Testi in rete 6

[12-6-1997]

In un recente messaggio, Pasquale Stoppelli e' tornato sul tema della proprieta' giuridica dei testi elettronici dei classici. Nel nostro primo intervento, auspicavamo che la casa editrice Zanichelli e i responsabili della LIZ scegliessero quella che a nostro avviso e' la strada più proficua - il riconoscimento del fatto che il testo elettronico di un autore fuori diritti puo' circolare liberamente, e che paternità giuridica e intellettuale spetta invece al 'valore aggiunto' del quale il testo elettronico puo' essere dotato, sotto forma di note, commenti, apparato ipertestuale, strumenti software di ricerca e indicizzazione, e quant'altro.

La strada scelta da Stoppelli non sembra questa. E per noi del progetto Manuzio diviene a questo punto necessario prendere, al di la' della stima personale e professionale per chi tanto ha fatto per la diffusione dell'informatica umanistica nel nostro paese, una posizione chiara e decisa. Lo facciamo perche' siamo convinti che si tratti di una battaglia non solo giuridica ma anche culturale, una battaglia necessaria, importante, ed a questo punto non piu' rinviabile.

Stoppelli paragona il 'furto' dei testi elettronici della LIZ al furto in libreria di una copia di un testo a stampa di un classico. La Divina Commedia e' fuori diritti, ma se la casa editrice Zanichelli (o chiunque altro) ne stampa una edizione e la manda in libreria, e se qualcuno in libreria ruba una copia del libro, si tratta di un furto, di un reato perseguibile. Analogamente, secondo Stoppelli, se qualcuno copia dal CD-ROM della LIZ il testo elettronico della Divina Commedia e lo distribuisce liberamente, commette un reato.

Il paragone e' suggestivo e retoricamente efficace, ma non regge a un'analisi attenta. Naturalmente, se qualcuno ruba in libreria una copia di un libro (sia o no fuori diritti il testo originale), quel qualcuno commette un reato. E analogamente (questo, infatti, e' il paragone corretto), se qualcuno ruba in libreria una copia del CD ROM della LIZ, quel qualcuno commette un reato. Ma non e' questo il caso che stiamo discutendo. Il caso e' diverso.

Nel nostro caso, un ignoto 'Mr. X' ha comprato in libreria una copia della LIZ (ovviamente, se la copia l'avesse rubata, Mr. X avrebbe commesso un reato). Mr. X ha poi copiato sul proprio disco rigido un testo elettronico di un classico fuori diritti (e si noti che il testo, nella forma 'ricavata' da Mr. X, sul CD-ROM della LIZ non c'e', dato che i testi vi sono codificati in formato proprietario), per poi diffonderlo attraverso Internet. Se vogliamo fare un paragone, è come se il nostro Mr. X avesse regolarmente acquistato in libreria una versione Braille della Divina Commedia, l'avesse copiata 'traducendola' - magari automaticamente - in testo scritto (senza modificare in nulla le scelte di edizione effettuate nella versione acquistata), e avesse diffuso copia della sua trascrizione. In questo caso, Mr. X avrebbe commesso un reato?

Secondo noi, se il testo copiato e' fuori diritti, Mr. X non avrebbe commesso alcun reato. E questo sia che Mr. X avesse conservato le 'particolarita' di edizione' (trattini, virgolette, apici, caporali e quant'altro) dell'edizione utilizzata, sia che le avesse in qualche misura modificate. Non e' pensabile, infatti, che queste 'particolarita' di edizione' si possano trasformare in uno 'strumento di appropriazione' del testo. E del resto, se cosi' fosse, ben facile sarebbe il gioco di chi volesse 'appropriarsi' di un testo elettronico, fuori diritti o no: basterebbero un paio di sapienti 'search and replace', un caporale al posto di una virgoletta, un trattino lungo al posto di un trattino breve, e magari - perche' no - la correzione di un paio di errori di stampa, che non fa mai male...

Stoppelli si e' meravigliato della nostra richiesta di chiarimenti su quelle che abbiamo un po' maliziosamente chiamato le 'varianti di appropriazione' del testo. Ci sia consentito di citare il suo passaggio:

"Un testo e' fatto di lezioni sostanziali e di elementi accidentali. Se un editore per aprire il discorso diretto usa il trattino, io, come editore dello stesso testo e se queste sono le mie regole, avro' il diritto di trasformare i trattini in sergenti? Se nell'edizione che io uso trovo un errore di stampa, potro' o no correggerlo? Se in un testo leggo una parola come "torre" (togliere) una volta scritta con accento circonflesso e un'altra con accento grave, mi si concedera' il diritto di uniformare? Se le lezioni di un testo sono state riconosciute sbagliate dalla discussione critica che ne e' seguita, potro' emendarle? E inoltre: posso inserire un accapo dove mi pare che sia giusto andare a capo, anche se nell'edizione che seguo il testo e' continuo? Posso titolare come mi pare delle parti di testo che non recano una titolazione d'autore? Se mi piace di piu' la sequenza virgolette-punto piuttosto che punto-virgolette, come editore di un testo ho il diritto di portare questa modifica?"

Ora, nessuno contesta a Stoppelli (o a chiunque altro) la possibilita' di fare scelte editoriali di questo tipo. La nostra perplessita' derivava dall'idea, che sembrava adombrata in uno dei messaggi (ma forse abbiamo letto male noi...), di varianti nate CON LO SCOPO di rendere riconoscibile il testo, anziche' da scelte giustificate da criteri scientifici, o magari di pura (e legittima) preferenza personale per una convenzione grafica piuttosto che per un'altra. Avevamo affermato esplicitamente di "non ritenere possibile" che un editore come Stoppelli introducesse varianti CON LO SCOPO di rendere riconoscibile il testo. E siamo contenti che Stoppelli abbia chiarito che non di questo si tratta. Piuttosto, sembra sostenere Stoppelli, la eiconoscibilita' del testo e' un risultato accessorio di un certo numero di (naturali) scelte editoriali relative a quelli che lo stesso Stoppelli chiama "elementi accidentali" dell'edizione.

Questo e' senz'altro vero, e non ci sogniamo di contestarlo. Ma nessuno ci convincera' che queste scelte, oltre a rendere 'riconoscibile' una particolare edizione di un testo fuori diritti, lo rendano anche di proprieta' di chi ha introdotto quelle varianti. E del resto non e' un caso che lo stesso Stoppelli contrapponga "lezioni sostanziali" ed "elementi accidentali". L'idea che prendendo un testo della Divina Commedia e sostituendo un trattino breve con un trattino lungo io faccia di quella particolare 'manifestazione materiale' del testo una mia proprieta' tutelabile giuridicamente, ci sembra una affascinante perversione. E gia' immaginiamo, indesiderata appendice della Biblioteca di Babele di borgesiana memoria, un 'ufficio brevetti' in cui registrare le innumerevoli 'varianti accidentali' di un testo, varianti che con l'aiuto degli strumenti informatici potremmo produrre in copiosissima messe.

Ma siamo sicuri che, dei molti usi possibili degli strumenti informatici nel trattamento dei testi, sia questo il piu' opportuno?

Stoppelli ha ragione nel sottolineare che la preparazione dell'edizione elettronica di un testo comporta un "processo di lavorazione", e che il testo elettronico che produciamo non va confuso con un "testo astratto". Si tratta di un dato di fatto che tutti i volontari del progetto Manuzio - che i testi del progetto li digitano spesso a mano, carattere dopo carattere - conoscono fin troppo bene. Ma attenzione: quando il testo su cui si lavora e' fuori diritti, questo lavoro, per quanto faticoso e meritevole, non ci rende PROPRIETARI del testo che produciamo - neanche se vi inseriamo qualche variante accidentale quali quelle poc'anzi discusse.

Questa tesi e' per noi fondamentale sia dal punto di vista giuridico che da quello culturale. Come ricordera' chi ha letto il nostro comunicato precedente, Liber Liber ha deplorato nel modo piu' chiaro, per il metodo seguito e per la mancata indicazione della fonte di provenienza, l'operazione di 'diffusione clandestina' dei testi della LIZ effettuata in America. Ma la posizione manifestata ormai piuttosto esplicitamente al riguardo da Pasquale Stoppelli a nome, dobbiamo ritenere, della casa editrice Zanichelli, ci sembra francamente non condivisibile. Ribadiamo che il problema non riguarda la persona o la figura di studioso di Stoppelli, verso il quale abbiamo - e abbiamo ribadito piu' volte - stima e amicizia, ne' la LIZ, che probabilmente e' un po' cara, ma che e' stata (e va ricordato) una impresa pionieristica, avviata quando il termine 'testo elettronico' suscitava per lo piu' nella comunita' accademica alzate di spalle infastidite. Il problema e' di principio, e come tale va affrontato, cercando di raggiungere il necessario chiarimento giuridico.

Puo' darsi che la collocazione 'extraterritoriale' e l'incerta paternita' dell'operazione americana rendano difficile questo chiarimento. Per questo motivo, Liber Liber si dichiara disponibile a inserire sul proprio sito, indicandone esplicitamente la fonte e assumendosi in prima persona ogni responsabilita' al riguardo, un singolo testo fuori diritti, in una doppia versione: una con le stesse scelte editoriali della LIZ, e una con la sostituzione dei trattini brevi a quelli lunghi, e viceversa.

In questo modo, Pasquale Stoppelli e la Zanichelli potranno, se riterranno di doverlo fare, rispetto a una o rispetto a entrambe le versioni del testo, rivendicare con maggior semplicita' quelle che considerano essere le loro ragioni, e noi (speriamo non da soli) potremo difendere direttamente quelle che consideriamo essere le nostre, senza le remore derivanti da un 'casus belli' - quale quello americano - la cui impostazione non condividiamo.

Liber Liber


In risposta ad Amedeo Quondam:

1) PREZZI di fornitori pubblici ecc. ecc.: 1a) Fino a ieri sera la Bibl. del Congresso (USA) era gratis... in compagnia di una ventina delle maggiori bibl. tedesche, della Nazionale francese, spagnola e giu' di li'. Ne', tantomeno, si pagava per fare ricerche bibliografiche su ALICE (Italia)! Cosi' come era gratis la consultazione/ricerca morfologica oppure dei dati di frequenza dell'ARTFL (ca. 2000=DUEMILA, non 300 e rotti!, testi in lingua francese - ora arriva tutto il Voc. dell'Accademia + l'enciclopedia Diderot/D'Alembert...): e chi proprio vuole accesso e ricerche full text deve 'sborsare' sui 150 $ l'anno! Questo ieri. Oggi non e' piu' cosi'? - Controllero'... 1b) E se pur qualcuno si fa pagare - lasciamo l'Italia e prendiamo la Microsoft con il Lexirom.... (prezzo di poco superiore allo Zing. cartaceo + CD, ma il contenuto e' 10 x..... - la DIE ZEIT giudica Lexirom "miglior enciclopedia multimediale" sul mercato tedesco!) - non sento corifei che mi decantano le intenzioni ed i prezzi "popolari" di detto qualcuno! Tutto qui.-

2) PREZZO della LIZ e del caffe' ecc. ecc. 2a) Saro' serio come suggerisce il ns. Quondam: la 1.0 quando usci' costava quasi 900.000 lire (e il caffe' 700....) - non so a Roma, ma nelle pianure e valli della Padania si'! Poi comprati la 2.0 (che il primo DBT era uno schianto (non come metafora), poi comprati la 3.0: sempre prezzi popolari originali pronta cassa.... Non e' che stanno preparando la 4.0 per Win98 ? No perche' allora sono piu' alla portata ca. 1000 caffe' con il Remy Martin XO (quello nella bottiglia con il tappo foderato di fine pellame rosso...) 2b) Poiche' il prezzo attuale della LIZ e' "troppo basso", propongo che la Zanichelli pratichi - SOLO per Quondam e tutto l'Istituto - una tariffa speciale maggiorata del 333% (: i fondi derivanti da tale operazione saranno usati per praticare prezzi NORMALI ad un numero scelto di scuole italiane)

3) QUIZ (veramente aperto a tutte/tutti!) 3a) Kuanto costa un CD - tipo 'catalogo dei libri in commercio' - con 800.000 titoli della produz. tedesca, 350.000 inglese, 150.000 francese ? 3b) Quanto vengono i (: e' proprio un plurale) CD con i testi ahime' in inglese di tutto il progetto Gutenberg ? * la meta' della LIZ * un terzo della LIZ * un quarto della LIZ * ancora di meno..... [Tra quanti invieranno... saranno... Il ricorso... - scherzo naturalmente, ma ditemi egualmente questi prezzi]

Cordiali saluti Giuliano Merz