più affidabili, senza però quella schifiltosità di certa nostra filologia nei confronti dei testi provvisori, che spesso ha impedito la circolazione di testi importanti, in attesa di future edizioni critiche che non vengono mai alla luce. Così è finalmente resa leggibile una grande opera latina di Petrarca sparita dalle biblioteche, ma che nel Rinascimento ha avuto una selva di edizioni, il De remediis utriusque fortunae (I rimedi dell'una e dell'altra fortuna), modello per tanta letteratura moralistica europea: un'opera divisa in due libri, che suggeriscono i modi per sottrarsi sia al pericoloso eccesso della buona sorte sia alla sofferenza della cattiva, con numerosissimi capitoli, che propongono una fitta casistica dei beni e dei mali degli uomini, non senza qualche risvolto ironico (tra i tanti, può apparire addirittura attualissimo De librorum copia, sull'eccessiva quantità dei libri). Ma trascorrere tra questi Cd e leggere qua e là suscita sorprese e curiosità infinite: tra l'altro si può disporre dell'introvabile Gerusalemme conquistata, la versione definitiva che Tasso volle dare del suo poema, e delle altrettanto introvabili Lettere dello stesso Tasso; per la lirica, si hanno ben 200 testi, anche se si può aver qualche rimpianto per la mancanza di molti lirici del Duecento.

Su questo vastissimo campo testuale, il sistema di interrogazione permette indagini del tipo più vario, dalla semplice ricerca di singole parole a ricerche di famiglie di parole (cioè di tutti quei passi in cui due o più parole appaiono vicine), a più complesse ricerche su forme grammaticali, sintattiche e stilistiche, a indagini statistiche, a costruzione di indici, di concordanze, di rimari, di elenchi del tipo più diverso. Il bello è che il materiale e il programma permettono sia la ricerca più avanzata e sofisticata, che l'indagine giocosa o curiosa, che tra l'altro può avere buoni esiti anche sul piano didattico. Tra i percorsi più facili e interessanti ci possono essere quelli su temi, figure, simboli, che possono partire proprio dalla ricerca di singole parole. Proviamo con un animale immaginario, che nel medioevo era stato spesso visto come simbolo di Cristo e che poi è passato a simbolo amoroso, quella fenice che secondo la leggenda viveva per 500 anni e poi moriva bruciando, per risorgere dalle sue ceneri. Se cerchiamo «fenice» nell'Archivio della tradizione lirica troviamo ben 374 occorrenze della parola, distribuite in 102 testi diversi: per esempio 5 volte nel Canzoniere di Petrarca, ben 48 volte nella Nicolosa bella di un certo Colagrosso, 14 volte negli Amori di Bernardo Tasso e 19 volte nelle Rime di suo figlio Torquato; e possiamo avere anche un grafico sulla distribuzione della parola nei vari testi, anche in rapporto all'estensione degli stessi. Naturalmente, dai calcoli e dalle statistiche occorre poi passare a leggersi i testi e a vedere più da vicino significati e valori che in essi la fenice assume: sarà possibile che, per questa strada, l'informatica aiuti un po' la critica e gli studi letterari a non morire, e, semmai, a risorgere dalle proprie ceneri, come la fenice?

[E.S. I rispettivi quotidiani hanno il copyright degli articoli. Prossimamente forniro' maggiore informazione sui CD-Rom di cui parla il Prof. Ferroni]