Ultime da Boll. '900

[16-12-1996]

Per vari motivi ho tardato a rispedire questi messaggi. Il documento e' molto lungo. Scusate.


Armando Gnisci
Crisi dell'italianistica.
Italianistica e comparatistica.

L'Universita' e' di nuovo al centro di un dibattito politico con la riforma dei concorsi e la rissa sugli smembramenti dei maxi-atenei. Ma anche culturale. Prova ne sia, tra le altre, la discussione sul destino dell'Italianistica che si e' sviluppata negli ultimi due anni. A provocarla furono un serio articolo di M. Santagata nell'aprile del '95 su "La Rivista dei Libri", seguito da molti interventi - in specie su "l'Unita'" -, e il "fattaccio" del Dipartimento di Italianistica della Sapienza di Roma. Una giostra gladiatorio-circense promossa dalla stampa quotidiana per appassionare [sic] i curiosi ad un mitico duello Asor Rosa-Ferroni, di cui non importava niente a nessuno, fuorche' a chi lavorava - e lavora - nei loro paraggi; diciamo, un centinaio di persone. Ma veniamo alla crisi dell'Italianistica. Santagata in un recente ritorno sull'argomento, ancora su "La Rivista dei Libri", si e' lamentato dell'assenza dal dibattito dei colleghi che insegnano Letteratura comparata, indiziati, invece, di avere un ruolo importante nella crisi dell'Italianistica stessa. E' vero. Anzi, sono vere tutte e due le cose. Il fatto e' che ho provato piu' volte - insegnando Letteratura comparata a "La Sapienza" - a proporre un mio intervento al Direttore della "Rivista dei Books", ma senza ottenere alcun cenno di risposta. Ed e' vero che l'Italianistica e' in crisi, se e' intesa come insegnamento e ricerca sulla lingua e sulla letteratura italiana. Anche perche' a dibatterne sono i professori di letteratura italiana. Proprio cosĖ. Se la cultura letteraria italiana fosse meno provinciale e mediocre - sospetto che lo sia al grado piu' alto nell'Europa occidentale - si renderebbe conto che i termini con i quali discute degli studi di Italianistica sono primonovecenteschi a dominante eurocentrica (dal mio punto di vista, s'intende).

Provero', in breve, a spostare il punto della questione, secondo il modo comparatistico di trattarla. I colleghi statunitensi hanno recentemente fatto il punto sulla situazione della nostra disciplina; se ne possono vedere gli atti nel volume *Comparative Literature in the Age of Multiculturalism* a cura di M. Bernheimer. Di cosa discutono i professori yankees? Del destino degli studi letterari in generale, minacciati dall'invadenza dei cultural studies. Cosa sono? Una specie di ecumenico - ma spesso confuso - orizzonte storico-antropologico di indagini che toccano tutti gli aspetti "culturali" di una civilta': dalla letteratura al cinema, dalle arti alla moda, dagli stili urbanistici al design, dalle mutazioni del paesaggio alla cucina. Quali civilta'? Quelle nazionali (statunitense, canadese o cinese, giapponese) dentro quelle areali (nordamericana, estremorientale, europea, ecc.) e queste ultime vengono poi studiate nei loro rapporti: abbiamo, allora, gli studi interculturali. I comparatisti letterari, insomma, fanno i conti con gli studi culturali e ormai, dall'Universita' di Warwick in Gran Bretagna a quella Beida di Pechino, intitolano i loro Dipartimenti: Comparative Literature & Culture. J. Culler, conosciuto e tradotto anche da noi, propone: siano pure i Dipartimenti su base nazionale ad avere un'impostazione culturale, quelli di Letteratura comparata, cosĖ, torneranno ad avere la loro autonomia metodologica e tematica. La cosa, indirettamente, ci tocca. Vediamo come. In buona sostanza: siano i Dipartimenti di Inglese, Francese, Italiano, ecc. a svilupparsi come "Letteratura e cultura inglese", francese, ecc.. Centri accademici, cioe', dove viene studiata un'intera civilta' nazionale: dai drammi elisabettiani alla "questione irlandese", da Cromwell agli stili architettonici dell'impero coloniale, dalla filologia germanica all'inglese degli scrittori pakistani emigrati a Londra. In termini "italianistici": dalle forme costituzionali dei Comuni alle arti "minori" del Rinascimento, da Tasso e Monteverdi a Rossellini e Zavattini, dalla religione etrusca alla moda di Armani e Versace. E' questa l'Italianistica che interessa al mondo. E forse anche agli italiani. O no? Che ci siano centri universitari dove si studia la nostra intera civilta' nei suoi "caratteri originari" (si scorra solo l'indice del primo volume, che porta questo titolo, della *Storia d'Italia* Einaudi, coordinata da R. Romano e C. Vivanti, del 1972: una delle splendide eccezioni ed eccellenze della cultura umanistica italiana contemporanea), nelle sue vicende storiche e nei suoi intrecci europei e mediterranei e poi mondiali (c'e' gente che scrive racconti in italiano provenendo dal Senegal o dalla Siria e c'e' gente che scrive romanzi in anglo-italiano in Australia).

Non e' questa una prospettiva alla quale dedicare qualche attenzione, colleghi italianisti? E non sposta questa prospettiva, forse, i termini stessi della definizione dell'Italianistica?


Centro Nazionale Studi Pirandelliani - Agrigento

*Pirandello e la sua opera* - XXXIII Convegno Internazionale di studi

PROGRAMMA

7 dicembre 1996, ore 8.45

Relazione

  • Giovanni Raboni (Milano) La poesia di Pirandello.

Comunicazioni

  • Catherine 'O Brien (Cork, Irlanda) Novita' e altro nelle prime raccolte poetiche.
  • Giuliana Rigobello (Pavia) Il viaggio nella poesia di Pirandello.

Relazione

  • Annamaria Andreoli (Roma) I libri di Pirandello.

Comunicazioni

  • Giuseppe Bolognese (Adelaide, Australia) Pirandello e il *Paradiso* di Dante.
  • Donato Santeramo (Toronto, Canada) Teatro e teatralita': dicotomie pirandelliane.
  • Franįois Orsini (Parigi, Francia) L'estetica dei *Saggi* e le estetiche di Binet e Se'ailles.

8 dicembre 1996, ore 8.45

Relazione

  • Michele Prisco (Napoli) I romanzi di Pirandello.

Comunicazioni

  • Ludwig Hans Schell (Saarbrocken, Germania) Risonanza del leopardismo pirandelliano dell'*Umorismo* nei romanzi.
  • Jurai Gracin (Zara, Croazia) I quaderni di un dubbio.
  • Anna Paola Mundula (Roma) Il ruolo della folla nei romanzi di Pirandello.

Relazione

  • Renato Minore (Roma) Il mondo delle *Novelle*.

Comunicazioni

  • Robert Dombroski (Ashford, USA) Dalla novella al dramma (impossibile).
  • M. Rosaria Vitti-Alexander (Rochester, USA) Nomi e nomignoli come espressione dell'umorismo pirandelliano.

Relazione

  • Carlo Maria Pensa (Milano) Gli atti unici di Pirandello.

Comunicazioni

  • Ilona Fried (Budapest, Ungheria) A proposito della *Sagra del Signore della Nave*.
  • Mary Ann Witt (Raleigh, USA) *La patente*: novella e atto unico.

9 dicembre 1996, ore 8.45

Relazione

  • Massimo Castri (Firenze) La trilogia del teatro nel teatro.

Comunicazioni

  • Daniela Bini Carter (Austin, USA) Il ruolo dell'attrice.
  • Wladimir Krysinski (Montreal, Canada) Retorica della discontinuita': il metateatro.
  • Fulvia Airoldi Namer (Parigi, Francia) *Ciascuno a suo modo*.

Relazione

  • Lamberto Puggelli (Milano) Il teatro dei miti.

Comunicazioni

  • Anna Meda (Pretoria, Sudafrica) Potere e potenza nei miti pirandelliani.
  • Gardenio Granata (Ferrara) Dal castello di Atlante alla villa della Scalogna: la magia del surreale tra Ariosto e Pirandello.

10 dicembre 1996, ore 8.45

Relazione

  • Mario Verdone (Roma) Pirandello e il cinema.

Comunicazioni

  • John C. Barnes (Dublino, Irlanda) Per un'interpretazione degli atteggiamenti di Pirandello nei riguardi del cinema.
  • Tonia Caterina Riviello (San Jose', USA) Apparenze e realta' in *Enrico IV* da Pirandello a Bellocchio.
  • Manuela Gieri (Toronto, Canada) Mattia Pascal e i suoi tre film.

Relazione

  • Quirino Principe (Milano) Pirandello e la musica.

Comunicazioni

  • Antonio Alessio (Dundas, Canada) A proposito di *Scamandro*.
  • Giuliana Sanguinetti Katz (Toronto, Canada) *Cosi' e' (se vi pare)*.

Il convegno avra' luogo presso il Palazzo del Congressi di Agrigento.

Centro Nazionale Studi Pirandelliani - Tel. 0922/29052-402106.


# Il 21-22 settembre 1996, ad Urbino (PS), presso Palazzo Veterani - Aula del Parnaso, si č svolta la prima Lettura pascoliana urbinate. Organizzata dall'Istituto di Filologia Moderna dell'Universita' di Urbino e dal Department of Italian Studies della Brown University (comitato organizzatore: Giorgio Cerboni Baiardi, Tiziana Mattioli, Anthony Oldcorn), la lettura si Ė articolata in due giornate. Il 21 settembre sono intervenuti: Cesare Garboli ("Il mio Pascoli"), Niva Lorenzini ("Pascoli verso il novecento?"), Gilberto Lonardi ("Leopardismo pascoliano"), Arnaldo Di Benedetto ("Lettura di Digitale Purpurea"), Rosamaria La Valva ("La figura di Ulisse nei Poemi Conviviali"), Teresa Ferri ("Allusivita' e reticenze nella poesia pascoliana") Il 22 settembre, invece: Francesco Muzzioli ("Situazione di Pascoli: il Lauro, ovvero la poesia dopo la perdita d'aureola"), Mario Pazzaglia ("Le conclusioni di Myricae"). La mattinata si Ė chiusa con un incontro tra i partecipanti del Convegno per discutere e concertare i temi e il programma delle prossime Letture pascoliane urbinati. Per informazioni contattare l'Istituto di Filologia Moderna - Palazzo Veterani- Universita' degli Studi - 61029 Urbino. Tel. +39 722-320096 Fax +39 722-320487.

 

# Il giorno 22 novembre 1996 avra' luogo, presso la sala di rappresentanza del Rettorato dell'Universita' degli Studi di Milano (via Festa del Perdono 7), con inizio alle ore 9.00, il Convegno internazionale "La parola di fronte: creazione e traduzione nell'opera di Philippe Jaccottet", organizzato dalla cattedra di Letteratura francese moderna e contemporanea con la partecipazione de L.Erba, M.Collot, F.Pusterla, G.Manzi, A.Anedda, S.Raimondi. Alle comunicazioni saranno affiancate letture delle poesie di Jaccottet a cura di S. Sauve' e O.Romei.

Per informazioni: Anna Piletti, +39 2 86339 168


A proposito di:

Armando Gnisci
Crisi dell'italianistica.
Italianistica e comparatistica.
(Boll900, Discussioni / A, novembre 1996)

Ho letto con piacere e con interesse le riflessioni del collega Gnisci - premetto che chi scrive dopo essersi laureato in Italia piu' di vent'anni fa (lingue e lett. stran./ tedesco: piani di studio di mera 'letteratura' con uno spruzzo di 'filologia'), ha insegnato/insegna in Germania/Austria dopo una seconda laurea tedesca (linguistica gen. e applicata).

Non ho potuto non notare come nel contesto "crisi dell'italianistica" la ns. materia venga sempre intesa - certe tradizioni sono dure a morire - sulla base dell'equazione italianistica=letteratura.... Mi spiace, ma soprattutto fuori dal Bel Paese non e' cosi': italianistica=50% letteratura, 50% linguistica. Fatta questa distinzione mi sembra di poter affermare "l'italianistica letteraria" e' in crisi, quella "linguistica" no, anzi sta benissimo e la lingua italiana, grazie a questi italianisti, e' diventata la lingua 'indagata al meglio' tra quelle europee (: grammatiche, lessici di frequenza e non, studio del parlato, del linguaggio giovanile, dei tecnoletti ecc. ecc.).

L'unica crisi dell'italianistica linguistica che io vedo e' dovuta ad uno 'sbilanciamento di utenza', non grave ma pur sempre evidente, per cui gli studenti (l'osservaz. vale soprattutto per i paesi germanofoni che conosco molto bene) scelgono all'interno dell'italianistica la specializzaz. 'letteraria' - e ci scrivono il diploma, l'M.A., la tesi... - non per convinzione ma per comodita', poiche' a scuola, sia per la lingua materna che per le l. straniere, si e' sempre fatto piu' letteratura che grammatica e/o linguistica. A parte questo, la salute (dell'ital. ling.) e' buona e, toccando ferro, speriamo che duri.

Giuliano Merz
Univ. Innsbruck / Romanistik
Innrain 52
A - 6020 Innsbruck
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