Erasmus 4

[28-4-1997]

CARO EMILIO: Let me also participate in the Erasmus fray. It seems we have learned very little when it comes to constructive dialogue. When will we learn to address, in a positive manner, the issues at hand, rather than attack the "messenger"? Rather than waste pages and pages of e-mail arguing the inarguable, why don't we dedicate time and efforts to analyze and solve the problems that might truly exist across national borders, if problems do in fact exist? Basta con le chiacchere. E' ora di trovare risposte e muovi metodi applicabili per risolvere la situazione. Let us stop attacking the persons' character and intentions. We will be much better off if we attack proactively the issues that need resolution.

Sincerely, tuo

Adeodato Piazza Nicolai


Ho avuto modo di leggere l'articolo apparso sul Guardian, anche attraverso la traduzione di Alberto Riva sul settimanale Internazionale (11 aprile 1997), e mi sembra in primo luogo di poter dire che, al di là di questioni di interpretazione, il sistema universitario italiano sia soggetto ad un attacco ben strutturato. Non sta a me definire chi abbia interesse a demolire l'immagine dell'università italiana all'estero (chi legge sicuramente è più informato), certo è comunque che le critiche che ci vengono portate sono motivate e talvolta ineccepibili. Spiace dirlo, ma gli studenti stranieri citati dall'articolo si lamentano di una mancanza di assistenza (nei diversi livelli, didattici, burocratici ecc.), di un disinteresse che colpisce gli stessi studenti italiani. Il fatto che siano gli inglesi ad abbattere l'immagine delle università italiane nella prospettiva di uno sputtanamento internazionale, ha scatenato una sorta di "orgoglio nazionale virtuale" ma permettetemi di dire che forse queste cose si sapevano già, e da un bel po'... o mi sbaglio?

Per questo sono rimasto un po' stupito dalla veemenza (nonostante l'interpretazione di Nanda Cremascoli) dell'intervento di Domenico Fiormonte. Probabilmente si è trattato di uno sfogo personale di italiano all'estero (e potrei capirlo). Certo conosciamo tutti l'immagine che gli stranieri hanno dell'Italia; i mandolini, i baffi e le pizze di fantozziana memoria sono però stereotipi che ci porteremo dietro oltre le polemiche contingenti. Del resto potremmo rispondere che gli inglesi sono educati, precisi ma si lavano poco (o niente). E la faremmo pari e patta. Non è il caso però, mi sembra...

Il problema che si pone quindi, non solo agli accademici italiani, ma anche a coloro i quali ancora tengono ai propri atenei, è quello di trovare i giusti mezzi per frenare questa campagna di diffamazione, che come ho già detto è ben organizzata e si basa purtroppo su sacrosante verità. In ballo sta la credibilità dell'impianto universitario italiano, in tutte le sue forme e forse sarebbe il caso di mettere da parte l'orgoglio nazionale. Muoviamoci.

Vorrei in chiusura chiedere gentilmente a Fiormonte di delineare brevemente le sue posizioni al riguardo, anche privatamente, dal momento che essendomi unito da poco al gruppo di discussione, non sono a conoscenza delle idee di tutti. Penso in questo caso di fare cosa gradita a tutti gli altri "ultimi arrivati". Vi ringrazio
Matteo Balocco
Facoltà di Lettere e Filosofia di Vercelli


Caro professor Speciale, non so quali siano i lati positivi e negativi della gestione del programma ERASMUS in Italia, quindi non mi pronuncio direttamente su quell'argomento. D'altro canto, so che quando terminai gli studi universitari in Italia nei tardi anni Cinquanta, prima del mio trasferimento definitivo negli Stati Uniti, gia' si parlava da un pezzo della necessita' di riformare il sistema di studi superiori, cosa che non e' mai stata fatta. Ritorno in Italia molto spesso, da anni e anche per lunghi periodi, e mi rendo conto che sia la stampa di tutti i tipi sia gli individui parlano di scandali, piccoli o grandi, che si sono susseguiti regolarmente nelle varie universita' italiane. Perche' meravigliarsi che le annose magagne del sistema educativo italiano abbiano piu' risonanza ora che l'Italia e' parte integrante di un organismo piu' vasto, l'Europa? Meglio pensare a cambiare il sistema piuttosto che accusare gli altri d'incomprensione. Dopo tutto, il fatto di aver minimizzato in passato altre e piu' gravi magagne, come le attivita' del crimine organizzato, non ha certo giovato all'Italia. Quello che ho sempre ammirato e' la probita' di tutte quelle persone che devono lavorare in un sistema corrotto, e la sovrumana pazienza degli italiani che tollerano una burocrazia e dei sistemi di sopraffazione che obbiettivamente sono intollerabili.

A.M. Jeannet


Sullo scandalo Erasmus e polemiche affini:

Sono totalmente d'accordo con Manuela Gieri, quando con molta onesta' afferma che lo scandalizzarsi per le critiche e' quanto meno ipocrita; ed aggiungo che bisognerebbe invece con franchezza denunciare il baronismo patriarcale e la burocrazia malata delle universita' italiane, accogliendo questi momenti di sfondamento del sistema con sollievo e soddisfazione.

Cristina Lombardi-Diop New York University


Caro Emilio, sento il dovere morale di rispondere al Fiormonte per mezzo di questa nostra rubrica per dirgli semplicemente che, si', e' vero che il sistema universitario italiano e' marcio e corrotto. Riguardo l'articolo, e' triste farsi fare la ramanzina dagli stranieri ma cio' non deve essere motivo di vergogna e indignazione per noi italiani e italianisti all'estero; bensi' dovrebbe darci una spinta per reagire. E' vero -e io parlo purtroppo per esperienza diretta- che il programma Erasmus e' amministrato, in molte universita' per via del solito sistema rivoltante del figlio dell'amico della cugina della zia... e allora perche' negarlo? Ben venga l'inchiesta e spero che altre inchieste seguiranno per indagare come vengono assegnate certe borse di studio, certi posti da ricercatore ecc.

Grazie Ombretta Frau, Boston College


Cosi', una curiosita'

Care amiche e colleghe/amici e colleghi, ho una curiosita' che non mi da' pace: secondo voi, come'e' che ci sono, in giro per il Nordamerica e per il resto del mondo, tanti e tanti giovani laureati italiani (non necessariamente italianisti) che vanno per il globo in cerca di ventura? Di regola, la mela non cade lontano dal melo... e dunque, questa diaspora come si spiega? Mah!!!

Carlo Testa


Dear Emilio Speciale

Your lament [Nota di E.S. la lettera alla quale si riferisce il prof. van Huyssteen e' naturalmente quella di Fiormonte] about the article by Domenico Paciti happened to end up in my hands. Apart from "... questo articolo, insieme ad altri usciti nei mesi scorsi, si inserisca in una campagna di diffamazione dell'Universita' italiana da parte della lobby dei lettori stranieri, i quali da anni si lamentano perche' non vengono assunti dalle universita' italiane" you never actually get down to objectively criticizing the claims my collegue Domenico makes (btw - this ad hominem argument of yours does more damage to image of italian intellectual debate than hit the lettori). Anyway, since you seem to be so informed about the lettori - how do you suppose they take on a state that has so far been THREE TIMES condemened by by the ECJ (!!!) for discrimination based on nationality - if this isn't a sign of what's going on in the Italian univerties then what is? Or is lobbying something gentlemen don't do? According to you, it would seem that pointing that Europe is about to smack the Italian state with a 169 is tantamount to 'diffamazione'! So it goes... so it goes...

I'm attaching an article I published in The Informer for you - it's MS Word ver 1.0 format. Hope you get a different perspective on the issue from it. I also hope it helps you improve your argumentations skills.

[E.S. L'articolo sara' spedito a parte]

I don't know who you work for, but lemme guess - either MURST of the CGIL - please let me know which. [E.S. Io abito in Svizzera!]

Prof. Matthew van Huyssteen
Docente di lingua inglese
Facolta di Farmacia La Sapienza