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Testo e ipertesto[19-2-1996]IL TESSUTO DELL'IPERTESTO Osservazioni sulla rete e l'irretimento di Lorenzo De Carli
Uno dei fattori che ha contribuito a far crescere in maniera esponenziale negli ultimi tre anni Internet e' stato l'uso di programmi come Mosaic e Netscape, i quali hanno messo gli utenti nelle condizioni di leggere le informazioni distribuite sulla rete come fossero un ipertesto, una serie cioe' di testi consultabili senza soluzione di continuita'. In ogni sito della rete, sia che si prenda in esame il contenuto di un particolare server, sia che si prenda in esame una particolare area di sapere, il principio di accesso all'informazione mediante browser e' lo stesso, ed e' tale che si passa da testo a testo mediante la sollecitazione col mouse delle parole marcate con una sottolineatura indicante un ancoraggio ad un altro testo. Il testo e l'ipertesto L'ipertestualita' e' una relazione intertestuale che si stabilisce tra un testo B (ipertestuale) e un testo A (ipotestuale) tale, che il testo B si aggancia al testo precedente A - in un modo, tra l'altro, che non rende nient'affatto inadeguata la metafora dell'«ancoraggio» usata quando si scrivono dei documenti HTML. Quello che vien stabilendosi non e' un rapporto subalterno tra testi di importanza diversa, bensì un rapporto di derivazione non dissimile dal rapporto ipertestuale che si stabilisce tra la le pagine della Poetica di Aristotele in cui si parla dell'Edipo Re, e l'opera di Sofocle (tanto per citare l'esempio fatto da G. Genette in Palimpsestes). Se pero' questo paragone e' vero, allora cio' significa che l'ipertesto notoci attraverso l'uso del computer non e' affatto un'acquisizione recente, non e' una modalita' di produrre e acquisire informazione peculiare all'informatica, ma si tratta invece di un modo di scrivere e di leggere gia' noti, di cui si faceva esperienza ancor prima dell'invenzione del computer. La differenza sta nel fatto che, finora, l'ipertestualita' era un fatto mentale, una relazione testuale che si compiva nell'atto della lettura, nell'ordine delle associazioni del lettore, mentre oggi e' possibile renderla evidente in un testo che, come il WWW, segnala con chiarezza la presenza degli agganci testuali, delle relazioni tra testo e testo. Ogni testo, dunque, e' sempre stato virtualmente un ipertesto; stava pero' alle competenze del lettore, alla qualita' della sua personale enciclopedia, istituire le giuste relazioni ipertestuali tra i testi che leggeva, così da realizzare nell'esperienza cognitiva cio' che era latente nel testo cartaceo. Testo e tessuto E' curioso che si sia pensato a consultare le informazioni disponibili su Internet come fossero parte di un solo, grande ipertesto nello stesso momento in cui si e' metaforizzata Internet come una grande ragnatela, una rete in grado di unire una miriade di nodi disseminati su tutto il mondo. Ed e' curioso perché nella parola stessa «testo» (testo viene dal latino textus) e' presente l'idea di «tessuto»; tanto che i retori antichi parlavano di trama e ordito di una narrazione, così come di tela per l'insieme di un ragionamento o di un racconto. L'elaborazione di un testo - che in una prospettiva semiotica puo' essere un enunciato orale, un enunciato scritto, oppure un'immagine, un filmato, un suono: purché abbia un'unita' minima di senso decodificabile - e' quindi sempre stato pensato come lavoro di tessitura, un contessere segni per fare emergere significati. E il World Wide Web appare come un macrotesto, un enorme tessuto di discorsi che avvolge l'intero pianeta; una rete di testi unita da collegamenti ipertestuali. Il mondo come libro La concezione del mondo come una sorta di macrotesto, come un estesissimo tessuto da leggere non e' affatto nuova, poiché nel medioevo si vedeva appunto il mondo e l'universo intero come un grande libro, un grande testo di cui occorreva decifrare il senso per intendere le leggi ultime. Si trattava di una visione del cosmo profondamente unitaria, che stabiliva relazioni precise tra cosa e cosa, tra evento ed evento, sicura della segreta interdipendenza di tutto con tutto. Tuttavia quest'idea del mondo come libro, come testo e' anche un'idea moderna, che troviamo per esempio nella semiotica, e in particolare quella dei russi Jurij Lotman e Boris Uspenskij, per i quali il mondo e' come un grande testo, e la semiosfera e' l'ordine testuale degli eventi umani. Per un verso, quindi, il World Wide Web sembra essere una proiezione del mondo medievale, per l'altro verso e' invece l'espressione concreta dell'idea semiotica di mondo come testo. Lo schermo proteiforme L'ipertesto così come ci viene offerto dal World Wide Web da un canto - quindi - fa emergere alla coscienza di tutti la natura «tessile» di ogni testo, dall'altro tende a distendersi sul mondo in modo tale da trasformalo in libro, in grande testo. Cio' che ha consentito all'ipertesto del World Wide Web di realizzare un principio di intertestualita', che e' da sempre stato implicito nei testi cartacei ma che il medium della carta non consentiva di realizzare se non nella sfera cognitiva di lettori dotati delle competenze adatte per stabilire le corrette relazioni tra testo e testo, e' stata la peculiare natura dei computer. Se infatti ogni testo e' sempre stato ipertestuale perché non ce n'e' mai stato uno che non fosse collegato ad altri in virtu' di citazioni, riferimenti, commenti, dimostrazioni, illustrazioni, ecc. tuttavia il medium della carta - medium statico - non ha mai potuto documentare tangibilmente l'ipertestualita', poiché la relazione tra il testo A al testo B avveniva solo nella mente del lettore. La velocita' e la versatilita' del computer, rendendo possibile un fulmineo avvicendarsi di testi sullo schermo, hanno permesso di oggettivare l'avvicendarsi di associazioni mentali che finora si compivano solo nella mente del. In sé non c'e' nulla di nuovo nel fatto che, facendo clic col mouse sulla parola «Gioconda», si veda sullo schermo apparire l'opera di Leonardo: cio' e' sempre accaduto nella mente di chi associava alla parola «Gioconda» il quadro di Leonardo. Tuttavia solo ora che il mezzo di trasmissione e' veloce e uniforme e' possibile oggettivare il rapido passaggio dall'uno altro. La multimedialita' Se l'ipertestualita' e' stata un fattore determinante per lo sviluppo di Internet, solo in parte - finora - lo e' stata la multimedialita', la possibilita' cioe' di ottenere informazioni da piu' di un medium: la parola scritta, l'immagine immobile, le immagini in movimento, il suono. Suoni, immagini e parole (orali o scritte), quando provvisti di senso, sono tutti testi, e la multimedialita' e' la concertazione di testi veicolati da mezzi diversi. Siccome, pero', si tratta di testi che - in termini di bit - veicolano informazioni di quantita' molto diversa, salvo un rapido potenziamento nelle linee di trasmissione che costituiscono Internet, non potremmo per ora ottenere tutti questi testi con la medesima velocita', come invece accade quando consultiamo un CD-Rom. Ancora a lungo, quindi, Internet sara' un enorme ipertesto sì, ma dove la varieta' dei testi circolera' con gradi variabili di velocita', al punto che ancora per qualche anno i media piu' diffusi continueranno ad essere il testo scritto e le immagini. Leggere l'ipertesto Web Detto che il Web ha reso manifesta a tutti la natura tessile di ogni testo, e soggiunto che non c'e' nulla di nuovo nell'ipertesto, né dal punto di vista strettamente testuale, né da quello della recezione, occorre soffermarsi su cosa accade quanto leggiamo un ipertesto mentre stiamo usando Mosaic o Netscape. Di soliti l'attenzione e' dapprima tutta attratta dalle prime immagini che prendono spazio sullo schermo, poi si sofferma sulle parole sottolineate, e solo in seguito si passa alle altre parole. Qualcosa di simile accade leggendo un quotidiano, dove l'occhio si lascia dapprima catturare dalle immagini, e poi s'indirizza verso i titoli, e solo in seguito va al testo, passando per i sottotitoli. La modalita' di lettura varia, evidentemente, in funzione nella velocita' di trasmissione dei vari testi, la quale e' subordinata alla velocita' del collegamento usato. Se si dispone di un collegamento lento, dapprima vedremo sullo schermo il testo scritto, mentre solo in un secondo tempo vedremo testi di altra natura, come per esempio le immagini. Per chi vuole riflettere sull'ipertesto del World Wide Web non e' affatto da trascurare l'effetto di lettura procrastinata che comporta un collegamento lento, giacché una cosa e' la possibilita' di avere subito davanti aglio occhi l'intera pagina ipertestuale così come e' stata creata, un'altra cosa e' vederla apparire poco per volta. Non si tratta di un mero problema di velocita', bensì di semiotica poiché la differenza tra le due condizioni di lettura e' una differenza testuale, dove da un canto abbiamo la possibilita' di leggere una pagina Web cogliendo subito l'equilibrio dei testi interagenti, dall'altro abbiamo una lettura rallentata che dilaziona nel tempo la capacita' di apprezzare l'equilibrio degli enunciati comunicati, col rischio di prestare attenzione a fatti marginali. Scrivere l'ipertesto Web Ma se la lettura dell'ipertesto Web e' una lettura che invita l'occhio a figgersi dapprima sulle immagini, poi sulle parole poste in evidenza con piu' forza, e quindi a cercare quelle che segnalano la presenza di una relazione ipertestuale, occorre che gli autori di ipertesti ne siano consapevoli. Nello stesso in modo in cui dovrebbero essere consapevoli dell'effetto che comporta una lettura dilazionata dovuta ad un collegamento lento. La distribuzione delle informazioni in una pagina Web non puo' infatti prescindere da queste contingenze, e chi conosce l'effetto della lettura dilazionata sapra' giovarsene, mettendo nelle prime righe della pagina Web le informazioni che vuole s'impongano con maggiore evidenza all'attenzione del lettore. Nello stesso modo, dovra' studiare con attenzione gli equilibri semantici perché se la tendenza del lettore e' quella di cercare i punti di fuga segnalati dalle marche ipertestuali, occorrera' che la densita' semantica vanga diluita nell'ordine della successione testuale, nel passaggio cioe' da testo a testo, e non sia tutta addensata nella prima pagina. Occorre cioe' rendersi conto che, dal punto di vista del lettore, l'ipertesto e' a tutti gli affetti un testo solo, il cui carattere unitario e' stabilito in funzione dell'unita' semantica di cio' che, navigando, il lettore va leggendo. Chi scrive deve dunque sapersi immaginare il percorso ipertestuale come un'interazione di testi dal quale emergera' un testo unitario. La lettura ipertestuale e' una lettura sincopata, che balza da testo a testo, una lettura di fatto discreta ma che nella mente del lettore produrra' un testo continuo determinato dalla continuita' del senso appreso. L'unita' e l'argomentazione La qualita' discreta, discontinua, della lettura ipertestuale - di cui possiamo fare esperienza navigando in Internet oppure consultando una buona enciclopedia multimediale - mette pero' in evidenza gli aspetti piu' inquietanti di questo tipo di comunicazione poiché, se e' vero che ogni testo e' sempre stato ipertesto poiché ogni lettore, giovandosi della propria personale enciclopedia, stabiliva tra sé e sé i rapporti intratestuali che i testi letti evocavano, nondimeno egli aveva davanti a sé un testo provvisto di caratteristiche tali che ne facevano un oggetto unitario. Un oggetto unitario (un romanzo, una poesia, un saggio) richiede una costruzione dotata di leggi compositive tali, da fare in modo che ogni parte possa stabilire una coerente relazione di senso con ogni altra. Se nei testi poetici cio' comporta il fatto che le parole tendono a parlarsi, nei testi saggistici cio' comporta il fatto che sia la cosiddetta argomentazione a determinare l'unita' dell'opera. L'argomentazione stabilisce le relazioni logiche tra le diverse parti dei testi, relazioni che potranno essere degli snodi logici chiaramente espressi, oppure meri salti semantici che trovano giustificazione logica nell'unita' dell'opera. In un testo ipertestuale cio' non e' possibile, poiché non ci sono rapporti di subordinazione, ma solo di derivazione. Non e' possibile argomentare con un ipertesto, se non si vuole relegare nell'ordine delle mere appendici le relazioni ipertestuali suggerite. Choc distribuiti Un ipertesto per sua natura si sviluppa sul piano, in sequenze paratattiche - non puo' svilupparsi con subordinate, incisi, relative, e in una sequenza di enunciati ipotattici. La costruzione testuale per apposizione e non per subordinazione ha degli effetti anche sulla temporalita' degli ipertesti: siccome enunciati posti in relazione gerarchica, argomentativa, richiedono una vasta unita' temporale in cui possa svilupparsi la relazione stessa, appare evidente come l'ipertesto tende a rompere le unita' di tempo troppo estese, per sostituirle con sequenze temporali molto brevi in cui si consuma il contenuto semantico di ciascun elemento della serie di testi stabilita dai collegamenti ipertestuali. Detta sbrigativamente, l'ipertesto porta l'esperienza dello choc (che secondo W. Benjamin caratterizza l'esperienza moderna) nell'atto stesso della lettura, distribuendo lungo l'ipertesto quelle medesime emozioni che vorrebbe svegliare il linguaggio pubblicitario. L'ipertesto, allora, e' l'oggettivazione del linguaggio pubblicitario interiorizzato fino al punto da far saltare le unita' di tempo minime perché possa stabilirsi una relazione di senso tra enunciati. Così come la pubblicita' e' una sequela di choc senza relazioni reciproche, l'ipertesto e' una sequela anch'essa di testi il cui senso complessivo e' ridotto allo choc parziale che ciascuno di essi e' in grado di produrre. L'inganno dello spazio E' curioso che si guardi al World Wide Web come a uno spazio, ad un luogo che si estende la' fuori. Così come la metafora delle autostrade dell'informazione, e' probabile che anche quest'idea di spazio sia sorta perché particolarmente adatta all'immaginario americano - dove il termine «frontier» possiede connotazioni totalmente estranee al nostro «frontiera». Tuttavia, l'esperienza sorprendente di chi usa Internet e' quella dell'annullamento di ogni idea di spazio. Non c'e' alcun segnale che indichi qualcosa che possa essere paragonato allo spazio. Si ha una vaga idea di spostarsi da Londra a New York, da Milano a Tokyo, ma cio' che vediamo sullo schermo e' a tal punto omogeneo e uniforme che proprio nulla suggerisce l'impressione di essere in uno spazio quale che sia. La constatazione che il cyberspazio coincide esattamente con la superficie dello schermo con cui si lavora e' tanto piu' rilevatrice dell'inganno che l'immaginario collettivo continua a perpetuare, quanto piu' ci si accorge che neppure la natura ipertestuale di Internet e' tale da far percepire in termini spaziali il rapporto tra i testi poiché essi non sono sovrapposti (come accade di vedere leggendo un CD-Rom) ma uno successivo all'altro. Alla soppressione dell'unita' minima di tempo necessaria perché possa stabilire una relazione argomentativa tra la serie degli ipertesti sembra così fare da pendant la soppressone dello spazio geografico in cui i testi sono distribuiti. E Internet diventa così il luogo nel non-tempo e nel non-spazio. L'irretimento, l'identico e l'ipnosi La soppressione dello spazio e del tempo, unita alla omogeneita' che contraddistingue la comunicazione veicolata dal Word Wide Web, sembra sopprimere le differenze. Il nostro mondo, che solo con la fatica di opporsi alla visione dominante, appare per quello che e', vale a dire un multiversum, un luogo dove abitano genti che vivono temporalita' diverse ed hanno dello stesso spazio rappresentazioni molto diverse, diventa un orizzonte omogeneo dove di assiste alla ripetizione dell'identico. E si ha come la sensazione che la rete irretisca, e che nelle su maglie piu' che un flusso di bit scorra un ipnotico tam tam.
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