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Ancora su testi in rete[2-6-1997]Questo e' un messaggio estremamente lungo, composto da diverse parti: Vi prego come al solito di farne una stampa per poter leggere meglio. Mi scrive Pasquale Stoppelli in merito alla mia nota aggiunta al suo intervento sui testi della LIZ piratati. Caro Emilio, lungi da me l'idea di attribuirti qualsiasi responsabilita' nell'aver lanciato la notizia del sito illegale con i testi LIZ. Anch'io nei tuoi panni avrei fatto lo stesso. Sgombrato il campo da qualsiasi possibile malinteso, mi permetto qualche parola di commento sulle tue osservazioni finali. Certo tu non giustifichi l'operazione illegale, tuttavia metti in qualche modo in relazione l'accaduto con il prezzo, giudicato eccessivo, della LIZ. Se la LIZ costa troppo (ma piu' avanti cerchero' di spiegare che non e' vero) e non e' alla portata di tutte le tasche, mi immaginerei che si facessero copie illegali dell'intero CD (il che del resto si e' fatto e si continua a fare a man salva) non che si scaricassero i testi per dare magari l'opportunita' a persone appassionate di leggere i testi e di «giocarci» su (fin qui nulla di male), ma anche ad aziende concorrenti di produrre senza spesa prodotti analoghi (anche questo e' avvenuto, anche se le dimensioni dell'iniziativa sono state piuttosto contenute). La LIZ e' fatta di testi e di DBT, non di soli testi: La sua utilita' per gli studi è si' nella ricchezza della banca testuale ma anche, e forse di piu', nelle potenzialita' del motore di ricerca. Il software e' di proprietà del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che l'ha ceduto tutt'altro che gratis alla Zanichelli. La preparazione dei testi (scannerizzazione, pulitura, correzione su carta, codifica) ha un costo elevatissimo. Il 30-40 % viene trattenuto dalla distribuzione. In queste condizioni il pareggio dei costi viene fatto sulle 2000-2200 copie. Ti assicuro che mettendo insieme le due edizioni pubblicate si e' ancora molto lontani da questo traguardo. Questo non per fare il difensore d'ufficio della Zanichelli (che, come tutti sanno, e' una casa editrice di reference, fa una politica popolare dei prezzi dei suoi libri e soprattutto non ha bisogno di difensori), ma per testimoniare lo sforzo sostenuto dalla casa editrice nel contemperare le esigenze di un pubblico che si voleva il piu' largo possibile con la preoccupazione di recuperare almeno in parte gli investimenti effettuati quando i lettori di cd erano rari e la diffusione capillare del nuovo mezzo era soltanto una speranza. Del resto tutti noi riceviamo i cataloghi dei distributori di cd con banche date testuali. Ricordo qualche prezzo: English Poetry 65 milioni; English Verse Drama 26 milioni; Goethes Werke 10 milioni; American Poetry 15 milioni; Voltaire electronique 6,5 milioni; Corpus des Oeuvres de Philophie en Langue Français 7 milioni. Si tratta di editori diversi. Perche' questi prezzi? Sono tutti degli affamatori? La LIZ, mi sia consentita una punta d'orgoglio, non ha nulla da invidiare a quello che in questo genere di cose e' stato fatto nel mondo. Ha una delle piu' ricche banche dati testuale. Escono in riviste almeno 4-5 articoli al mese costruiti per intero con ricerche fatte sulla LIZ. Questo significa che lo strumento serve a qualcosa. D'accordo che il prezzo di 500.000 lire puo' essere eccessivo per un privato, ma questo prezzo era il piu' basso che si potesse fare. L'alternativa sarebbe stata di non fare. A me pare che comunque sia stato meglio fare che non fare. Oggi nessuna letteratura nazionale gode di un corpus testuale in data base cosi' esteso come quello della LIZ. Gli studiosi di letteratura italiana dovrebbero provarne soddisfazione. Tanto piu' appare inspiegabile (ma direi soprattutto sciocco) che proprio presso un'universita' si faccia un'operazione di cosi' bassa pirateria e si rubi la marmellata senza neppure preoccuparsi di pulirsi le dita. Grazie ancora per l'ospitalita' e un saluto molto codiale da Pasquale Stoppelli Risposta (E.S.): Vorrei precisare alcuni punti. 1) Non volevo assolutamente giustificare la pirateria, che condanno sinceramente, ne' dire che l'alto prezzo della LIZ giustifichi l'accaduto. 2) Nella societa' di libero mercato in cui viviamo ognuno puo' stabilire il prezzo che vuole per i propri prodotti: niente da dire alla Zanichelli. 3) Ma mi stupisco del fatto che non siano ancora riusciti a vendere 2.000 copie di questo utilissimo strumento che e' la LIZ. E come mai? Perche' costa troppo. Questo non lo dico io: lo dicono tanti nostri colleghi e nostre colleghe che non posseggono la preziosa LIZ. Quindi le mie riflessioni erano vox populi. E se mettiamo che invece di costare 500mila lire costasse 100mila lire? Se ne dovrebbero vendere 10mila copie per pareggiare il costo. Io sono fermamente convinto che a 100mila lire se ne sarebbero vendute piu' che 10mila copie!!! Quindi la mia predica alla Zanichelli era diretta alla miopia commerciale della casa editrice. Ma anche alla sua politica elitaria. Non solo i privati non hanno acquistato la LIZ, ma neanche alcuni istituti di periferia o la grande massa di licei (non sarebbe un utile strumento anche per le scuole superiori?). Contro esempio. In questi giorni la Giunti ha lanciato sul mercato un dizionario su CD-rom acquistabile in edicola al prezzo 'politico' di solo 39mila lire. Dicono (non l'ho visto) che sia un ottimissimo strumento che fa le scarpe ad un prodotto simile della Zanichelli (che costa tre volte tante). 4) Ripeto che mi sembra estremamente scorretto far pagare, a chi ha acquistato la LIZ 1, il prezzo intero (con un minimissimo sconto) della LIZ 2. Quando uscira' la LIZ 3 chi ha comprato i primi due dovra' sborsare altre 500mila lire (o qualcosina meno) per avere lo straordinario DBT3 di E. Picchi su Windows 95, ma sostanzialmente gli stessi testi. Con una spesa che totalizzera' passa il milione (dalla LIZ 1 alla LIZ3) 5) Niente da dire sia sulla utilita' della LIZ che sul programma di Picchi (ma a quando una versione Mac? Molti umanisti, soprattutto al di fuori dell'Italia usano il Mac, me compreso!). Tutti noi ve ne siamo gratissimi! 6) ed ultimo punto (da collegare al 3) che riguarda piu' precisamente la Lexis ed i suoi CD-rom. Ho visitato il tuo sito (http://www.mclink.it/com/lexis/) e ho visto che sono in preparazione tre cd-rom che mi fanno tanto gola (e non solo a me). Saranno sicuramente degli strumenti di grande utilita' e piu' specialistici rispetto alla LIZ. Li elenco (anche per fare un po' di pubblicita'): a) Archivio della tradizione lirica (a c. di A. Quondam) b) Franceso Petrarca - Opera omnia (incl. la latina) (curata da te) c) Torquato Tasso - Tutte le opere (a c. di A. Quondam) Ottimo lavoro! Anche se mi viene un po' di tristezza perche' non so se potro' mai utilizzare questi strumenti. La lirica costera' 950mila lire, Petrarca un milione e 700mila lire, Tasso 950mila lire (esclusa naturalmente l'Iva!). Si', va bene, prodotti di eccelso livello, costati tanto e che costano molto meno rispetto a prodotti simili stranieri. Ma.... Un caro saluto Allego altri interventi sul problema dei diritti d'autore nella lista sorella Let. It. Vi prego di mandarmi le vostre opinioni. Anche Let-it -- come Lettere italiane -- e' caduta nell'inganno di diffondere la notizia del sito 'LIZparassita'. Ce ne dispiace molto soprattutto per l'amicizia che ci lega a Pasquale Stoppelli. Vedremo come andra' a finire (e intanto in bocca al lupo a Pasquale). Certo la vicenda suggerisce qualche riflessione sull'attuale possibilita di proteggere la proprieta' intellettuale delle opere informatiche e -- in questo senso -- valgono da spunto le riflessioni che, in un messaggio diffuso contemporaneamente a questo, fa Emilio Speciale. La questione paradossale in questo caso (non ho visto il sito pirata, ma credo d'aver capito la situazione) mi pare stia nel fatto che la LIZ opera comunque su autori ormai fuori diritti. Stoppelli, infatti, dice nel suo messaggio: <<Ma la cosa piu' divertente e che non riconoscendo un 'buco' della prima edizione di LIZ gli italianisti di Salt Lake City hanno attribuito al Carducci le Myrice, i Primi poemetti e le altre raccolte del Pascoli. Che la disonesta' vada a braccetto con l'ignoranza?>> Ora, Pascoli e Carducci (pur essendo morti anzianotti) sono entrambi autori fuori diritti. Sembrerebbe, quindi, che la Zanichelli possa rivendicare al massimo l'originalita' del proprio "buco" (che, detto tra noi, non era niente male). La questione non e' nuova: che cosa appartiene all'autore di un'edizione critica? il testo restituito, forse? l'apparato? il "buco"? La disinvoltura dei "parassiti" -- ovviamente qualora venisse provata -- pare indiscutibile, piu' complessa la sua sanzionabilita' non etica, ma legale. Che la colpa sia nel mondo dell'editoria che vede gli oggetti informatici semplicemente come libri un po' strani, tondi invece che rettangolari, ma soggetti alle stesse regole? Mi sembra un interessante argomento per Let-it. A voi la parola. Giuseppe Gigliozzi La parola, almeno la mia, e' molto semplice: * ho dato mandato a giuristi di ben 3 diverse univ. italiane di chiarirmi SE (e se si PERCHE') un'antologia - fatta male - di autori della letteratura italiana - privi di tutela copyright - sia 'riproducibile', se cioe' terzi abbiano il diritto di usare gli stessi testi nello stesso ordine (: la cronologia storica e' protetta da leggi ?...). Voglio insomma sapere se i classici italiani sono proprieta' di un (esoso) editore di Bologna o meno - gia' ci sarebbe da discutere sul fatto che lo Zingarelli costa esattamente il doppio di degnissimi dizionari monolingui - con altrettanti lemmi e pagine - come il Duden, l'Oxford ecc., non ci mancava che il 'monopolio' dei canoni di lettura di quella che e' la ns. tradiz. letteraria! Oltre a cio': * sulla base dei testi di riferimento citati in detta antologia sto rifacendo lo scan di una dozzina di testi scelti a caso. Di questi testi faro' le concordanze piu' minuziose - queste verranno raffrontate con quelle ottenibili via LIZ.... Se vi saranno differenze (: a quanto si legge sarebbero stati manipolati i testi! Introducendo spazi ???) significative o comunque tali da modificare un qualsiasi parametro quantitativo mi riservo di fare causa all'editore.... Se i miei periti legali dovessero "dare luce verde", metto fin d'ora a disposizione lo spazio web (qui a Innsbruck) per rifare il sito "incriminato".- Ciao a tutti Giuliano Merz Univ. Innsbruck / Romanistik Innrain 52 A - 6020 Innsbruck Caro Giuseppe, raccolgo il tuo invito a discutere della legittimita' di estrarre testi fuori diritti da banche dati proprietarie. E' evidente che non si tratta di "proprieta del testo", che e' di pubblico dominio, ma di proprieta' della "composizione" del testo, cioe' "delle specifiche battute che lo costituiscono". Si vogliono "piratare" testi da banche dati? Si deve avere la pazienza di collazionarli con l'originale di riferimento. Solo in questo modo possono essere eliminate quelle particolarita' (piccole varianti, errori, segni diacritici specifici) che lo rendono riconoscibile rispetto alla fonte duplicata.Ti assicuro che saranno ben pochi quelli che, dopo aver fatto un lavoro del genere, penseranno di non essere "proprietari" di quei testi e saranno disponibili a condividerli col mondo "gratis et amore Dei". Del resto, se preparare testi elettronici fosse fatica da poco, perche' siti come Manuzio crescerebbero con tanta difficolta'? Non escludo che in un futuro anche abbastanza prossimo si faccia qualcosa di interessante, e a vantaggio di tutti, proprio con i testi della LIZ. Leggo che Maurizio Oliva vuole raccogliere documentazione sulla legislazione della proprieta' di materiali digitalizzati. Mi pare un'iniziativa quanto mai opportuna. Cosi' avremo tutti le idee piu chiare ed eviteremo di fare sciocchezze. Un caro saluto. Spero di incontrarti presto. Pasquale Stoppelli Devo dire che l'affaire LIZ, se ha un pregio, e' quello di concretizzare un dibattito che altrimenti sarebbe rimasto sull'aereo terreno della discussione teorica. Come dovra' essere tutelata la proprieta' intellettuale nel mondo dell'informatica? (ci chiedevamo prima). Mr. X aveva il diritto di estrarre i testi dalla LIZ? (ci chiediamo ora). E' un bel dilemma sul quale mi piace intervenire senza schemi preconcetti (anche perche' so bene quanto Pasquale fosse consapevole, e da quanto tempo, dell'inevitabilita' dell'avvenimento) e per puro amor di riflessione. Sulla "birichineria" di Mr. X credo che siamo tutti d'accordo, sul fatto che si possa riuscirlo ad arrestare, mi sa un po' meno. Sono a conoscenza di vari episodi in cui (poniamo per letture integrali alla radio) si e' fatto riferimento a un'edizione critica -- in quel caso si diceva esplicitamente qual era il testo di riferimento -- e l'autore dell'edizione ha per questo avanzato pretese. I legali gli hanno dato torto. Il tizio e' proprietario solo dell'apparato, il tetso resta di Dante, Boccaccio, ecc. che sono morti da un bel po'. Chiediamoci: Che cosa faceva chi leggeva per radio. Potremmo dire che realizzava una traduzione dal supporto cartaceo a quello vocale del testo (e uguale se lo si fa da carta a carta, da carta a digit, da digit a digit?). Sicuramente riproduceva "quelle particolarita' (piccole varianti, errori, segni diacritici specifici) che lo rendono riconoscibile rispetto alla fonte duplicata". Eppure... Sono anch'io ben convinto che "che saranno ben pochi quelli che, dopo aver fatto un lavoro del genere, penseranno di non essere "proprietari" di quei testi e saranno disponibili a condividerli col mondo "gratis et amore Dei". Eppure seguendo fino in fondo il ragionamento di Pasquale sulla "proprieta' di composizione del testo" si si potrebbe trovar costretti a chiedere il permesso di copiatura a quel tal ammanuense. Esagero, certo. Quanto poi alla domanda: "Del resto, se preparare testi elettronici fosse fatica da poco, perche' siti come Manuzio crescerebbero con tanta difficolta?". A parte che sulla difficolta', se esiste, bisognerebbe chieder lumi agli interessati, non si puo' dimenticare come questi siti vivano della passione di volontari, sulla benevolenza di qualche autore e sullo scambio. Non possono certo godere, che so: di ricchi sponsor, di finanziamenti a ricerche universitarie, di software sofisticato, di collegamenti a enti di ricerca, delle disponibilita' di una casa editrice che con grande lungimiranza si fosse messa sul terreno delle nuove tecnologie. Mi sa che questo paragone non regge. Il problema vero resta quello di tutelare il lavoro fatto per realizzare la LIZ che -- lo so bene essendo stata l'opera realizzata in gran parte nello studio 10 dell'allora unito Dipartimento di Italianistica, con due computer e uno scanner acquistati dal Dipartimento per la cattedra di Filologia Italiana retta da Pascquale e con l'indefesso lavoro di Angelo Pagliardini -- non e' stato poco. L'impressione che ho e' che sul testo in se' ci sia poco da fare. Se pero' il lavoro di memorizzazione non consistesse semplicemente -- e magari questo e' il caso delle LIZ -- in una semplice opera di "copiatura" (per intenderci codice ASCII + qualche codifica proprietaria imposta dal software), ma contenesse codifiche piu' specializzate, allora il testo elettronico potrebbe assomigliare a una sorta di "edizione diplomatica interpretativa elettronica" che porebbe contare su elementi propri ben piu' forti di un errore o di varianti minime attraverso i quali difendere la proprieta' intellettuale. Ripeto. Non so dire quanto c'entri l'affaire LIZ in questo, eppure questa mi sembra l'unica direzione in cui la riflessione possa alla fine risultare produttiva. Alla prossima puntata. Giuseppe Gigliozzi Da Gino Roncaglia di Liber Liber: Recentemente, sul server di un'universita' americana e' comparso un corpus di testi elettronici comprendente numerosi classici della letteratura italiana. La disponibilita' di questi testi e' stata segnalata da Nanda Cremascoli (che peraltro non era a conoscenza ne' della loro provenienza ne' dei responsabili della loro immissione in rete) attraverso alcune liste dedicate alla letteratura italiana. Pasquale Stoppelli, curatore della LIZ, la ben nota raccolta di testi elettronici in italiano su CD-ROM edita dalla Zanichelli, insospettito, ha potuto verificare che i testi inseriti in rete erano stati tratti proprio da tale opera. La verifica e' stata resa possibile dal fatto che i responsabili dell'immissione in rete hanno conservato la numerazione dei testi usata dalla LIZ, dal fatto che la raccolta presenta alcuni errori di attribuzione presenti anche nella prima versione della LIZ, e dalla constatazione che alcune "varianti minime che non appartengono all'edizione di riferimento", introdotte nei testi della LIZ, erano presenti anche nei testi distribuiti dal server americano. Come conseguenza, la casa editrice Zanichelli, informa Stoppelli, "ha fatto immediatamente identificare il server di partenza, che e' risultato essere la macchina n. 227 (non registrata) della facolta' di Lingue dell'Universita' dello Utah (Salt Lake City). E' partita la diffida legale con richiesta di risarcimento che ha costretto intanto i responsabili del server a chiudere il sito". Su questi fatti, che abbiamo cercato di riassumere nel modo piu' essenziale possibile, vorremmo proporre alcune riflessioni. Come molti di voi sapranno, Liber Liber, associazione culturale alla quale appartengono tutti i firmatari della presente lettera, cura da diversi anni il Progetto Manuzio, una biblioteca di testi elettronici in italiano comprendente, fra l'altro, numerosi classici della nostra letteratura. Il progetto Manuzio e' il risultato del lavoro, del tutto gratuito, di numerosi volontari, che preparano i testi per lo piu ricorrendo a trascrizioni manuali al computer; entrano a far parte della biblioteca del progetto solo testi liberi da diritti (e cioe quelli il cui autore o, eventualmente, traduttore siano morti da oltre 70 anni), o testi per il quale il detentore legale dei diritti acconsenta all'inserimento in rete. La distribuzione dei testi del progetto Manuzio e' del tutto libera e gratuita. Lavorando a un progetto come il Manuzio, tutti noi abbiamo spesso guardato con una certa 'invidia' a imprese editoriali come la LIZ, comprendenti un gran numero di testi che sarebbero stati preziosi per il progetto. I testi della LIZ sono su CD-ROM in forma 'protetta' (non si tratta cioe' di puro testo, e l'esportazione di un'opera in formato solo testo non e' possibile per l'utente); per un programmatore dotato di qualche abilita', tuttavia, 'estrarre' i testi dal CD-ROM della LIZ e' una operazione relativamente facile, e anche noi avremmo potuto farlo. Il fatto di non aver utilizzato per la biblioteca del progetto Manuzio i testi della LIZ e' stata dunque, da parte nostra, una scelta consapevole. Una scelta che deriva dal desiderio di essere il piu' corretti possibile verso il lavoro di colleghi e docenti che stimiamo, e verso una iniziativa, come la LIZ, della quale non condividiamo alcune scelte (a cominciare dalla politica dei prezzi), ma che rispettiamo per lo sforzo fatto e il risultato prodotto in momenti nei quali il lavoro su testi elettronici era ancora impresa pionieristica e coraggiosa. E poi - diciamo la verita' - la nostra scelta e' stata in parte anche di orgoglio: davanti ai mezzi ben piu' notevoli di una impresa commerciale e di una grande casa editrice, eravamo (e siamo) affettivamente legati al lavoro certo piu' umile e tuttavia, perche' volontario e gratuito, veramente 'nostro', dei tanti volontari del progetto. Per questi motivi, ci sembra che l'immissione in rete, un po' clandestina, dei testi della LIZ, senza indicarne la provenienza, e (a quanto fin qui risulta) senza che l'operazione avesse una paternita' esplicita, sia stata una scelta criticabile e - in questi termini - non condivisibile. Detto questo, e proprio per il fatto di aver consapevolmente scelto di NON seguire questa strada, ci sentiamo autorizzati a fare alcune considerazioni su quanto e' successo. Innanzitutto, la quasi totalita' dei testi della LIZ sono fuori diritti. Le opere di autori quali Dante, Petrarca, Boccaccio, Manzoni, Pascoli - tanto per non essere originali nella scelta dei nomi - sono ormai patrimonio dell'umanita', non di questo o quell'editore. E' vero che chi realizza un'edizione critica di queste opere compie in genere precise scelte di edizione (giustificate attraverso l'apparato), e correda i testi di apparato critico e commenti. In questi casi, l'organizzazione dell'apparato critico, i commenti, l'illustrazione delle scelte di edizione sono indubbia paternita' intellettuale (e giuridica) dell'editore del testo, che puo', ci sembra, legittimamente richiederne la tutela legale. Il puro testo 'restituito' dell'opera, privo di apparato critico e di commenti, non e' tuttavia a nostro avviso soggetto ad alcun diritto. Ne' sarebbe logico che lo fosse: l'opera dell'editore non mira forse a restituire un testo il piu' vicino possibile a quello originario? Le scelte editoriali non sono forse dettate dalla ricerca delle lezioni attribuibile con maggiore probabilita' all'autore? Da questo punto di vista, non ci e' francamente ben chiaro lo status delle "varianti minime" introdotte dai curatori della LIZ, che sembrerebbero anche avere lo scopo, almeno per quanto si desume dalle dichiarazioni che abbiamo riportato, di permettere l'identificazione del loro testo. Il lettore e' avvertito dell'esistenza di queste varianti, per quanto minime, e della loro motivazione? E nell'ipotesi (ma non lo crediamo possibile) che tali varianti fossero state introdotte solo per permettere l'identificazione del testo, quali sono le giustificazioni filologiche ed etiche di quelle che potremmo un po' malignamente chiamare 'varianti di appropriazione'? Ribadendo quanto sopra esposto sulla scorrettezza 'etica' dell'operazione americana, soprattutto per il fatto di non aver citato l'edizione di riferimento usata, non ci pare che la Zanichelli possa vantare alcun particolare diritto sui testi dei classici compresi nella LIZ. Noi stessi abbiamo piu' volte utilizzato come edizioni di riferimento per i testi del progetto Manuzio edizioni contemporanee (cercando quando possibile di suggerire ai volontari le piu' affidabili), indicando peraltro sempre e esplicitamente l'edizione di riferimento utilizzata, senza che nessuno mai pensasse di contestare questo diritto. Se dunque la Zanichelli e i responsabili della LIZ intendono denunciare un'operazione moralmente scorretta e filologicamente criticabile, perche' priva delle indispensabili indicazioni di provenienza (e possibillmente della correzione degli errori di attribuzione segnalati), hanno tutta la nostra solidarieta'. Se intendono pero' rivendicare - come sembrerebbero indicare la 'diffida' rivolta ai responsabili del server americano e la richiesta chiusura dello stesso e di risarcimenti - un qualche diritto legale al 'possesso' di testi fuori diritti, solo perche' quei testi sono stati inclusi, con le "varianti minime" di cui sopra, in un CD ROM da loro realizzato, dobbiamo dire francamente che non siamo d'accordo. Una tesi del genere ci sembrerebbe giuridicamente infondata, culturalmente non condivisibile, e dalle conseguenze potenzialmente pericolose. Noi ci auguriamo che non sia cosi', anche perche' confidiamo che gli amici e colleghi che hanno lavorato alla LIZ, ai quali ribadiamo tutta la nostra stima, condividano due convinzioni di fondo che ci sembrano non solo nostre, ma di tutta la comunita' impegnata nel campo dell'informatica umanistica. Da un lato, che l'immenso valore di un testo elettronico risiede proprio nel permettere ai suoi utenti, con l'ausilio degli strumenti informatici, la massima liberta' di ricerca e di analisi: una liberta' che e' tale solo se il testo e' fornito come strumento 'aperto', accompagnato dagli 'attrezzi' di lavoro che si ritengono piu' utili, ma lasciando all'utente la liberta' di utilizzarne eventualmente altri, di lavorare col testo e sul testo secondo le proprie scelte e necessita'. Dall'altro, che il valore aggiunto di un'edizione elettronica di un classico risiede e risiedera sempre piu' (man mano che la libera disponibilita' del testo 'di base' sara' garantita dalla natura libera e collaborativa della rete) negli strumenti di corredo offerti, nella capacita' di 'mettere in gioco' il testo attraverso commenti, apparato critico, materiale didattico, percorsi e collegamenti ipertestuali, e di farlo esplorando in maniera innovativa e originale le straordinarie possibilita' che gli strumenti informatici e telematici ci offrono. E' questo il lavoro per il quale possiamo legittimamente richiedere riconoscimenti di paternita' e, se desideriamo, ogni tutela giuridica. Ma se cercassimo di 'chiudere in cassaforte' il puro testo elettronico di un classico della letteratura ormai da tempo fuori diritti, andremmo nella direzione esattamente opposta. Per l'associazione culturale Liber Liber: Marco Calvo, Presidente Gino Roncaglia, Vicepresidente Fabio Bertolo, Responsabile editoriale Luigi Bertolo, Capo ufficio stampa Fabio Ciotti, Responsabile scientifico Marco A. Zela, Segretario-tesoriere Ancora Giuliano Merz: All' Amm. Delegato della Zanichelli e p.c. alla lista di discussione let-it Seguendo gli scambi di messaggi e le discussioni circa una presunta violazione di diritti concernenti la LIZ (versione 1.0) apprendo - e sono SCONCERTATO - da uno degli autori che i testi dei classici italiani (peraltro privi di ogni copyright, almeno fino agli anni venti del ns. secolo) inseriti in detta biblioteca su compact sono "manipolati" per essere identificabili! In tal senso si esprime in rete uno dei responsabili..... Come possessore e utente di tale prodotto, premettendo che nel mio caso specifico la LIZ (profumatamente pagata) e' strumento di lavoro, ritengo di avere il diritto d'aspettarmi CONCORDANZE CORRETTE, con valori quantitativi corretti e rispondenti alla realta' del testo originale. Se cosi' non fosse - e in questo senso mi riservo di fare controlli incrociati - chiedo ai responsabili della Zanichelli di riprendersi il prodotto, di rifondermi il prezzo pagato nonche' di rendere pubblico il fatto che i testi - e quindi le operazioni su di essi - non corrispondono agli originali. In concreto: se per un seminario, corso monografico, articolo o conferenza intendo citare che so da Vico, La vita scritta ecc. ecc. dati numerici sui segni diacritici della grafia ho il DIRITTO o meno di aspettarmi che 2317 virgole, 458 punti, 426 apostrofi, 237 puntovirgola, 114 doppi punti, 108 trattini ecc. ecc. corrispondano alla realta'? Se in arco di tempo ragionevole non ricevero' dall'editore assicurazione in tal senso - i.e. sull'affidabilita' dei dati ricavabili dal compact in questione - saro' costretto ad adire alle vie legali. Cordiali saluti Giuliano Merz Univ. Innsbruck / Romanistik Innrain 52 A - 6020 Innsbruck Tel. 0043/512/5074201 u. -4225 Fax 0043/512/5072883 E-Mail: Giuliano.Merz@uibk.ac.at
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