|
|
|
Archivio di Lettere Italiane: Introduzione | Indice 1-100 | Indice 101-200 | Indice 201-300 | Indice 301-380
|
Testi in rete 3[3-6-1997]Ciao Emilio, la bella discussione ha una morale: son finiti i tempi che Berta filava. Giuliano Merz ha ragione da vendere, ma e` ora di tagliar corto: La Zanichelli si tenga il DBT (o lo regali allo Smithsonian Institute) e pubblichi il suo CD di 500 testi senza protezione e a 25mila lire. Pensa alla bella figura, al rispetto, all'ammirazione e alla gratitudine che un gesto del genere potrebbe suscitare! Pensa all'impulso straordinario che il meritevolissimo progetto Manuzio verrebbe ad avere! Pensa ai prossimi convegni americani (AISLLI a Los Angeles, AATI a Nashville, AAIS a Chicago): tutti a citare dalla Benemerita Zanichelli. Che vita, che colpo per la casa editrice! Sarebbe questa poi capace di sfruttare ($) tanta e tale reputazione? Spero bene di si`, se non consuma tutte le sue risorse cerebrali nello scontro con il finora ignoto pierino mormone. Al quale invece, la Benemerita Zanichelli del futuro prossimo potrebbe inviare questo illuminato messaggio: "Frankly, my dear, I don't give a damn." Cheers, Francesco Guardiani. Due interventi di Maurizio Oliva con una lettera riportata: La proprieta' intellettuale e' un argomento che mi interessa da tempo, vorrei tastare il terreno per vedere se c'e' qualcuno interessato a collaborare a una pagina sul diritto d'autore, il passato, il futuro, e soprattutto la sue ridefinizione nell'era del medium digitale distribuito. Se avete collegamenti utili da mandarmi li metto in una pagina e poi ve lo faccio sapere. Ciao Maurizio Oliva <Maurizio.Oliva@m.cc.utah.edu> ------------- Do we still need publishers? =;8^) Shouldn't we just get rid of this distribution system and just go digital and distributed and go individual or collective? Has the publishing industry become an obstacle to the diffusion of information and knowledge? Maurizio Oliva ---------- Forwarded message ---------- Date: Tue, 20 May 1997 11:30:19 +0200 From: Luigi Cozza <luigi@voyager.it> To: Maurizio.Oliva@m.cc.utah.edu I: il "caso" Piccolo Egr. dott. Oliva, ho inviato al Suo indirizzo in data 28/4 un messaggio per segnalare una situazione a mio avviso davvero spiacevole e pregarLa di farsi interprete, presso la comunita' italiana negli USA, del disappunto di quanti amano la Poesia Italiana. Con osservanza, resto in attesa di un Suo riscontro. Grazie, Luigi Vorrei segnalare il caso del poeta siciliano Lucio Piccolo. I suoi eredi, in lite con l'editore Mondadori, hanno ritirato la concessione dei diritti, e le bellissime poesie di questo autore non possono piu' essere pubblicate. Potete trovare altre notizie e alcune sue liriche sul mio sito: http://www.voyager.it/~luigi/piccolo.htm (best with Explorer 3.0) Vi prego di rendere nota questa spiacevole situazione al maggior numero possibile di persone interessate alla poesia. Un articolo sul tema, a firma F.De Melis (intervista con lo scrittore Vincenzo Consolo), e' stato pubblicato sul quotidiano italiano "Il Manifesto" del 23\1\97. Grazie, Luigi NOTA (E.S.): Nel caso di Piccolo, e di altri autori, sono i parenti del poeta che impediscono la diffusione delle sue opere e non una casa editrice. Caro Emilio, vorrei dire qualcosa anch'io sulla questione dei testi on-line e sul caso LIZ. Premesso che la questione giuridica (pertinente alla difesa del copyright) nell'era dell'editoria elettronica dispiegata trascende le competenze mie personali, e credo anche di tutti coloro che sono sin qui intervenuti, e che certo non puo' essere risolta ne' in modo tradizionale-difensivo ne' con scrollate di spalle e generiche rivendicazioni di liberta' (non foss'altro perche' e' questione che impegna schiere di insigni giuristi e istituzioni pubbliche e private), credo che oggi dobbiamo discutere alcune pregiudiziali: 1. Dopo un decennio almeno di sperimentazioni piu' o meno pionieristiche non e' piu' il tempo del dilettante, e le sue stesse generose disponibilita' rischiano di produrre confusione o conflitti del tutto fuori luogo. Dico questo perche' il trasferimento dal supporto di carta al supporto elettronico di porzioni piu' o meno rilevanti di Biblioteca è al tempo stesso banalizzata routine e affare di Stato. E infatti e' programma assunto gia' da due anni sia dal G7 che dall'Unione Europea. 2. Non e' piu' in gioco il paziente e intrepido lavoro del solitario appassionato che trasferisce in formato elettronico uno, dieci, cento (magari!) testi, bensi' di predisporre programmi coerenti e affidabili che mirino alla conservazione e valorizzazione informatica del patrimonio culturale (testuale: e non solo letterario) di una tradizione e di una civilta'. In questo senso vanno ormai programmi formidabili, di cui ogni tanto ci informano persino le gazzette. 3. A fronte di questa congiuntura stabilmente positiva, e' in gioco soltanto la parte che la nostra competenza di operatori delle tradizioni testuali e della cultura sapra' rivendicare: facendo, cioe', sino in fondo il proprio lavoro e cessando dal dilettantesco inseguire ruoli che non ci competono (di tecnici, ingegneri, programmatori, eccetera). La nostra parte, cioe', riguarda la responsabilita' dello statuto formale del testo nell'edizione elettronica e della coerenza di ogni tratto con l'insieme: la sua compatibilita' e consultabilita'. 4. Proviamo a ragionare sui grandi insiemi: se Liz ci da' alcune decime di milioni di caratteri, la Biblioteca Informatica che dobbiamo progettare si costituisce su unita' di grandezza incomparabilmente più grandi. Insomma, i 500 testi di Liz sono circa 15 metri lienari di biblioteca: tutto qui, eppure a noi sembra gia' cospicua! 5. L'impresa richiede interventi di soggetti pubblici e privati: rispeto a quando abbiamo iniziato, piu' di dieci anni fa, il costo unitario per carattere è crollato a livelli davvero molto bassi, ma moltiplicandolo per le dimensioni di un insieme che ambisca assumere il nome di Biblioteca, pur sempre raggiunge dimensioni notevolissime. 6. Se tutto cio' e' prodotto da aziende private, in una fase di estrema incertezza e fluidita' del mercato (ricordo le delusioni a Francoforte due anni fa), come si fa a contestare la prudenza nell'affacciarsi commercialmente a un mercato che non c'e'? Come si fa a valutare eccessivo il costo di lire mille a testo per Liz, quando questo prodotto si è affacciato in un quadro caratterizzato dagli elementi di cui sopra e con esempi analoghi, in altre lingue, opportunamente ricordati da Stoppelli? Se volgio produrre un insieme di 200, 300, 400 milioni di caratteri, ammesso che spenda lire una a carattere per tutto il ciclo produttivo, dove colloco - rispetto a questo mercato, e alla sua domanda - il punto di pareggio? 7. Nella mia esperienza continuo a essere molto cauto: siamo proprio sicuri - a esempio - che gli italianisti siano davvero disponibili ad avere dieci, cento Liz? Da oltre dieci anni a Ferrara, presso l'Istituto di studi rinascimentali, e da diversi anni, a Roma, presso il mio Diparetimento, ho messo a disposizione almeno 300 testi: ebbene la domanda resta sporadica e casuale. I colleghi preferiscono ancora consultare le concordanze in tabulato del Furioso, piuttosto che avventurarsi in DBT. 8. In questo quadro ritengo indispensabile costituire e rafforzare quei consorzi tra operatori che sono la sola strada per costituire la nostra competenza di fronte all'inderogabile, ormai, necessità di procedere sulle autostrade elettroniche. Per questo, insomma, in tanti abbiamo voluto costruire nelle nostre sedi istituzionali un Centro interuniversitario Biblioteca italiana telematica (CIBIT), valorizzando e potenziando al massimo il rapporto con quello straordinario soggetto pubblico del CNR che e' l'Istituto di linguistica computazionale di Pisa (cioe' l'istituzione di Picchi): per quelle sinergie che sole possono davvero porre - in prospettiva - la Biblioteca del fututo. Cordiali saluti a tutti, Amedeo Quondam Vedo che l'affaire LIZ ha dato vitalita' alla discussione nei gruppi che si occupano di Letteratura italiana. Siccome tutti piu' o meno direttamente si rivolgono al sottoscritto, colgo l'occasione per alcune precisazioni. Cominciamo dal preteso diritto di poter disporre liberamente di un testo digitalizzato per il fatto che quel testo è di un autore non tutelato da copyright. Un file di testo è la somma di un testo (consideriamolo astrattamente) e di un processo di lavorazione. Il processo di lavorazione configura un manufatto. Quel manufatto è di proprieta' di chi lo ha realizzato. Puo' essere usato da terzi solo secondo le modalita' stabilite da chi lo ha prodotto. Se quel testo e' parte di un oggetto che viene posto in commercio, le regole d'uso di quell'oggetto sono quelle stabilite dal produttore. I file di testo contenuti nella LIZ, per quanto "immateriali", non sono patrimonio dell'umanita' ma della Zanichelli Editore di Bologna, che non ha autorizzato nessuno a catturarli e a diffonderli al mondo. Sarebbe lecito andare in libreria e portar via senza pagare un'edizione non commentata della "Commedia" perche' il testo di Dante e' patrimonio dell'umanita'? Stante l'"immaterialita'" di un file di testo, come si fa ad accertarne la provenienza? Ho dichiarato di aver introdotto nel testo delle varianti minime che lo rendono riconoscibile. Mi meraviglia che gli amici di Liber Liber (alcuni sono stati miei allievi) mi richiedano delle giustificazioni "filologiche ed etiche". Non voglio dar lezioni a nessuno, ma qualsiasi edizione di testo (e quella della LIZ e' l'edizione di parecchie centinaia di testi), anche la piu' passiva, comporta necessariamente un lavoro "editoriale". Un testo e' fatto di lezioni sostanziali e di elementi accidentali. Se un editore per aprire il discorso diretto usa il trattino, io, come editore dello stesso testo e se queste sono le mie regole, avro' il diritto di trasformare i trattini in sergenti? Se nell'edizione che io uso trovo un errore di stampa, potro' o no correggerlo? Se in un testo leggo una parola come "torre" (togliere) una volta scritta con accento circonflesso e un'altra con accento grave, mi si concedera' il diritto di uniformare? Se le lezioni di un testo sono state riconosciute sbagliate dalla discussione critica che ne e' seguita, potro' emendarle? E inoltre: posso inserire un accapo dove mi pare che sia giusto andare a capo, anche se nell'edizione che seguo il testo e' continuo? Posso titolare come mi pare delle parti di testo che non recano una titolazione d'autore? Se mi piace di piu' la sequenza virgolette-punto piuttosto che punto-virgolette, come editore di un testo ho il diritto di portare questa modifica? La LIZ, del resto, non è un'opera anonima: porta bene esposti i nomi dei curatori: e i testi seguiti sono definiti "testi di riferimento"; non ho detto da nessuna parte di aver fatto un fac-simile. Solo chi non conosce qual e' il ruolo che ha l'editore rispetto al testo puo' meravigliarsi delle "varianti" della LIZ. Per non dire degli errori, che, come qualsiasi studente di primo anno di filologia sa, sono purtroppo un pedaggio che qualsiasi trasferimento di testo e' tenuto a pagare. E gli errori congiuntivi sono un segno incontestabile di apparentamento. E' tutto questo che rende il mio testo identificabile rispetto alla fonte. Ho il diritto di rivendicare questa identificabilita' se qualcuno pensa di fare il furbo col mio lavoro? Ho fatto male ad annotarmi gli interventi che andavo facendo conoscendo come va il mondo? E allora dov'e' lo scandalo? di quale etica si parla? Dell'etica del paese di Cuccagna? Dell'etica di chi tira il sasso di nascosto sperando di farla franca? Una riflessione finale: in tutti gli interventi mi sembra di cogliere punte di fastidio, quando non di astio nei confronti di un'opera che, piaccia o no, ha modificato e sta continuando a modificare il modo di lavorare nell'ambito degli studi di lingua e letteratura italiana. Non capisco. Il paradosso e' che sia io a dovermi difendere. Ma il problema vero qual e'? La LIZ non vi piace, vi infastidisce? Ignoratela. Oppure cercate di far meglio voi, a beneficio di tutti. Comunque, se c'è un bel progetto, non sara' difficile trovare un editore disinteressato disposto a finanziarlo. E con questo, per quanto mi riguarda, considero chiusa la discussione. Un cordiale saluto da Pasquale Stoppelli ------ NOTA (E.S.): da parte mia posso dire che non c'e' nessun astio (semmai invidia!) verso gli autori della LIZ, anzi al contrario esprimo pubblicamente sentita riconoscenza per quello che e' stato fatto e si fara'.
|