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Testi in rete 8[25-6-1997]da Emilio Speciale: Mi permetto di occupare un po' di spazio ed intervenire anch'io sulla questione dei testi in rete e del diritto d'autore. Incominciamo da IL DIRITTO D'AUTORE Il quale e' pensato per proteggere gli autori: il lavoro di uno scrittore viene protetto da plagi o da sfruttamento economico da parte di altri. Lo scrittore da' in prestito, in gergo "aliena", il suo lavoro per essere sfruttato economicamente (con la pubblicazione) ad un editore che ne trae profitto e paga lo scrittore. Dopo la morte dello scrittore i diritti passano agli eredi per ben SETTANTA anni, oppure restano all'editore, che deve comunque pagare i ricavi, in percentuale, delle vendite ai discendenti. Da un punto di vista legale, naturalmente, la questione e' piu' intricata, ma questo e' il quadro. Chi ci guadagna? Gli scrittori di successo sono tutelati con forti guadagni, i poeti muoiono di fame, tra i saggisti pochi guadagnano qualche spicciolo. Tuttavia il copyright che e' stato sempre fatto passare come un ombrello protettivo per gli autori e' in realta' un potente strumento di guadagno dell'editoria e dei discendenti (inclusi, adesso, i pro-pro-nipoti). Perche' tenere vincolati per cosi' tanto tempo (settanata anni!) i testi degli autori contemporanei? Pirandello ha finito di aver bisogno di soldi il 10 dicembre 1936 alle ore 8.56 del mattino (e nelle sue disposizioni testamentarie per il suo funerale si legge: "Carro d'infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno mi accompagni, ne' parenti, ne' amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta."), ma i discendenti e la casa editrice Mondadori pretendono ancora oggi, e per un po' di tempo ancora, di fare soldi con la sua opera. Eredi e case editrici impediscono spesso, in nome del d. d'a., la circolazione e l'edizione di testi degli scrittori contemporanei, tutto al loro vantaggio economico e tutto a svantaggio di noi lettori. Ci sara' mai una legge sull'editoria che tuteli i diritti dei lettori? Ne dubito. TESTI FUORI DIRITTO Cioe' quei testi di autori morti piu' di 70 anni fa. Bene: gli autori sono in formato cenere, ma in che formato sono i testi di questi autori? Risponde a cio' il filologo. Abbiamo testi ben tramandati e che possiamo quindi assumere pari pari se li vogliamo (dato che siamo liberi di farlo) ripubblicare. Ci sono testi invece che sono un disastro: la Divina Commedia, le Grazie, Il Giorno, ecc. Ci sono voluti dei filologi che con faticosissimo lavoro ci hanno restitutio un testo vicino all'intentio dell'autore: non si e' sempre d'accordo sul risultato, ma un risultato c'e' stato: un nuovo testo in edizione critica. Molto lavoro filologico si e' fatto sui nostri classici dal dopoguerra ad oggi e molti filologi sono per fortuna ancora vivi (grazie a Mercurio, consorte della loro disciplina). Che diritti hanno sul proprio lavoro? Praticamente nessuno: chiunque puo' appropiarsi della loro edizione del testo x, perche' il testo x e' fuori diritto, come se la loro edizione fosse "il" testo x. IL MONDO INTELLETTUALE (SINOSSI GENERALISSIMA) Dove ci sono: chi scrive e fa soldi [a], chi scrive e muore di fame (e.g. i poeti) [b], chi si appropria di quello che scrive (a) e se furbo fa soldi [A], chi si appropria di quello che scrive (b) e poco furbo fa la fame [B], chi scrive su chi scrive o ha scritto [C], chi si appropria di quello che scrive (C) e non lo paga, chi si appropria di quello che scrive (C) e vuole essere pagato per pubblicargli i suoi lavori. (C) non ha quindi nessun diritto sulla propria fatica, ne' ricava guadagno economico. Com'e' possibile cio'? Cio' e' possibile perche' (C) e' garantito economicamente da una istituzione. (C) insomma e' il prof. che viene pagato dall'universita'. Anzi per poter entrare e restare all'interno di questa istituzione, (C) deve produrre al massimo scritti su chi scrive o a scritto. I filologi appartengono a questa categoria e il loro lavoro, pagato dall'universita', sul mercato gestito dall'editoria non ha nessun valore economico, cioe' non produce ricchezza per chi ha lavorato. Se X ha prodotto l'edizione y del testo z cio' e' potuto avvenire solo grazie al fatto che il sostentamento economico di X e' garantito da una istituzione (l'universita') e non dal ricavo del prodotto del suo lavoro (l'edizione y): su questo guadagneranno le case editrici. Non esistono filologi (o allargandoci, studiosi di letteratura) che vivono esclusivamente del loro lavoro di editori di testi. Ci sara' mai una legge sull'editoria che tuteli i diritti dei filologi? Ne dubito. IL TESTO Tutti rubano l'edizione Petrocchi della Divina Commedia. Alcuni sono gentili e lo dicono, altri fanno finta di niente. Cosi' va la vita. 1. C'e' una edizione ideale della D.C. che ancora non e' stata ricostruita. 2. C'e' l'ed. Petrocchi della D.C.. 3. E c'e' il libro che contiene l'ed. Petrocchi. 4. Ci sono tanti libri che copiano fedelmente l'ed. Petrocchi. Questo e' il panorama. IL PIRATA E LA LIZ Scoppia il caso. Tante polemiche. Utili riflessioni. Cambia il panorama. 1) D.C. ideale; 2) Ed. Petrocchi; 3) Ed. LIZ; 4) Ed. Pirata. Quelli della LIZ s'infuriano giustamente: hanno lavorato per anni e con grande fatica per realizzare un prodotto che ora viene rubato e messo a disposizione gratuitamente via Internet. Parentesi lavoro: Dante ha lavorato moltissimo, Petrocchi ha lavorato moltissimo, quelli della Liz hanno lavorato moltissimo, il Pirata qualche pomeriggio, ma ha lavorato. Tutti e quattro comunque non sono tutelati, grazie alla legge del testo fuori diritto, dei settanta anni, ecc. Perche'? Per una confusione semiotica. L'unico oggetto fuori diritto e' il n.o 1) il testo ideale della D.C. Gli altri 3 oggetti sono "manufatti", frutto di lavoro, di persone che non sono morte settanta anni fa! Il testo di Petrocchi, non esisteva prima che lui lo portasse a termine. Idem si puo' dire della Liz che ha trasfromato il testo in formato elettronico. Idem possiamo dire del Pirata che ha estratto il testo dal macrocorpo della Lett. Italiana Zanichelli e ne ha fatto un documento unico e unitario, nuovo prodotto che non esiste in questa forma, un file singolo, all'interno del Cd-Rom LIZ. IL LADRO Dante e' un ladro? No perche' ha sudato sulle sue fonti trasformandole, ecc. Petrocchi e' un ladro? Per carita': e' un benefattore e ha lavorato tantissimo. Quelli della LIZ hanno rubato? Ma neanche per sogno: hanno faticato tantisimo perche' hanno trasformato un testo stampato in un testo elettronico (versi,versi, versi; pagine, pagine, pagine, capitoli....). E il Pirata? Lui si che e' un ladro, anche se ha lavorato anche lui. Ma si e' appropriato di un lavoro pesante fatto da altri, impiegando poco tempo e poco lavoro. Il solito furbo, non sempre malvisto in Italia. E' un ladro perche' non ha rubato un testo, ma un documento elettronico. L'analogia con il rubare un libro in libreria mi sembra abbastanza adeguata. Vediamo perche'. Ho intenzione di fare un'edizione del solo testo della D.C. e venderlo a mille lire. Prendo l'edizione Petrocchi e faccio le fotocopie e le vendo a 1000 lire: sono chiaramente un ladro e un pazzo. Ladro perche' ho duplicato senza fatica non il testo della D.C. ma quel testo e la sua composizione tipografica, ecc. ecc. Secondo la legge sono passibile di arresto. Sono pazzo perche' ci perdo. Altra possibilita' mi ribatto tutta l'edizione Petrocchi al computer e passo il mio documento elettronico ad un giovane ed agguerrito editore che ne stampa due milioni di copie, le vende a mille lire e ci facciamo i soldi. Non sono ne' ladro ne' pazzo. E' vero ho rubato il lavoro di Petrocchi, ma lo indico nella paginetta di prefazione, e purtroppo e' normale adoperare le edizioni critiche dei nostri classici, senza pagare nulla. Rifacciamo la legge. Tuttavia ho lavorato tantissimo per trasformare il testo da scrittura lineare stampata a scrittura elettronica memorizzata in un file. Continua il racconto. Lascio il file sul computer dell'universita': un collega lo scopre e se lo sgrinfia e lo regala alla ragazza, lo mette in rete, lo vende a basso costo. E' chiaramente un ladro e quando glielo rinfaccio mi dice che e' un testo fuori diritto. Segue un bel destro (sinonimo di diritto) sul suo naso. Morale della favola. Un file elettronico di un testo x, non e' il testo x, ma e' la somma del lavoro e della fatica di colui o colei che ha trasformato il testo x in file y. Esattamente come il testo non e' il libro. Chi ruba un file e' esattamente omologo a chi ruba un libro. Ammettiamo un paradosso: scopro un testo importantissimo di Dante alla Biblioteca centrale di Zurigo. Lo batto al computer per darlo ad un editore. Il solito collega (mai fidarsi dei colleghi!) lo trova mi ruba il file e lo manda ad un altro editore. E' chiaramente un ladro. Il testo di Dante esiste in biblioteca: lui poteva andare a ritrascriverlo e non sarebbe stato un ladro, invece ha rubato il mio lavoro. Altro scenario: trovo il testo, lo trascrivo in un file, lo pubblico. Un collega, Mr. Onesta', dell'universita' di Malta vuole fare un'altra edizione e invece di mandargli il microfilm gli spedisco, poiche' sono molto generoso, il mio file con il testo. Dopo alcuni mesi il collega Onesta' mi scrive dicendomi che ha finito di trascrivere il testo e che e' ora pronto a preparare il commento. Non capisco e via e-mail chiedo spiegazioni. Il collega si e' ricopiato *lettera per lettera* il file che gli ho mandato, tenendo aperta sullo schermo una finestra con il mio testo sopra e sotto un'altra finestra con il testo che man mano batteva! Ecco quello che non ha fatto il Pirata. Anche se un piccolo (da geniale intelligenza furba) lavoro l'ha fatto: quello di ricomporre tutti i testi in singoli file dal macrotesto della LIZ. L'EDITORE "La scomparsa dal mercato della piaga costituita dalle edizioni plagiate esercito' una grande influenza sul conteggio del prezzo dei libri, perche' fino a quel momento gli editori avevano sempre asserito che *i libri costano cari perche' vengono plagiati, e vengono plagiati perche' costano cari*... Si deve d'altra parte ammettere che il plagio reco' qualche vantaggio al lettore, perche' il prezzo relativamente basso di queste edizioni invoglio' molta gente ad acquistare libri che in edizione originale sarebbero stati al di la' delle loro possibilita' finanziarie" (S.H. Steinberg, Cinque secoli di stampa, Torino, Einaudi, 1962, pp. 247-248.) La Zanichelli, che giustamente deve generare profitti, ha avuto un ruolo di monopolio in questo campo e quindi ha stabilito un prezzo alto per la LIZ. Secondo me, da un punto di vista di strategia economica, ha proprio sbagliato. Poteva vendere di piu' stabilendo dei prezzi piu' bassi. Speriamo che la concorrenza le faccia cambiare tendenza. Se la Zanichelli abbassa il prezzo, vende piu' LIZ. Se vende piu' LIZ, ci sono piu' utenti di questo prezioso strumento e ci sono piu' meritati guadagni per coloro che hanno sudato tanto per realizzare questo perfettibile prodotto. Tutto qui e scusate se e' tanto! a proposito di queste discussioni: "Ricordatevi di Giotto e di Caporetto" Paolo Cherchi [E.S. Capito? No? Si'? Facciamo un concorso a premi. Mandate le risposte.]
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